Helmut Newton: la pelle nuda dell’arte nell’obiettivo

Alessandra Nepa

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Sarebbe stata una notte come tante se Helmut Newton non avesse avuto quell’occhio talentuoso e votato alla bellezza che solo un vero fotografo ha il dono di possedere. Questa storia d’arte inizia di notte, a Berlino, proprio nel momento in cui Helmut, troppo bambino per imparare a toccare, ma abbastanza grande per essere sorpreso dal potere della pelle nuda, osserva la sua balia prepararsi per uscire.

Indossa un paio di mutandine ed è seduta di fronte allo specchio. Questa è stata la prima volta che ho visto o che ricordo di aver visto, una donna seminuda seduta di fronte a uno specchio”.

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Lo ricorda bene Newton, se lo ricorda ancora dopo tanti, tantissimi anni e quella stessa immagine gli si spoglia davanti ogni volta, in ogni scatto per soddisfare i suoi tormenti di artista e il bisogno di presentarsi nudi di fronte all’arte. Amava concentrarsi sui suoi lati oscuri e vomitare i paradossi convenzionali di quella stessa umanità nata per peccare e mentire e nascondere il desiderio inconscio e implacabile di toccare la bellezza con le dita, con gli occhi, con la mente, con tutto quello che abbiamo.

Donne senza pudore, colte nel candore della sensualità, libere di muovere i loro corpi, quasi bionici e senz’anima, dentro luoghi comuni: parchi, camera d’albergo con letti sfatti, ville e studi fotografici. Una femminilità, insaporita dalla patina di bianco e nero e impreziosita da quei capi che servono a sedurre. Mai serve, mai schiave di occhi maschili, di sguardi bigotti, ma padrone di ogni singolo movimento, delle proprie curve pregiate e dell’occhio del voyeur e del fotografo.

newton-154Helmut Newton non risparmia niente al suo obiettivo: scene di delitti, donne seminude che impugnano armi da taglio, a terra su pavimenti insanguinati, modelle costrette in lacci e busti di pelle nera. Non ha paura di cadere nella volgarità, di scioccare, di stroncare i pregiudizi e le banalità. Newton vuole rischiare e portarci nel suo mondo “nudo e crudo” in cui è impossibile non voler perdersi per qualche istante e cercare, tra i volti delle modelle, quel qualcosa di speciale a attrattivo della sua balia.

Numerosi i riferimenti all’arte spagnola di metà Settecento, rappresentata da Francisco Goya con la sua Maja Desnuda e alla venere di Man Ray a cui allude in Tied Up Torso.

La vita ci regala grandi possibilità e ci da gli occhi per vedere il mondo, ma soprattutto, per ascoltare l’arte. La magia noir di Helmut Newton aspetta i nostri sguardi adesso, in un importante mostra, che finirà il 7 agosto, alla Casa dei Tre Oci di Venezia. Curata da Matthias Harder e Denis Curti, voluta fortemente da Jane Newton, vedova del fotografo, la mostra offre 200 scatti, pronti a raccontare le tre raccolte più celebri dell’artista: White Woman del 1976, Sleepless Nights del 1978 e Big Nudes del 1981. Un’occasione unica, sullo sfondo di un’inguaribile Venezia romantica, per servire il piacere degli occhi e sentirci, anche noi, nudi di fronte ad uno specchio, qualunque sia il vetro in cui vogliamo rifletterci e il modo in cui vogliamo guardarci.

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