Manifesta superiorità: può questo Federer tornare n.1 al mondo?

In SPORT by Mattia MusioLeave a Comment

Lo svizzero vince l’ottavo titolo a Wimbledon con un solo obiettivo: tornare ad essere il n.1 a 36 anni.

“Il tennis sa essere crudele, fa male perdere una finale così ma devi essere orgoglioso del tuo torneo”

Roger Federer fa i complimenti ad un Cilic scosso, che si stringe al vassoio argentato di consolazione. Il croato è arrivato più volte alle lacrime durante la partita e nella premiazione.

L’epilogo della finale del terzo Slam dell’anno ha un sapore agrodolce per tutti, svizzero compreso: sperava sicuramente in un match più combattuto, che avrebbe fatto da cornice perfetta all’ennesimo trionfo. Quella di oggi invece è stata probabilmente la finale Slam meno combattuta della storia, complici un Federer ben tirato a lucido per l’appuntamento con la leggenda e, sopratutto, un Marin Cilic con un problema al piede e in evidente difficoltà con la tenuta psicologica del match, con addirittura un pianto sullo 0-3 del secondo set.

Una partita fantasma, quasi mai lottata, quasi mai giocata, 6-3 6-1 6-4 il totale a favore dell’elvetico, che ha approfittato di un Cilic bloccato fisicamente e mentalmente, falloso e scoraggiato in ogni set, sconfitto in meno di due ore.

Cilic in lacrime durante il secondo set.

Federer aggiorna i propri record dunque, e allunga la sua leggenda diventando il più vincente sull’erba inglese, con 8 titoli, cinque anni dopo l’ultimo (2012, in finale contro Murray) e ben 14 anni dopo il primo, nel lontano 2003 contro Philippoussis. Ciliegina sulla torta: vince lo slam di Church Road senza perdere un set in tutto il torneo, impresa compiuta per l’ultima volta da Borg nel 1976.

Lo svizzero, che a inizio stagione sembrava prossimo al ritiro causa dolori vari (tra cui i recenti problemi alle gambe e i sempre più frequenti alla schiena) raggiunge così il 19° titolo Slam. Da domani scavalcherà Novak Djokovic al 3° posto della classifica ATP con 6545 punti, piazzandosi immediatamente dopo Nadal, 2° con 7465 e al numero uno Andy Murray, primo con 7750 punti.

Quello a cui stiamo assistendo in questa stagione tennistica è probabilmente il più inaspettato ‘comeback’ della storia recente di questo sport, con l’ormai prossimo 36enne di Basilea (8 agosto 1981) che continua ad alternare mesi di riposo a mesi di attività vincente, confermandosi secondo nella race ATP 2017.

E proprio questo alternare relax e attività sembra essere il suo segreto, come confessa durante la premiazione della coppa dorata, continuando a metter luce su una stagione tennistica che col tempo sta diventando forse troppo corrosiva, come dimostra anche il dramma Djokovic, che da ex-uomo di gomma ha confessato di pensare ad un periodo di pausa da uno sport che ora più che mai chiede energie extra per restare al top.

Anche in questo Wimbledon le sorprese non sono mancate: inizialmente sorteggiato in quello che sembrava un tabellone proibitivo, Federer ha giocato alzando ulteriormente l’asticella, battendo uno dopo l’altro tennisti dal servizio forte e amanti degli scambi rapidi (Dimitrov, Raonic, Berdych) e sopratutto restando in forma nonostante il raffreddore preso durante il torneo, con lo svizzero costretto ai fazzolettini sul naso ad ogni cambio campo.

Tutte le insidie che minacciava il tabellone sono cadute strada facendo, lasciando a Federer una inaspettata ed insperata strada libera verso la finale di oggi, vinta contro il croato Cilic.

Nonostante una corsa meno scattante e reattiva degli ultimi Australian Open, il fuoriclasse elvetico ha saputo puntare tutte le sue fiches sul caro schema servizio-dritto, non tirandosi indietro però anche nei vari scambi prolungati durante il torneo (perla assoluta la partita contro Dimitrov, quasi sbeffeggiato dai tocchi del maestro) ribadendo l’eccezionale lavoro di metamorfosi per ogni superficie ed avversario attuato insieme al coach Ljubičić, sapiente consigliere di un Federer 2.0, capace di fermarsi a ricaricare le batterie quando richiesto dal fisico ormai usurato.

Federer in recupero col rovescio

La domanda ora è: può questo Federer tornare n.1 al mondo?

Probabilmente l’avessimo chiesto a inizio stagione ci avrebbero riso in faccia, o giusto due settimane fa, sarebbe stato comunque incredibile.

Ora, dopo l’ennesima vittoria nel suo torneo preferito, Federer è a poco più di 1000 punti dal gradino più alto del podio, complice una stagione di alti e bassi dei FabFour, di cui il maestro sta approfittando alla grande. Alle porte c’è la stagione sul cemento americano, con cui Federer ha sempre avuto un buon feeling, che culminerà nello Us Open, già vinto 5 volte dallo svizzero (l’ultima nel 2008 contro Murray).

Ormai riconosciuto con pochi dubbi come tennista più forte della storia e tra i migliori sportivi di ogni epoca, Federer punta alla posizione occupata per oltre 300 settimane (record) e al suo 20esimo titolo Slam.

Siamo pronti a veder realizzato l’irrealizzabile.

About the Author

Mattia Musio

Laureando in mediazione linguistica alla UniCa. Amante del cinema, del tennis e del calcio.

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