“Destri” non è solo una canzone, ma un manifesto di non amore

“Non è colpa mia” si leggeva sui manifesti che tappezzavano i muri delle città di Roma e Milano in queste settimane.

Tutti a chiedersi cosa significassero, se fosse una trovata pubblicitaria o l’ennesima annunciazione di apertura di un locale.

Invece no, nulla di tutto questo. Si trattava di Flavio Pardini, in arte Gazzelle, che scopiazzando un’idea già usata da Coez e da altri, si faceva presente nella routine frenetica sottoforma di manifesto per poi insediarsi dal 25 settembre nelle nostre orecchie.

 “Destri” è la nuova canzone del cantautore romano che allo scoccare della mezzanotte tra il 24 e il 25 settembre è stata rilasciata ovunque e a distanza di 24h ha raggiunto il milione di stream su Spotify.

Della poetica, delle note e della cifra stilistica di Gazzelle se ne sentiva la mancanza, tanto che lo stesso da settimane sui suoi social giocava sulla data del ritorno, sui versi della nuova canzone e sull’assenza che era diventata presenza.

È pure vero che, durante il lockdown, Gazzelle ha pubblicato il singolo “Ora che ti guardo bene” con il quale ha fatto beneficenza, e che, in seguito, ha cantato con gli Zero Assoluto in “Fuori noi”, ma era oramai forte la necessità di sentire qualcosa di nuovo che introducesse il suo pubblico all’inizio del suo terzo progetto discografico.

Com’è “Destri”?

Il nuovo singolo, rilasciato sempre per Maciste Dischi, è una ballad triste e confusa. Al centro un sentimento al capolinea o forse ancora no e Gazzelle che fa i conti con i suoi pensieri per finire con l’ammettere che in ogni addio nessuno ha colpe ma certi amori si consumano e svaniscono.

Singolare la scelta del titolo perché solo dopo l’ascolto si scopre che Gazzelle si riferisce non tanto allo stare a destra o a sinistra ma ai pugni che si sganciano notoriamente col destro. Nella canzone, i “destri” tirati al muro sono tanti. Più di dieci a volerli contare.

È una canzone che ha in sé dell’amaro e della confusione che vengono spiegate su un arrangiamento sperimentale e per niente banale.

Inoltre, solo pochissimi (cioè i fans della prima ora) si saranno potuti accorgere che Gazzelle nella canzone ha inserito un richiamo ad una sua già precendente canzone. Veniamo al dunque.

In “NMRPM” cantava “Non mi ricordi più il mare…”, in “Destri” inserisce intona “Te l’ho già detto una volta, mi ricordavi il mare…”. Gazzelle cita Gazzelle e l’idea seppur meramente poetica è azzeccata ed è come se il cerchio su questa storia andasse a chiudersi.

Non meno importante la copertina scelta per questo singolo. Su uno sfondo arancione e bianco elettrico vi è un gatto nero arrabbiato e la scritta di “Destri” in un verde chiaro quasi fluo.

Agli esordi Gazzelle è stato etichettato come l’ennesimo cantante di una generazione di musicisti italiani indie. Col tempo, però, si è compreso quanto fosse riduttivo incasellare la musica di Gazzelle in un genere.

Gazzelle, infatti, è uscito fuori da ogni logica di contenitori e classificazioni e canzone dopo canzone ha costruito attorno a sé l’idea di essere un cantante e un autore i cui brani a distanza di anni potranno essere ricordati e cantati ancora. Non solo. Si è guadagnato la stima e il rispetto di cantanti come Luca Carboni, J Ax e Marco Mengoni per i quali ha scritto.

Insomma, Gazzelle non è un cantante indie ma il presente della musica italiana.

“Destri” anticipa l’uscita del terzo album sul quale lo stesso Gazzelle non fa mistero di star lavorando e ci riconsegna il nostro Gazzelle quotidiano.

Buon ascolto!



Sandy Sciuto