Da D’Annunzio ai sex toys: come siamo caduti in basso!

Forse il primo romanzo erotico della letteratura italiana, “Il piacere” di Gabriele D’Annunzio (1889), autore fin troppo osteggiato perché non lo si conosce abbastanza, trasporta il lettore in un’atmosfera diafana, come la parola più impiegata qui dall’autore.

D'Annunzio
Wikipedia.org

Diafano erotismo, diafano amore, diafana sensazione, diafana esistenza: tutto in trasparenza scuote i sensi, persino le parole, e si viene travolti da quel senso d’immaginazione che non è vero Amore, ma Passione.

Tante le volte in cui il protagonista e le sue donne godono, da soli o insieme, cosicché si può dire che D’Annunzio sia stato il primo a cogliere i benefici della masturbazione e del sano erotismo, e a trasmetterli in una maniera a dir poco sublimata.

D'Annunzio
Zeta Vision

È chiaro che occorre possedere un’ottima conoscenza delle arti per stare al passo di una mente così brillante amante della Bellezza, ma se si chiudono gli occhi e si è travolti dagli infiniti dettagli e “verba” che giocano tra incastri e forze sensoriali, si può cogliere molto di più il senso della Passione, che se si guarda “Cinquanta sfumature di grigio” o “365 giorni” in un qualsiasi schermo.

Sarebbe inesatto, così come ipocrita per l’impiego di sex toys, negare che i sensi non siano scossi in questi casi, per non dire altro.

Tuttavia, nella sceneggiatura barcollante del primo ed in quella inesistente del secondo film, cogliamo un senso di smarrimento che, paradossalmente, è tale anche dopo l’uso di oggetti per autoerotismo: quel vuoto che non resta, invece, dopo la lettura de “Il piacere”.

365 giorni
Intrattenimento.eu

Opera d’arte totale che rimane dentro, e ci induce a rendere poetico ogni bell’attimo della nostra vita, quale possa essere anche l’onanismo. Perché l’autoerotismo è anche fantasia, sogno, e in pellicole più “porno” che “erotiche” dove è tutto lì, o sfruttando oggetti di puro godimento, ma senza vero piacere, risulta chiaro che è mancata la cosa più eccitante dell’esistenza: la fantasia.

Cinquanta sfumature di grigio
Rivoluzione Romantica

“Bisogna fare la propria vita, come si fa un’opera d’arte”, v’è qui scritto, e lo stesso lo possiamo dire d’una sega: siamo noi gli artefici, e D’Annunzio, con diafana poesia, ce lo rammenta.

D'Annunzio
Libreria antiquaria Pontremoli

Di seguito le riflessioni più profonde dell’intero romanzo, che dimostra anche quanto il suo autore avesse una profonda “conoscenza estetica” della storia dell’arte:

“Non tanto egli rimpiangeva i giorni felici quanto si doleva de’ giorni che ora passavano inutilmente per la felicità.”

“La ragione del suo potere stava in questo: che, nell’arte d’amare, egli non aveva ripugnanza ad alcuna finzione, ad alcuna falsità, ad alcuna menzogna.”

“Chi non ha veduto accendersi in un occhio limpido il fulgore della prima tenerezza non sa la più alta delle felicità umane.”

“L’Ideale avvelena ogni possesso imperfetto; e nell’amore ogni possesso è imperfetto e ingannevole, ogni piacere è misto di tristezza, ogni godimento è dimezzato, ogni gioia porta in sé un germe di sofferenza, ogni abbandono porta in sé un germe di dubbio.”

“La convalescenza è una purificazione e un rinascimento. Non mai il senso della vita è soave come dopo l’angoscia del male; e non mai l’anima umana più inclina alla bontà e alla fede come dopo aver guardato negli abissi della morte.”

“Egli voleva possedere non il corpo ma l’anima, di quella donna; e possedere l’anima intera, con tutte le tenerezze, con tutte le gioie, con tutti i timori, con tutte le angosce, con tutti i sogni, con tutta quanta insomma la vita dell’anima; e poter dire:- Io sono la vita della sua vita.”

Christian Liguori