Cosa ci dicono le parole?

Cosa ci dicono le parole? Spesso e volentieri quando sentiamo una bella canzone o vediamo qualcuno recitare, l’emozione ci nasce dentro ed è pronta a prorompere o in un copioso pianto o in un istintivo battere di mani. Ma in realtà cosa vogliono dire le parole che siamo abituati a sentire? Siamo abituati a dire che “amore” sia una bella parola insieme ad “amicizia”, “gioia” e molte altre ancora. Ma ci sono parole che hanno in sé un’origine semantica ben definita. L’etimologia di una parola può essere davvero sorprendente e spesso noi siamo all’oscuro di quello che realmente ogni singola parola significhi.

Propriamente, l’etimologia è la scienza che studia l’origine della parola, da cui poi il senso lato di semplice “origine”, “significato proprio” del termine. Una parola italiana (perché qui ci occuperemo prevalentemente di parole italiane) deriva, al 98% dei casi – un numero indefinito, giusto per far capire l’importanza del fenomeno -, dal latino o dal greco. Non pensate soltanto che queste lingue morte siano i vostri incubi quando al liceo vi davano la versione da tradurre. Se scaviamo nel significato profondo del nostro lessico italiano potremmo fare delle scoperte molto interessanti che non solo possono farci comprendere cosa realmente significhino alcune parole, ma possono anche farci capire le idee degli antichi riguardo all’amore, alla guerra, all’odio e all’amicizia!

Ma bando alle cince! Siete curiosi di scoprire che cosa si cela dietro le parole che ricorrono di frequente nel nostro vocabolario quotidiano? Scommettiamo che ci penserete due volte prima di scrivere una classica lettera d’amore o una lettera di dimissioni per il capo? Ecco qui qualche semplice, benché nozionistico, cenno sull’etimo di alcune parole di cui, probabilmente, ignoravate la reale origine.

Iniziamo dunque ad analizzare brevemente alcune parole che sono sempre sulla bocca di tutti. Per esempio: desiderio e i suoi derivati (desiderabile, desiderato, desiderare ecc…). Lo sapevate che il termine deriva dal latino siderum, ovvero “stella”? Il termine deriva dal lessico augurale della consultazione degli astri: letteralmente il verbo “desiderare” significa “smettere di guardare le stelle“, da cui poi il significato traslato di “sentire la necessità di ottenere la cosa per la quale si sono guardate le stelle” quindi il nostro desiderio.

Vi siete mai chiesti che cosa sia veramente un ministro? Non ci crederete mai ma l’origine della parola “ministero” (e derivati) è la stessa di “minestra”! Non è una bugia, ma per capire l’etimologia dobbiamo raffrontare la parola con il termine maestro, che ha origine affine. Propriamente, il “maestro” è “il migliore dei due” (il termine è il diretto derivato del latino magister, formato da magis-, ovvero “più”, e il prefisso -ter, che indica un confronto fra due). Per contro, il “ministero” (formato da minus-, ovvero “meno”, e il solito prefisso –ter) è l’aiutante, il servitore. Da qui poi il verbo latino “ministrare” che vuole dire “servire” che nell’italiano antico ha ottenuto lo specifico significato di “servire a tavola“. Da oggi prima di ordinare una minestra al ristorante ci penserete due volte?

Scommettiamo che ignorate pure l’etimologia del termine serpente? Questa volta dobbiamo scomodare il greco: infatti, il termine deriva dal greco “erpo” (traslitterazione greca di “serpeggiare”) che è il verbo che si riferisce al più comune e noto termine medico “herpes” che è l’infezione che “striscia sulla pelle”. Una curiosità: sapete chi è Herpo il Folle? Forse i collezionisti delle Cioccorane di Harry Potter hanno più dimestichezza in materia… Per chi non lo sapesse, Herpo il Folle è un mago dell’Antica Grecia, creatore del temutissimo basilisco del secondo film e del primo Horcrux, non a caso rettilofono, ovvero parlante della lingua dei serpenti. Impressionante vero?

Ma torniamo all’odiato latino. La parola sapiente ha una curiosa origine. Il latino distingueva bene colui che era doctus (chi è istruito, chi studia la doctrina, ovvero l’insegnamento scolastico) da colui che era sapiens. Da qui è evidente la derivazione del nostro più ovvio “sapere”, ma in realtà il verbo “sapio”, da cui “sapiens” ovvero sapiente (vedi anche homo sapiens), significa aver sapore, il che giustifica le parole italiane “sapido” (pieno di sapore) e “insipido” (poco saporito). Il sapiente è dunque “quello col sale nella zucca“, modo di dire che calza a pennello: colui che non ha studiato necessariamente per sapere le cose! Di certo i filosofi ricorderanno il motto kantiano: “Sapere aude!”, ovvero “Osa sapere!”.

Curiosa è l’etimologia del verbo italiano leggere. Può essere scontato che il verbo da cui derivi sia il latino legere. In realtà, il primo significato di “legere” non è “leggere”, bensì “cogliere“. I latini dunque credevano che la lettura fosse, letteralmente, l’atto di “cogliere le lettere con lo sguardo dalla pagina del libro“. Da questo verbo deriva poi la parola intelligente (da “intus legere” ovvero “cogliere – poi leggere – dentro”), quindi “che capisce”, “che legge nel profondo le cose”. Sempre dal latino “legere”, e per l’esattezza da “colligere“, deriva il verbo inglese “collect”, sinonimo di “pick up”, ovvero “raccogliere”, “tirare su”.

Finiamo questa disamina etimologica con la parola religione che, nell’accezione latina, designava il senso generale di “devozione” (non solo nei confronti degli dei, ma anche nei confronti degli amici con il significato di “sentimento”). Il termine può derivare dal precedente “legere” nel senso di “raccogliere insieme le credenze religiose” oppure dal verbo “ligare” nel senso di “essere legato da un rapporto sacro“. E’ infine curioso come i Romani, in ambito sacro, usavano la stessa terminologia per indicare gli eventi infausti e propizi. Secondo l’idea romana, entrare in contatto con il divino poteva avere due risultati: o essere contaminati e maledetti oppure contaminare l’armonia celeste. Ecco perché, infine, per i latini il “sacer” (sacro), che indicava uno stato immutabile e incorruttibile, era diverso dal “sanctus” (santo), che indicava il risultato di un’azione. Oltre al fatto che il termine “sacrilegio” significa propriamente “raccogliere le cose sacre”, da cui poi il significato di “profanazione“.

Vi siete annoiati? Oppure vi siete incuriositi? Pensavate che per conoscere le parole basta aprire un vocabolario? A quanto pare le parole dicono molto di più. Quali significati celano i vostri discorsi?



Andrea Colore