Adelbert Von Chamisso: lo scrittore senza ombra

Quanto è importante per noi la ricerca dell’approvazione altrui? Quanta parte di noi stessi e del nostro tempo sacrifichiamo cercando di ottenere un posto significativo all’interno di un qualsiasi contesto sociale? Chi siamo noi rispetto agli altri, ma soprattutto rispetto a noi stessi?

Queste sono domande importanti su cui l’uomo riflette da sempre, perché proprio in queste domande è contenuto il magico segreto dell’esistenza, la ragione per cui ogni essere umano è uguale solo a se stesso ed è infinitamente diverso dagli altri.

Parlare di questo è molto complicato: esistono interi manuali di psicologia comportamentale che esaminano la questione scientificamente. Esiste però qualcuno che, in un passato non troppo lontano, ha affrontato queste tematiche utilizzando la forma e lo stile di una favola.

Adelbert Von Chamisso, scrittore tedesco ma di origini francesi, nel 1814 scrive Storia straordinaria di Peter Schlemihl, piccolo libricino destinato a diventare un classico della letteratura tedesca dell’Ottocento.

La trama è molto semplice: Peter Schlemihl in uno dei suoi viaggi di affari incontra un gentiluomo misterioso, che si rivelerà ben presto un demonio forse troppo cortese, il quale gli propone un affare altrettanto oscuro, l’ombra di Peter in cambio di una borsa magica contenente infinite monete d’oro. Peter Schlemihl decide di rinunciare alla sua ombra, diventando così l’uomo più ricco del mondo. Ben presto però realizza una triste verità: inconsapevolmente egli ha sacrificato una parte molto importante di sé, la propria identità. La società in cui vive, infatti, non tollera l’uomo senza ombra, lo emargina, lo guarda con sospetto. Peter Schlemihl, costretto ad uscire soltanto nelle ore notturne per evitare lo scherno della popolazione, capisce di aver rovinato la propria vita irrimediabilmente, ma nonostante questo, nel momento in cui gli viene chiesto di rinunciare alla propria anima in cambio della restituzione dell’ombra, decide di fuggire. Peter Schlemihl finisce così la sua esistenza in completa solitudine, gira il mondo in lungo e in largo con gli stivali delle sette leghe ed evita ogni contatto umano dedicandosi con tutto se stesso agli studi di scienze naturali.

La storia di Peter si lega naturalmente a quella del suo autore: Chamisso, costretto ad allontanarsi dalla Francia a causa della Rivoluzione, non riuscì mai a radicarsi in Germania. Trascorse gran parte dei suoi anni sentendosi disorientato in ogni dove, quasi come un reietto. Proprio per questa ragione decise di intraprendere numerosi viaggi e avventure spettacolari, tra cui la circumnavigazione del globo organizzata dalla marina da guerra russa. Si dedicò inoltre agli studi naturalistici che lo resero uno dei botanici più famosi dell’Ottocento.

Dunque cosa rappresenta in realtà quest’ombra, elemento solo apparentemente inutile, ma così strettamente connesso all’esistenza umana? La patria, la propria identità, l’inconscio, o forse la parte più oscura e conturbante di ogni essere umano, quella che non può esistere senza la sua metà complementare, ovvero quella che ad ogni ora del giorno e della notte risplende di luce propria.

A questo punto la morale della favola, rimanendo fedeli alle parole di Chamisso, non può che essere questa:

“Se vuoi davvero vivere con gli uomini, impara a essere rispettoso in primo luogo della tua ombra, e poi del tuo denaro. Ma se, al contrario, vuoi vivere solo con te stesso, e magari con la parte migliore di te stesso, allora non ti serve proprio nessun consiglio.”

 



Roberta Latorre