Perchè si dice… “fare un ambaradam”? – #perchésidice

In #CulturalMente, #Focus by Andrea ColoreLeave a Comment

Quante volte vi sarà capitato di sentire per strada o fra amici alcune espressioni colloquiali di cui, forse, ignoravate l’esistenza? Ebbene, la nostra rubrica #perchésidice vi spiegherà la curiosa origine di alcuni modi di dire italiani.

Come primo assaggio della nostra capacità investigativa nella lingua italiana, vogliamo proporvi la curiosa origine della forma colloquiale “fare un ambaradan“. La frase di per sè vuole dire “fare baraonda”, “combinare disordini”.

Con molta probabilità l’espressione deriva da una guerra, svolta nel XX secolo fra italiani ed etiopi. Siamo alla fine degli anni ’30 e l’Italia fascista marcia alla conquista del territorio allora denominato Abissinia, retto dal Negus Hailé Selassié. La battaglia fra i due eserciti si svolse sul massiccio montuoso dell’Amba Aradam, nel nord dell’Etiopia al confine con l’Eritrea. Ancora oggi non sono ben chiare le dinamiche della guerra: c’è chi dice che le camice nere si allearono con delle tribù locali, altri invece sostengono che queste tribù fecero i voltagabbana, alleandosi ora coi fascisti ora con i conterranei. L’esito fu prevedibile: il generale Badoglio, attrezzato di tutto punto, con tanto di aeroplani, sterminò gli abissini.

896_3r010_896_1Sta di fatto, sviluppi certi o meno, che la guerra fu un massacro: la vittoria italiana portò all’uccisione di circa 20 000 etiopi grazie all’uso di gas tossici vietati dalla Società delle Nazioni. Al ritorno in patria, fu tale l’impatto nella coscienza dei militari italiani di questa guerra disordinata e confusionaria, combattuta fra due eserciti evidentemente sproporzionati fra loro, che il modo di dire “E’ un Amba Aradam” divenne di uso comune per indicare situazioni particolarmente confuse e caotiche. Oggi si tende a sostituire il nome proprio del massiccio con “Ambaradan” per semplice comodità di pronuncia.

Una sorte simile l’ha avuta anche l’espressione “fare un quarantotto“, forse oggi non usata come un tempo. L’espressione proverbiale si rifà infatti ai moti rivoluzionari scoppiati in tutta Europa nel 1848.

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Andrea Colore

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Nato a Milano nel 1996, dopo essersi diplomato al liceo scientifico di Cantù (CO), si iscrive al corso di laurea in lettere classiche presso l'Università degli Studi di Milano. Collabora da agosto 2015 con il sito "Social Up! Your daily lifestyle magazine". I suoi interessi spaziano in molti campi dello scibile e afferisce, all'occorrenza, a molte sezioni del sito. E' responsabile della sezione cultura.

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