Viaggia con noi nell’Età di Mezzo! Il pranzo di Natale di papi e imperatori

Andrea Colore

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Natale è ormai vicino: le strade sono tutte addobbate, i Babbi Natale popolano i negozi, valanghe di giocattoli e regali ormai non aspettano altro che essere scartati. Così era stato l’anno scorso, e l’anno scorso ancora e quello prima ancora e via discorrendo. C’è chi vede in tutto questo un’insopportabile monotonia, altri invece non aspettano altro che scartare regali, piccoli e grandi che siano. Ma se andiamo indietro nel tempo, quando esattamente tutto ha avuto origine? Come veniva festeggiato il Natale 1000 anni fa? Da cosa traggono origine le usanze e i tradizionali canti di Natale che oggi riempiono le strade e le chiese?

Certo è che nel Medioevo il Natale era percepito in maniera totalmente diversa: sicuramente era più sentito, più rispettato, più ricoperto di un intenso alone sacrale. Abbiamo già visto che l’incoronazione di Carlo Magno avvenne significativamente proprio il giorno di Natale, il che suggerisce il grande significato che questo giorno aveva, più di oggi, molto tempo fa.

Ma andiamo con ordine. Prima di tutto: il cosiddetto “anno 0” non esiste. Ovviamente Cristo non sarebbe nato nel (e dal) nulla, ma la natività del Signore è stato preso come punto di riferimento come data spartiacque con l’inizio dell’Era Volgare. Oggi non abbiamo idea – al di là dei dogmi teologici – di quando Gesù sia nato.

Natale, per quanto possa sembra assurdo, è strettamente legato al culto di Saturno presso i Romani, per il quale veniva svolta una festa con un tradizionale scambio di doni. Il cristianesimo si innesta perfettamente nel solco della cultura pagana, anche festeggiando Cristo come “Sol Invictus” (“il Sole invincibile”, come viene definito Gesù nel Libro di Malachia). Anche a Roma esisteva un “Natale”: con “Natalis” infatti i Romani indicavano la fondazione della loro città (il 21 aprile 753 a.C.), il loro “anno 0”, dal quale incominciavano a contare gli anni. Ma “Natalis”, nella tarda età imperiale, era anche la festività del Sole, introdotta dall’imperatore Elagabalo, ufficializzata poi dall’imperatore Aureliano con la data del 25 dicembre. Ovvio è che questa coincidenza non può passare inosservata agli occhi degli studiosi di storia antica, considerando il fatto che all’epoca di Aureliano il cristianesimo era ormai diffusissimo.

Fu insomma in questo modo che il cristianesimo diffuse il culto della natalità del Signore nei primi secoli della sua esistenza, anche in regioni molto lontane da Roma, come ad Alessandria, a Gerusalemme, ad Antiochia e Costantinopoli. A questo punto c’è chi può pensare: “Dove sono i panettoni? Dove sono i regali? Che ne è stato dei cenoni? E dei canti natalizi? Tutti che pregavano, che noia!“. Potremmo darvi torto? Ovviamente si: per quanto in verità il Medioevo svolse un ruolo di primaria importanza per la codificazione teologica del Natale, è però anche vero che è proprio al Medioevo che risalgono le tradizionali usanze, continuate fino ad oggi.

I SIMBOLI NATALIZI PER ECCELLENZA: ALBERO E PRESEPE

L’albero di Natale e il Presepe sono le icone del Natale.

L’albero ha origini antichissime. E’ di origine nordica e rimanderebbe alla decorazione degli “Alberi della vita” in onore del potente dio Odino, il cui albero sacro è proprio l’abete. L’abitudine di decorare gli alberi di Natale era frequente fra gli antichi Celti nel periodo del solstizio di inverno. In questi paesi, dove ci sono periodi dell’anno in cui il sole non sorge mai, i Vichinghi ritenevano che l’abete sempreverde avesse poteri magici per resiste al freddo pungente dell’inverno. Per questo veniva tagliato, portato in casa e dopo addobbato con luci e decorazioni. Quando la tradizione giunse in Europa, i Cristiani sostituirono l’albero con l’agrifoglio, che simboleggiava la corona di spine.

Nel Medioevo un cristiano non è tale se non vede Dio ovunque: è per questo infatti che, sebbene sia di origine pagana, l’albero di Natale è stato accolto nella tradizione cristiana come l’Albero ella vita del Paradiso Terrestre, da cui sarebbe derivato il legno della croce. Fu solo sotto il pontificato di Giovanni Paolo II che venne istituito in San Pietro l’albero di Natale.

Il primo presepe è attribuito a San Francesco d’Assisi che nel 1223 lo realizzò a Greccio, nell’attuale provincia di Rieti. Intento del santo era quello di riprodurre la Natività in ogni luogo. L’antefatto più immediato del Presepe di San Francesco sono le sacre rappresentazioni liturgiche, che nel Medioevo erano la manifestazione teatrale più importante e più diffusa.

IL BANCHETTO NATALIZIO: STORIA DI DOLCI FAMOSI

Il cibo era sempre presente a Natale, anche fra le famiglie meno abbienti, poiché il periodo di festa seguiva il tempo del raccolto e della macellazione della carne. Giusto per dare un’idea: si dice che il re inglese Giovanni Senza terra, nel 1213, allestì un banchetto che contava 24 barili di vino (di circa 200 litri ciascuno!), 200 teste di maiale, 1000 galline, 100 libbre di mandorle, 50 di pepe e 2 di zafferano e ben 10.000 anguille salate! A Natale si è tutti un po’ più buoni, lo sappiamo: già nel Medioevo i signorotti offrivano ai sudditi cibi speciali in occasione delle festività, come manzo con mostarda, pagnotte di pane tenero, formaggio e un’immancabile pinta di birra.

Ma quello che forse non tutti sanno è che antichissima è anche l’origine del pandoro e del panettone. Il primo sembra addirittura risalire all’Antica Roma (è Plinio il Giovane a informarci dell’esistenza di un fornaio che cucinava un “panis” con burro, olio e fiori di farina), passato poi a Venezia nel XIII secolo proprio con il nome “pane de oro“. La ricetta di oggi è però moderna, che rielabora la ricetta del “nadalin“, un tipico dolce veronese inventato alla corte veronese degli Scaligeri.

Il dolce meneghino per eccellenza ha invece un’origine tardo medievale. Due sono le vicende che, fra leggenda e realtà, si contendono l’origine del panettone: la prima è quella di Messer Ulivo degli Atellani, un falconiere che si fa assumere come garzone dal padre della sua amata per inventare una ricetta che avrebbe in seguito spopolato; l’altra storia – certo più carina – risalirebbe al ducato di Ludovico il Moro, in cui un distratto cuoco viene salvato da Toni per aver bruciato il dolce del cenone di Natale. Toni decide così di preparare un dolce in fretta e furia con quanto rimaneva nella dispensa, riscuotendo un grande successo. Da quel momento il “pan de Toni” sarebbe diventato il “panettone“.

MITI E TRADIZIONI FOLKLORICHE MEDIEVALI

In ultima analisi, non possiamo non considerare le origini dei personaggi simbolo del Natale. Primo fra tutti l’inimitabile Babbo Natale, sotto il cui manto rosso si cela la figura storica di San Nicola, vescovo di Myra, in Turchia, le cui reliquie sarebbero state poi trafugate e portate a Bari. Il folklore germanico riconduce invece Babbo Natale ad Odino. Sempre attraverso la consueta santificazione dei personaggi pagani, Odino sarebbe poi diventato San Nicola (ovvero in seguito Babbo Natale) e gli aiutanti della sua fabbrica di giocattoli (elfi e folletti), sarebbero dei residui tradizionali germanici. Nella tradizione islandese, i folletti lasciavano dei regali nelle scarpe dei bambini buoni che si premuravano di metterle sotto la finestra (come ancora oggi si è soliti fare fare il giorno della Befana). E questa usanze è molto più simile alla nostra Befana che a Babbo Natale: infatti la tradizione vuole che i folletti islandesi lasciano delle patate nelle scarpe dei bambini cattivi.

Già però a Roma Antica esisteva una tradizione simile: come sopra abbiamo detto, in occasione dei Saturnalia (in memoria del dio Saturno, il più importante dio italico, patrono dell’agricoltura e dei defunti) si scambiavano dei doni per celebrare l’abbondanza durante l’anno.

Non ci resta quindi che augurarvi buone feste! Un augurio che dura da più di 2000 anni!