US Open: la sedicesima, splendida perla dell’eterno Nadal

Il secondo Slam stagionale, il terzo US Open, il sedicesimo major di una carriera pazzesca. Nadal conclude con una vittoria netta e mai in discussione, un 2017 dai contorni straordinari: il 6-3 6-3 6-4 contro il sudafricano Kevin Anderson suggella un’annata fenomenale per il fuoriclasse maiorchino.

LA FINALE – Dopo la vittoria in semifinale con Del Potro, Nadal è arrivato alla finale di New York da strafavorito, con Anderson nell’annunciato ruolo di vittima sacrificale. Troppo evidente il divario tra uno dei migliori tennisti di sempre e un trentenne alla prima finale in carriera in uno dei quattro maggiori tornei del circuito. Fin dal primo set, il copione del match si è rivelato chiaro: il servizio del sudafricano – arma principale di Anderson, dall’alto dei suoi 203 centimetri – è stato efficacemente neutralizzato da Nadal con una posizione molto profonda in sede di risposta; neutralizzato il principale ostacolo della sfida e riuscendo a entrare nello scambio, Nadal ha poi avuto vita facile nel conquistare il primo set e i due successivi. Il risultato è eloquente: 6-3 6-3 6-4 e terzo trionfo agli US Open, con un Nadal che ha dato seguito a una seconda settimana in cui si è rivelato ingiocabile per tutti.

US OPEN – Usando un eufemismo, non è stato lo US Open più entusiasmante di sempre. Già dalle iniziali defezioni di Murray e Djokovic si poteva già intuire il leitmotiv del torneo. Nadal stesso ha avuto alcune difficoltà soltanto a inizio torneo, ma a partire dagli ottavi con Dolgopolov ha dimostrato di non avere rivali nella strada che portava alla finale di New York: solo Del Potro ha cercato di frapporsi tra il maiorchino e la conquista del titolo, in semifinale, senza riuscirsi. Ecco, proprio Del Potro ha costituito il principale motivo di interesse durante le due settimane: il ritorno ad alti livelli dell’argentino, in una carriera costellata di infortuni, ha infatti portato all’eliminazione nei quarti di finale di Roger Federer, e al negarci il piacere di poter assistere proprio all’eterna sfida tra Rafa e Roger, direttamente sul cemento.

Il mediocre spettacolo offerto dal torneo è stato replicato anche in chiave femminile. In assenza di nomi degni di nota nelle fasi finali del torneo, la finale è stato un affare tra Madison Keys e Sloane Stephens: anche qui una partita tendenzialmente deludente, vinta in realtà abbastanza a sorpresa dalla seconda. Non si è però nuovi ad una situazione del genere: più volte si è infatti giunti all’ultimo slam della stagione con il fiato generalmente corto e con diverse assenze pesanti, spesso dettate da infortuni e da una stagione che anche quest’anno si è rilevata densa e intensissima.

FEDERER E NADAL – Australian Open, Federer. Roland Garros, Nadal. Wimbledon, Federer. US Open, Nadal. Un’alternanza perfetta. Il 2017 del tennis ha il sapore di un ritorno all’antico, recita uno spartito che non può che far emozionare tutti gli appassionati di questo sport. Le due leggende in questione sono infatti tornate in auge, dopo anni di appannamento, quasi dimostrando di non saper accettare di porre fine alle loro vittorie, ai trofei e alle gioie che riescono a fornire su ogni superficie. Con il sedicesimo Slam Rafa si porta a -3 proprio da Re Roger. Ora la rivalità proseguirà nel finale di stagione: con 1860 punti di vantaggio nella classifica ATP, Nadal ha la concreta possibilità di chiudere l’anno da numero 1 al mondo.

Dopo il decimo, storico trionfo al Roland Garros – nessuno come lui sulla terra battuta -, continua il dominio di Rafa anche sul cemento nordamericano. Un dominio che si sposa con quello di Roger: un ritorno all’antico, in un 2017 leggendario da affidare all’eternità.



Andrea Codega