Spagna-Italia: una disfatta che complica la strada verso Russia 2018

Un 3-0 secco, potente, perentorio, che fa molto male. La debàcle italiana al Bernabeu lascerà sicuramente diversi strascichi nel progetto del c.t. Ventura verso Russia 2018: se è vero che l’ultima vittoria italiana in terra spagnola risale al lontanissimo 1949, è altrettanto vero che raramente abbiamo dimostrato così poca capacità di resistere e reagire come successo ieri sera, al netto della palese superiorità sfoggiata dalle Furie Rosse.

Un risultato – purtroppo – importante soprattutto in chiave Mondiale: siamo arrivati alla sfida di Madrid con gli stessi punti della Spagna nel girone che funge da anticamera di Russia 2018. Con questa sconfitta, il percorso verso il prossimo Mondiale si complica maledettamente: a meno di clamorosi e inaspettati ribaltoni nei tre turni mancanti, la Spagna sembra destinata al primo posto, mentre all’Italia spetterà il compito di difendere il secondo posto e conquistare più punti possibili per giungere in una posizione “comoda” ai playoff di novembre. Infatti, delle 14 europee che parteciperanno al Mondiale, quattro vi accederanno attraverso i playoff: gli accoppiamenti deriveranno dai punti di una classifica avulsa comprendente i risultati contro prima, terza, quarta e quinta del girone, ecco perché saranno vitali tre vittorie nelle rimanenti partite del girone. Inoltre, in virtù del ranking, arriveremmo al sorteggio in qualità di testa di serie: premesse rassicuranti che non possono però prescindere da grandi prestazioni nelle prossime partite.

SUPERIORITÀ – Tornando alla partita, si è rivelata manifesta la superiorità spagnola. Se il predominio tecnico era pressochè che scontato – da un lato Saùl, Asensio, Iniesta, Thiago, Isco e Silva che danno del tu al pallone, dall’altro “solo” Insigne e Verratti che si avvicinano alla qualità tecnica spagnola, quello tattico e soprattutto mentale sono stati una spiacevole sorpresa per gli Azzurri. Fin dal primo minuto, l’atteggiamento dei nostri è sembrato arrendevole, quasi di rassegnazione, a fronte di un centrocampo spagnolo che più passavano i minuti e più prendeva coscienza dei propri incredibili mezzi.

La scelta del falso nueve spagnolo, posizione dove si sono alternati Silva, Isco e Asensio, ha subito portato i suoi frutti: dominante il possesso palla spagnolo, con il duo Verratti – De Rossi impossibilitato a fare filtro in mezzo al campo. Il primo tempo si chiude sul 2-0 con due perle di Isco, a sancire una superiorità spagnola a tratti spezzata da rari sintomi di orgoglio azzurro: l’unica, grande occasione italiana è stato un colpo di testa di Belotti respinto da De Gea a metà primo tempo, imbeccato da Candreva, il migliore dei nostri. Il secondo tempo non ha cambiato il canovaccio, e anzi è servito soltanto ad arrotondare il risultato con il 3-0 di Morata e a ribadire l’immenso tasso tecnico della nazionale spagnola, che ha visto il ritorno in campo dello storico capocannoniere David Villa, convocato a sorpresa dal tecnico spagnolo  Lopetegui pur giocando in MLS.

ISCO – La palma di migliore in campo non può che essere del fuoriclasse assoluto del Real Madrid, Francisco Alarcòn. Due gol, un tunnel e un sombrero a Verratti – peggiore in campo il fenomeno del PSG, che deve ancora dimostrare tutto il suo talento in Nazionale -, e innumerevoli giocate da fenomeno. Un anno dopo, sembra paradossale la mancata convocazione del talento madridista a Euro 2016, che quest’anno si è preso definitivamente anche il Real Madrid, mandando in panchina Bale e “costringendo” Zidane – immaginiamo con piacere – a rispolverare nell’undici dei blancos quel ruolo di trequartista a lui tanto caro.

VENTURA – Se bisogna trovare un peggiore in questa fallimentare trasferta azzurra, questo non può che essere il c.t. Ventura. Verratti è sì stato il peggiore in campo, ma quasi tutte le colpe della nostra prestazione sono da imputare al commissario tecnico. Innanzitutto il modulo, il 4-2-4: così facendo, il centrocampo azzurro si è ritrovato in costante inferiorità numerica di fronte al reiterato possesso spagnolo, ed Insigne – miglior giocatore italiano del momento – è stato schierato fuori ruolo, spesso costretto a ripiegare da terzino. Sbagliata è sembrata anche la scelta di schierare dall’inizio Spinazzola: come può un giocatore che ha giocato la sua ultima partita ufficiale a fine maggio essere nella condizione di giocare titolare? Probabilmente delle soluzioni tattiche diverse non avrebbero evitato la sconfitta, ma un centrocampo più folto e scelte meno presuntuose e più accorte da parte di Ventura non avrebbero consegnato all’Italia una sconfitta così netta e perentoria. L’occasione per rialzarci si presenta fortunatamente subito: martedì si gioca Italia-Israele.



Andrea Codega