Soul è il capolavoro Pixar che sfiora le corde segrete dell’anima

Soul, uscito il 25 dicembre su Disney Plus, è il film d’animazione che aspettavamo per riscaldare le nostre giornate natalizie. Un cartone animato imperdibile, che conferma ancora una volta l’alto livello autoriale dello studio Pixar.

Si può dire che lo studio d’animazione abbia davvero giocato al raddoppio in questo difficile anno 2020 offrendoci due film davvero degni di nota. Dopo Onward, infatti, un ottimo road movie d’animazione, uscito quest’estate, in cui vengono riscoperti i legami affettivi; Soul chiude l’annata in bellezza. Si tratta di un capolavoro elegante, profondo, che con grande originalità visiva e con immediata capacità comunicativa riesce a parlarci di un tema alto e complesso come quello dell’anima.

Come suggerisce il titolo, infatti, Soul riflette con grazia,  su quella che nel cartone viene definita “la scintilla“: la pulsione, la fiamma che è in grado di animare un essere umano e spingerlo a “vivere” la sua vita e a compiere le sue scelte. Temi importanti, che potrebbero sembrare forzati per un film d’animazione, vengono affrontati con grande fluidità visiva, musicale e con un’ironia delicata, colta e autenticamente divertente, dalla geniale regia di Peter Docter, già autore di capolavori come Up e Inside Out. Siamo ai vertici del cinema d’animazione contemporaneo e ciò si percepisce fin da subito.

La trama racconta la storia di Joe Gardner, un pianista jazz, che pur avendo dedicato la vita intera alla musica, non è mai riuscito ad entrare in una band. Sulla quarantina, l’uomo è un insegnante delle scuole medie, mestiere che purtroppo non riesce a dargli le soddisfazioni che vorrebbe. All’improvviso, però, si apre per lui una porta inaspettata: la possibilità di suonare dal vivo con una famosa sassofonista, il sogno inseguito da tutta una vita.

Uno “spiacevole” imprevisto lo porterà, però,  in un’altra dimensione, ultra-terrena, l’ante mondo, il luogo metafisico in cui si trovano le anime non ancora nate… Non accettando minimamente di perdere l’occasione d’oro, Joe farà di tutto pur di ritornare sulla terra ed uscire dal limbo nel quale è capitato…

Scandito da note jazz, Soul adotta visivamente uno stile d’animazione “trasparente”,  attraverso tratti leggeri, non marcati e sagome cangianti e in divenire, soprattutto nel descrivere i “guardiani” dell’Ante mondo (Jerry e Terry), che è reso come una dimensione futuristica, quasi multimediale, il cui scopo è quello di formare le giovani anime dei nascituri.

Joe Gardner, che sfida il suo destino, si intrufola con perseveranza e cocciutaggine nelle dinamiche di questo mondo ordinato, dai contorni lineari dolci, ma dalle regole interne definite. Da ribelle, si trova legato ad una co-protagonista anche più testarda di lui,  l’anima 22,  che da millenni si rifiuta di nascere. Dal loro scoppiettante incontro nasce un divertente caos…

Sagace rivisitazione delle “storie natalizie” di seconde opportunità date agli esseri umani sulla terra, Soul è ovviamente molto di più questo. “L’essere o non essere” shakespeariano viene trasposto in forme agili, ironiche, creative: ne sono emblema i due protagonisti che di fatto riescono a comprendere se stessi soltanto estraniandosi e ponendosi nei panni di qualcun altro. Per farlo entrano ed escono da una soglia, una dimensione altra, contemplativa come l’Ante Mondo, in grado di dare loro profonde risposte.

Con efficacia visiva sorprendente Soul riesce a condensare la domanda cardine dell’esistenza umana: Che senso può assumere la vita di un essere umano? Quale scintilla è in grado di animarla e di non renderla vuota?

Con grande sottigliezza psicologica il cartone animato offre una riflessione sul rischio che tutti gli esseri umani corrono di trasformare  le proprie passioni (il jazz per il protagonista), le proprie doti, in ossessioni auto-opprimenti; come accade alle anime perdute che vivono sulle spiagge dell’Ante Mondo: anime chiuse in se stesse, non aperte agli altri e alla realtà che li circonda.

Allo stesso modo rende con grazia, ironia e bellezza l’estasi artistica che può essere raggiunta da chi investe a tal punto nelle proprie passioni, da immergersi completamente in esse, librandosi più in alto in una dimensione altra da quella terrestre, quella che alcuni chiamerebbero “il sublime“.

E’ così che Soul si interroga su quale sia l’equilibrio giusto da ricercare per l’uomo. Il cartone animato dialoga con la musica jazz e sfrutta quest’ultima, un’attività creativa, nonché una passione sfrenata e totalizzante, come metafora delle aspettative umane e della possibilità che esse non rimangano immutabili, ma mutino nel tempo.

Rifiutando il concetto di predestinazione, Soul, offre invece un messaggio di speranza propositiva. Il lungometraggio riflette indirettamente sul concetto stesso di desiderio: cos’è in fondo, nel cartone,  la cosi detta” scintilla” che permette alle anime di scendere sulla terra, se non il desiderio stesso di vivere e sperimentare?

Gli esseri umani non sono fatti solo per perseguire obiettivi, ma anche per sentire e godere della propria sensibilità e delle proprie emozioni: come a dire che il percorso non è affatto meno importante della destinazione, anzi, forse è fondamentale riscoprirlo.  Queste alcune riflessioni che scaturiscono dalla visione del film.

Con una leggerezza di stile e di forma invidiabili Peter Docter si spinge ad accarezzare con una pellicola d’animazione e con la musica jazz, le corde dell’anima, come se questa fosse un delicato e prezioso strumento, senza spiegoni filosofeggianti, ma con una saggia ironia e dei protagonisti fin da subito carismatici.

La sensazione complessiva è un po’ quella di lievitare come le “anime bambine” del film, in un salto speranzoso,  planando con leggerezza verso la terra. Un film sospeso, vitale ed energico, estremamente godibile sia per i bambini che per gli adulti. Non a caso è stato scelto per inaugurare Quindicesima edizione del Festival di Roma, con grande plauso di pubblico e critica. Tra i migliori film del 2020, è davvero imperdibile.



Francesco Bellia