Shirley MacLaine, un’adorabile commediante sentimentale

Vincenzo Filippo Bumbica

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È coraggiosa nel suo amore disperato Ginnie Moorehead, la trepida prostituta letteralmente cotta di Dave Hirsh, un disadattato scrittore interpretato da Frank Sinatra sullo sfondo amaro della tragica vicenda raccontata dal film ”Qualcuno verrà”.

Consapevole di un sentimento affatto condiviso dal suo amante improvvisato Jeff D. Sheldrake (il cinico Fred Mac Murray) ne raccatta i cocci per solitudine, speranzosa e sognatrice, Fran Kubelik la vivace e graziosa lift-girl del capolavoro di Billy Wilder, ”L’appartamento”, riuscendo pure a scampare a un tragico epilogo per merito del tenero Jack Lemmon: il paraninfo per necessità Ciccibello Baxter a cui donerà il suo cuore.

Frizzante e minuta donna di facili costumi e grande umanità, agghindata di verde e smagliante di ottimismo nel film ”Irma la dolce”, prima irretisce e affascina il candido Nestore, poi seduce e conquista il finto burbero Lord X, ancora lo stoico e motivato Jack Lemmon che nei due ruoli esprime candore, rigore e amore.

Nel rimpianto di quello che non ha avuto e che ha sempre desiderato, condiviso nella sostanza dalla sua amica nemica Emma (un’eccellente Anne Bancroft), la caustica Deedee usa contro di lei la figlia come terreno di scontro per un tempestoso colloquio finale che in: ”Due vite una svolta”, rivelerà vecchi e mal sopiti rancori.

Shirley MacLaine con le pregevoli interpretazioni di questi quattro personaggi, in apparenza leggeri ma nella sostanza profondi e intensi, ebbe nell’arco di quasi venti anni, dal 1958 al 1977, le rispettive nomination all’Oscar che poi avrebbe vinto paradossalmente e a scoppio ritardato con la spavalda personalizzazione di Aurora Greenaway nel lacrimoso ”Voglia di tenerezza”, a distanza di oltre quindici anni dall’ultima candidatura.

Quattro ritratti di donna  in un cocktail tra le sottili sfumature della commedia brillante e leggera, le intense pieghe dei fatti di costume e la realtà del dramma sentimentale a confermare la sua talentuosa versatilità come diceva Coco Chanel, uno dei suoi ultimi personaggi interpretati: “Se vuoi essere unica devi essere diversa”, pertanto Shirley MacLaine è stata e rimane ancora oggi, con la sua nuova attività di scrittrice, una donna unica e quindi diversa poiché capace di trasferire sullo schermo tutta la sua inimitabile essenza particolare: deliziosa e ruvida, sofisticata e diretta, coraggiosa e altruista. Capace dunque dei ruoli più diversi per via d’una completezza artistica fuori dal comune.

Nata a Richmond nel 1934, fin da bambina studiò danza e recitazione insieme al fratello minore (diventato poi Warren Beatty). A sedici anni quella ragazzina sbarazzina e anticonformista, caschetto di capelli rossi e occhi da gatta, debuttava a Broadway e fu li che quattro anni dopo, per un evento favorevole che di solito accompagna i predestinati, venne chiamata a sostituire Carol Haney, indiscussa star e protagonista del musical: ”The Pagjama Game”, vittima di un infortunio all’anca.

Ebbe un così tale successo personale da attirare l’attenzione del famoso produttore Hal Wallis e accettò di firmare un contratto con la Paramount Picture che anni dopo scioglierà per avere il pieno controllo della sua carriera, insofferente ai laccioli degli Studio System a riprova del suo spirito libero e indipendente.

Incominciò così fulminea la sua splendida carriera cinematografica con la prova del fuoco di un debutto in grande stile nel film del 1955: ”La congiura degli innocenti”, dove nei panni di una specie di vedova allegra viene diretta dall’affermato Alfred Hitchcock.

Passa dal ruolo della determinata e divertente Jennifer, a quello fresco e naif della giovane Bessie di ”Artisti e modelle” aggraziata figura femminile tra il macho Dean Martin e lo stralunato Jerry Lewis; diviene una convincente, esotica principessa innamorata dell’avventuroso David Niven in ” Il giro del mondo in ottanta giorni” e s’adegua al gioco prendendo le parti del risoluto Glenn Ford in ” La legge del più forte” del 1958.

Ormai affermata, forte della stima già guadagnata in precedenza, diventa grande amica dei membri del Rat Rack, l’esclusivo clan composto dai vari Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis jr e Peter Lawford, poiché pur provvista di una personalità spiccata risultando impertinente e birichina riesce lo stesso ad andare d’accordo in virtù di una consapevolezza di vita e ammiccante dolcezza con un contesto improntato al più esasperato maschilismo. E i film girati con il duro Frank e il canterino Dean in quel periodo ne sono l’evidente riprova.

Depurato da ogni scoria di levità, il film “Quelle due“ invece rappresenta l’eccezione alla regola. Nella parte di un’insegnante omosessuale calunniata, Shirley affiancata da un’impareggiabile Audrey Hepburn, la collega oggetto dei suoi oscuri desideri, sfodera lo strepitoso ritratto di una donna che deve convivere con un latente desiderio represso a stento.

“Ho visto la differenza tra lei e te e ho scelto te” e in sostanza non era quasi mai l’amata. Il ruolo tagliato apposta per lei in molti film, era quello della donna spiritosa, solare e sentimentale che deve diventare sofisticata, graffiante e scaltra per conquistare alla fine quello che merita.

Eccola, civettare con Gig Young e affascinare David Niven in: ” Tutte le ragazze lo sanno”; essere incontenibilmente femminile in ”Sette volte donna”; ingannare il duro Clint Eastwood facendosi credere una pia religiosa in ”Gli avvoltoi hanno fame“ del 1970.

Un western atipico in un ruolo particolare capostipite di un decennio, caratterizzato oltre al succitato” Due vite e una svolta”, dal surreale e grottesco ” Oltre il giardino” dove l’attrice, nelle vesti di una maldestra e superficiale First Lady, s’innamora dello strampalato giardiniere Chance, un candido figuro stilizzato con impeccabile maestria da un eccezionale Peter Sellers. Ormai più che quarantenne e impegnata in altri interessi chiude questo periodo di magra girando appena due film ”Desperate Characters” e ”Legami di sangue”.

Vitale e vispa più che mai l’inossidabile attrice, negli anni novanta si disegna addosso l’abito della matura ultracinquantenne alle prese con i problemi esistenziali nel rapporto con la figlia Meryl Streep in ” Cartoline dall’inferno”, affida qualche anno dopo ancora alla sfiorita Aurora del film “Conflitti del cuore”, un apparente congedo cinematografico che malgrado la leggera e inevitabile inflessione dovuta all’età, rimanda ancora per apparire più incisiva che mai nei panni della nonna equilibrata e affettuosa che riesce a riavvicinare le sue due nipoti (Cameron Diaz e Toni Collette) nel film “In Her Shoes” del 2005. E’ di questi giorni il suo ennesimo e improvviso rientro che assume un particolare significato con la sontuosa esibizione artistica di una dispotica ma alla fine simpatica vecchiaccia nel film: “Adorabile nemica”.

Shirley MacLaine è stata prima una donna vera e come tale scomoda e poi un’attrice epocale, una delle stelle più luminose del firmamento Hollywoodiano. “La donna che non riesce a rendere affascinanti i suoi errori, è solo una femmina” sentenziava Osca Wilde.

Appunto per questo, da gran donna abituata alle insidie nell’arte di vivere la vita, diventava solo una femmina speciale che recitava il suo svolgimento in bilico tra dolce levità e amaro sentimento.