Setta Macrobiotica di Mario Pianesi: adepti ridotti a larve umane

Setta macrobiotica:  così viene definita la comunità creata da Mario Pianesi, fondatore dell’Associazione Un Punto Macrobiotico (UPM), esteso in 15 regioni italiane con centri principali nelle Marche, Romagna, Abruzzo, Lombardia, la cui diffusione è stata favorita proprio dall’evolversi degli stili alimentari e dall’aumento di patologie oncologiche legate anche alle abitudini alimentari. Scopriamo perchè il guru della dieta macrobiotica risulta attualmente indagato per abusi e riduzione in schiavitù dei suoi adepti, al termine di una inchiesta durata ben cinque anni. Approfondimento su Altrarealta.com.

Mario Pianesi, albanese di nascita, classe 1944, ha fatto crescere un vero e proprio business del macrobiotico tra ristoranti, corsi formativi, punti vendita e diffusione informazioni a tema. Un apparente benefattore – ricercatore che afferma di guarire mali come il diabete attraverso il cibo, con la realizzazione di cinque diete Ma.Pi., acronimo tratto dalle sue iniziali, capaci a suo dire di prevenire o curare tutte le malattie croniche.

Il suo movimento contava circa 90mila associati in Italia: autodidatta con la licenza media ma con una laurea ad honorem in Medicina conseguita presso l’Accademia delle scienze della Mongolia, Pianesi veniva considerato personalità dotata di autorevolezza collaborando, secondo quanto da lui affermato, con esponenti dell’Onu, della Fao, dell’Unesco. Alla base delle sue teorie, la teoria dello yin e dello yang e lo studio della macrobiotica di Georges Ohsawa.

La struttura piramidale della setta macrobiotica

setta macrobiotica vittimaErano molte, troppe e talora anche assurde le regole e i divieti imposti da Mario Pianesi ai propri adepti, le cui condizioni di salute si sono aggravate al punto da rischiare la morte per denutrizione: qualcuno è arrivato persino a pesare meno di 40 kg mentre una bambina ha perso l’udito per una otite non curata.

Tra le privazioni previste e da osservare all’interno della setta vi erano condizioni ben precise:

  • non ascoltare musica
  • non andare a ballare
  • non utilizzare internet
  • non indossare gonne corte, stivali, tacchi
  • non lavarsi durante il ciclo mestruale
  • per gli uomini non tenere barba, baffi o capelli lunghi
  • non andare in palestra
  • alzarsi sempre con il piede sinistro
  • non tenere luce accesa in camera da letto e non consentire ad alcuno di entrarvi
  • non tagliare capelli e unghie in giorni diversi dal martedì e giovedì

A tali imposizioni vanno aggiunte quelle della dieta estrema che essi erano costretti ad osservare con la conseguenza della gogna pubblica per i trasgressori, i quali sarebbero stati obbligati alla pubblica confessione delle loro mancanze, anche per aver mangiato un grammo in più di cibo.

Al guru della dieta macrobiotica oggi vengono contestati reati come l’associazione a delinquere, la riduzione in schiavitù, l’esercizio abusivo della professione medica, lesioni, maltrattamenti e l’evasione fiscale. Indagati con il guru anche la moglie e due segretari.

La denuncia di una vittima della setta macrobiotica di Mario Pianesi

setta macrobiotica vittima 2Tutto inizia dalla denuncia di una donna di Forlì nel 2013; seguono casi a Macerata ed Ancona. Il guru faceva passare per donazioni spontanee dei veri e propri espropri forzosi. Il fratello della vittima era arrivato ad indebitarsi per migliaia di euro per seguire i corsi e sostenere le iniziative del movimento.

Altri si erano privati dei loro beni, vendendo addirittura la casa e dovendo poi ricorrere alla Caritas per potersi sostenere. Cinque anni di indagini, otto vittime audite dagli inquirenti: comune denominatore il grave stato di salute e indigenza provocati dal dover sottostare al regime alimentare estremo del guru e alle sue scellerate norme, tutte aventi la finalità di arricchire se stesso per un insano delirio di onnipotenza. La donna esce dalla setta nel 2009 dopo esservi entrata nel 1996, abbandonando il suo lavoro per opera e beneficio di Pianesi, donandogli 10 ore di lavoro giornaliero non retribuito.

Le condizioni disumane cui era stata sottoposta, l’hanno portata a pesare 35 kg con il conseguente rischio di un irreversibile collasso psicofisico e la continua necessità di subire trasfusioni per riportare i valori vitali in condizioni sufficienti.



redazione