Sempre meno abitanti in Basilicata, poco spazio per i giovani e assenza di sevizi di base

C’è una regione in Italia, situata al sud tra Puglia e Campania che sta inesorabilmente perdendo i propri abitanti. Si tratta della Basilicata, nota per essere la regione in cui si trova Matera – patrimonio mondiale dell’UNESCO soprannominata la “città dei sassi”, e nel 2019 Capitale Europea della Cultura -. Tale titolo di prestigio così importante, non ha frenato tuttavia lo spopolamento della regione Basilicata.

Stando ai dati Istat relativi al censimento sulla popolazione del 31 dicembre 2020, in Basilicata si contano 545.130 residenti.

Ben 8.124 in meno rispetto al censimento del 2019. Un dato allarmante considerando il fatto che a lasciare la regione verso prospettive di lavoro migliori sono soprattutto i giovani. In tal senso, in Basilicata continuano a morire più persone di quante ne nascono. Dunque, l’età media della popolazione stando ai dati del 2020 è di 46 anni. Quella italiana nazionale, invece è passata solo nel 2022 a 46,2 anni.

L’Italia è per tale motivo spesso definito un “paese vecchio” e solo in Basilicata, nella città di Potenza – si legge da Basilicata24.it – l’età media è superiore ai 46 anni e “ci sono più di 210 persone con età superiore a 65 anni ogni 100 ragazzi tra 0 e 14 anni”. Si ricorda che nella città più anziana d’Italia a Biella – secondo i dati Istat 202 – quasi 276 anziani ogni 100 bambini.

Le ragioni dietro lo spopolamento della Basilicata.

In primo luogo, si citava sopra la ricerca di un lavoro migliore e soddisfacente. Sono anni che ormai giovani dalla Basilicata decidono di lasciare casa propria e la questione è sempre la stessa. Il volersi sentire ricompensati dopo anni di studio, o semplicemente ricercare un lavoro con una remunerazione maggiore.

Antonella, 23 anni, studentessa presso l’Università di Bologna, ma proveniente da Pignola, comune in provincia di Potenza, ha dichiarato a Social Up il motivo per cui come lei, tanti giovani ad un certo punto lasciano la Basilicata.

“Ho conseguito la Laurea triennale a Potenza. Per quanto avessi già a 19 anni il desiderio di fare esperienza fuori casa, di andare a studiare in una città più grande e più dinamica, la scelta di rimanere a studiare nella mia terra non è stata per niente sofferta. L’Università degli Studi della Basilicata si è dimostrato, dal mio punto di vista, un ateneo in continua crescita, preparato, attento al singolo studente, aperto ad occasioni ed esperienze di grande interesse. Inevitabile invece è stato decidere di trasferirmi per proseguire il mio percorso universitario. L’UNIBAS in generale sembra non riuscire, per la maggior parte delle volte, a portare a conclusione la tua intera carriera universitaria e offrirti di conseguenze occasioni di un futuro sicuro in Basilicata. Mancanza forse di Master, specializzazioni, magistrali nuove, varie, innovative”.

Spesso quando si parla di “fuga di cervelli” da regioni del Sud, si mette in mezzo il concetto di assenza di meritocrazia. Una situazione in cui ad essere premiato non è chi ha studiato sodo per ottenere un lavoro, bensì chi possiede delle raccomandazioni su cui fare affidamento. Tale dinamica di clientelismo fa perdere ogni forma di speranza nel trovare il lavoro dei propri sogni a casa propria e costringe ad emigrare altrove.

Il fatto che siano soprattutto i giovani a lasciare la Basilicata ha conseguenze tanto sociali quanto infrastrutturali.

Su Materanews.net viene specificato che la tipologia familiare più frequente è quella delle famiglie unipersonali, le famiglie con almeno tre componenti, sono definite le più numerose e rappresentano poco più di un terzo del totale. Il clima di incertezza del futuro costringe quei pochi giovani rimasti a posticipare la genitorialità, nonché le giovani famiglie a lasciare la regione.

In tal modo, molte strutture come le scuole, o le poste o altri tipi di servizi di base si svuotano o vengono chiuse e abbandonate poiché risultano non essere più necessarie. L’assenza di tali servizi genera un circolo vizioso che porta di anno in anno a far diminuire la popolazione.

D’altro canto uno dei principali problemi è soprattutto legato all’assenza di strutture che incentivino gli abitanti a tornarci o i turisti a visitarla.

L’assenza di aeroporti e di una rete ferroviaria ben collegati genera un sentimento di frustrazione a chi magari vorrebbe vivere da pendolare. O ancora il turismo, nonostante la forte nomea di Matera, è fortemente limitato dal fatto che per arrivare alla città dei sassi un turista debba prima atterrare a Bari e poi percorrere 65 km.

Antonella prosegue a proposito:

“Pignola, ad esempio, si trova a 5 km dal capoluogo e conta circa 7000 abitanti. Sembra quasi una “cittadina” se messa a confronto con la maggior parte delle località lucane. Gli altri piccoli o piccolissimi paesi presentano a volte delle distanze considerevoli rispetto al capoluogo. O comunque ad un centro un po’ più grande e fornito dei servizi più importanti e di opportunità lavorative più variegate.

Perciò, escluse quelle poche persone che sono integrate nella vita economica della propria piccola realtà, non tutti possono e vogliono spostarsi per diversi chilometri, tutti i giorni, per anni, per raggiungere i propri posti di lavoro.

Questo dovrebbe significare un afflusso maggiore che vada a popolare Potenza, Matera, gli altri pochi comuni più grandi. Ma la stessa Potenza è una città piccola, statica, priva di opportunità di vario genere”.

Nonostante ciò, però, secondo l’Osservatorio sul turismo a Matera, nel 2019 gli arrivi totali sono saliti del 5,8% rispetto all’anno precedente.

Altri luoghi della Basilicata, non godendo di tale notorietà vengono lentamente abbandonati, ma si spera possano nascere nuovi incentivi affinché questa terra meravigliosa non venga dimenticata.

In merito, le parole di Antonella:

“La bellezza, la ricchezza naturale, culturale, linguistica e storica della Basilicata è innegabile. Negli ultimi anni è stata valorizzata e pubblicizzata in tutta Italia e non solo, e ciò ha portato sicuramente a un miglioramento considerevole nel settore del turismo e in tutte le realtà ad esso legate.

Ma anche questa fonte di ricchezza sembra non essere abbastanza per migliorare le condizioni di vita e le prospettive di futuro della maggior parte dei lucani e dei giovani in particolar modo.

Non so ancora dove sarò in futuro. Senza dubbio, il senso di appartenenza e di casa che sento per il piccolo comune dal quale provengo non lo troverò in nessun altro luogo. Meno sicuro è se riuscirò a sostenermi una volta tornata. Se riuscirò a vivere la vita che voglio, ma soprattutto se sarò in grado di contribuire, anche nel mio piccolo, alla crescita stessa della mia regione”.



Giulia Grasso