tutti vogliono essere chiara ferragni zio benny

“Se sei vittima di Stalking non stare zitta, reagisci!” Raccontalo a zio Benny

“Ciao zio Benny,
la mia è una storia un po’ complicata, ma ho voglia di raccontartela, così se deciderai di parlarne, potrei essere d’aiuto ad altri. Dopo tanto tempo, finalmente, riesco a dire ad alta voce di essere una vittima di stalking. Per diversi anni ho subito in silenzio, poi un giorno, non so come, ho trovato la forza di reagire.

Ho conosciuto un ragazzo, una sera, mentre ero con delle amiche. Lui molto timido, quasi arrossiva mentre parlavamo. Le prime volte ho quasi forza io la mano, per fargli capire che ero interessata a conoscerlo e a frequentarlo. Pensavo di aver trovato la gentilezza in persona. Ci siamo frequentati a lungo prima di ufficializzare la nostra relazione.

Dopo i primi mesi di fidanzamento ho iniziato ad accorgermi di alcune richieste strane. Voleva controllare le mie chat, si lamentava delle confidenze che dispensavo agli amici e di come mi vestivo. Stupida io a pensare di accontentarlo e dargliela sempre vinta. La rottura è avvenuta quando un giorno, mi vide parlare con un amico del liceo che non vedevo da anni. La sua gelosia è esplosa in un raptus e decise di mollarmi, accusandomi di averlo tradito. Nulla gli ha fatto cambiare idea e dopo scenate e litigi ci siamo lasciati definitivamente. Lì è iniziato il mio calvario. Si è trasformato nella mia ombra. Ovunque andassi era lì. Ogni volta che parlavo con qualcuno mi arrivavano telefonate anonime, tanto da dover spegnere il cellulare. Profili falsi che in continuazione mi tartassavano e al mio ignorare mi scrivevano offese e oscenità.

Un giorno il cugino di un’amica con cui avevo passato la serata, mi chiama dicendomi di essere stato avvicinato dal mio ex. Stessa cosa anche per altri miei amici e conoscenti. Improvvisamente compariva nel negozio in cui lavoravo, raccontando ad alta voce quanto fossi stata pietosa a tradirlo. In più occasioni la vigilanza ha dovuto allontanarlo. Mi sono ritrovata ad un certo punto a fare casa-lavoro e cerca di non essere mai da sola. Avevo il terrore di uscire e ritrovarmi a dover discutere con lui o indurre chi mi frequentava in situazioni imbarazzanti e disdicevoli.

Ho iniziato a non pubblicare più nulla sui profili social e a mettere una telecamera nel cortile di casa, dove spesso si fermava con l’auto. Per alcuni mesi sono ritornata anche a casa dei miei, per sentirmi più sicura e sparire dalla circolazione. Speravo che con il tempo si scocciasse e invece, sembrava che più lo ignorassi, più diventava assillante. Ho perso il conto delle chiamate notturne e di quante notti ho passato insonne quando mi diceva di essere sotto casa. Come una pazza controllavo e ricontrollavo che tutte le imposte fossero chiuse. Nella sfortuna sono stata fortunata, in quanto non ho mai subito violenze fisiche, ma se ad un certo punto non avessi trovato la forza di reagire e denunciare, probabilmente chissà come sarebbe finita.

Con il tempo, quando comprendi che tutto è finito, ritrovi linfa e pian piano ritorni a vivere. La paura, però, di ricapitare in un incubo del genere o che lui ritorni nella mia vita, mi distrugge.

Sonia.”

Provvidenziale e dolcissima Sonia,
poi ti dirò il perché di questo appellativo. Ho deciso di pubblicare la tua email per intero, senza tagli o abbreviazioni, perché mi piacerebbe dare, a chi legge, una visione completa di una piaga e di un disagio sempre più dilagante. La mia casella email è piena di storie come la tua, storie di stalking e molestie. Storie tristi che leggo sempre con amara piacevolezza e a cui rispondo spesso privatamente. Sono così tante che a volte per tirarmi su il morale, immagino di camminare in un bellissimo campo di delicatissimi papaveri.
Storie come la tua mi ricordano tanto il papavero, un fiore dal colore sgargiante che cresce e resiste alle forti volate di vento senza spezzarsi, nonostante lo stelo e i petali delicatissimi. Storie come papaveri da non cogliere e che restano conficcati nel cranio e nella mente.

Sei provvidenziale Sonia, perché proprio stasera avvierò una serie di dirette Instagram con dei professionisti con i quali cercheremo di affrontare tematiche importanti, talvolta con un po’ di leggerezza. La prima diretta avrà come argomento proprio lo stalking e su come difendersi.

Fonte: praca.pl

Tornando a noi e alla tua drammatica vicenda, ho notato come esistano alcuni fili conduttori. Sono delle costanti che spesso rintraccio in ogni storia. Parto da una favola che tutti conosciamo, ma della quale spesso dimentichiamo la morale. Parlo di Cappuccetto Rosso. Una Bimba ingenua e credulona che si lascia abbindolare da un lupo mascherato da buona nonnina che, giustifica le sue mostruosità con bugie ben camuffate, fino a svelare la sua atroce verità.
-Abbiamo una bimba ingenua,
-Un Lupo mascherato,
-Una lunga serie di bugie a cui si da giustificazione.

Nelle storie che mi raccontate, c’è sempre un insospettabile, qualcuno che all’apparenza non appare mai come è davvero. Nessuno potrebbe mai pensare che una personcina così per bene possa arrivare a mostrare segni di squilibrio ed ossessioni.  Penso ai primi momenti e ai primi segnali che fanno vacillare. Il sorgere dei primi dubbi e alle giustificazioni che la nostra mente elabora per sedare l’incredulità.

C’è sempre un disagio pregresso. E’ come se nell’animo di uno stalker si sia scavata una cicatrice così profonda da fargli perdere la percezione dei confini valicabili. Come scrivevo in articolo precedente, siamo tutti dei potenziali stalker, soprattutto quando la persona che ci interessa sfugge dalle nostre attenzioni, ma è il limite, quella soglia sottile che non va superata che ci permette di rientrare nella normalità. Lo Stalker non conosce questa linea di confine e la supera più volte e di troppo.

Fonte: praca.pl

Un altro elemento che rintraccio, spesso, è l’ingenuità della vittima. Spesso, come dicevo, si tende a sminuire comportamenti scorretti, si prova a giustificarli e a scendere in un pantano di sabbie mobili da cui poi risulta difficile riemergere.

Ciò che, però, differisce dalla storia di Cappuccetto Rosso è  la presenza di un cacciatore. Il cacciatore provvidenziale non è dietro l’angolo, non compare sempre. Bisogna trovare la forza per riscattarsi e chiedere aiuto. Spesso chi ci circonda non riesce a comprendere la gravità di ciò che stiamo passando. E’, dunque, necessario togliersi la malsana idea che è colpa nostra e chiedere aiuto, senza vergogna, senza se e senza ma. Intervenire e fermare le azioni di stalking, in tempo, può essere provvidenziale.

Stasera sul profilo Ig di Social Up sarò in compagnia di Anna D’Antuono, un avvocato, con la quale proveremo a capire cosa possono fare le vittime di Stalking.

Scrivimi a benito.dellaquila@socialup.it o su IG: @ilpuntodellaquila



Benito Dell'Aquila