Sanremo2019: intervista a Lorenzo Vizzini, autore dei brani di Arisa e Anna Tatangelo

Sandy Sciuto

In MUSICA / Sandy Sciuto / Comments

Polemiche, critiche e curiosità, ma in ogni Festival di Sanremo ciò che conta sono le canzoni, il loro contenuto, come vengono interpretate e da chi sono state scritte.

A tal proposito, abbiamo intervistato Lorenzo Vizzini, l’autore di ben due canzoni in gara: “Mi sento bene” di Arisa e “Le nostre anime di notte” di Anna Tatangelo. Lorenzo Vizzini è siciliano e da anni scrive e compone brani per i più importanti cantanti italiani. La partecipazione alla 69° edizione del Festival di Sanremo è una soddisfazione in più che arricchisce il suo curriculum di autore e di cantante, perché sì Lorenzo ha rilasciato nel 2018 anche un suo primo progetto discografico “L’aria di casa”.

Di questo e molto altro ci ha raccontato Lorenzo Vizzini, con molta umiltà e modestia, ma noi siamo sicuri che il Festival è solo uno dei tanti successi che arriveranno.

Come si scopre che si sanno scrivere canzoni? Quando hai capito che avevi questo talento?

La scoperta è sempre un mistero. Nel mio caso, non so quando ho compreso di essere un autore. La prima canzone l’ho scritta quando avevo cinque anni e per me era assolutamente un gioco. Col tempo, questo gioco è diventato sempre più influente e centrale. Si affina la tecnica, si migliora, si studia e si ascolta tanta musica, però, credo che un po’ ci si nasca. È una propensione naturale.

Autore per Ornella Vanoni, Laura Pausini e Raphael Gualazzi. Qual è il percorso che hai fatto per diventare autore?

Questa è una bella domanda. Se devo ringraziare una persona più delle altre, devo dire grazie a Mario Lavezzi. Io ho cominciato come cantautore. Scrivevo le canzoni per me. Un giorno, Mario Lavezzi mi fece conoscere Ornella Vanoni che mi propose di scrivere un brano per lei, colpita da un pezzo che le fece ascoltare Mario. Da lì è cominciata questa nuova esperienza che da inedita è diventata la parte principale del mio lavoro.

Da cosa trai ispirazione per scrivere le canzoni?

Da tutto. Da qualsiasi cosa. Sono un amante dei dettagli. A volte cerco di tradurre delle cose che vedo. Anche un semplice fatto che succede in metropolitana, uno sguardo tra due estranei, una carezza di una signora ad un amico possono tradursi in delle sensazioni. Magari viste lì per lì sono dei fatti comuni, però a volte fanno partire una scintilla per scrivere una nuova canzone.

Non solo autore di testi, ma anche compositore. Oltre che autore anche cantante. Hai pubblicato un tuo primo progetto discografico nel 2018 dal titolo “L’aria di casa”. Ci racconti come è nato?

È un progetto che ho sempre desiderato realizzare. L’anno scorso mi son ritrovato a tornare in Sicilia per un periodo e vivere lì. Sono profondamente legato alla Sicilia e ci sono dei momenti in cui soffro particolarmente la distanza. Quindi, son ritornato nella casa di origine e vivendola per la prima volta da solo, ho sentito di scrivere un disco che mi riportasse alle sensazioni del riparo, del rifugio, della casa non solo a livello di testi ma anche di suoni. Ho deciso di realizzarlo totalmente in casa, quindi si sentono dei suoni domestici.

Nella 69° edizione del Festival di Sanremo, sei autore di due brani in gara: “Mi sento bene” di Arisa di cui hai scritto solo il testo e “Le nostre anime di notte” di Anna Tatangelo, scritto e composto interamente da te. Come sono nate queste canzoni?  

Sono due brani molto diversi e sono nati anche in maniera completamente diversa. Per “Mi sento bene” di Arisa sono arrivato a musica terminata e ne ho scritto il testo; l’altro, invece, è scritto da me. Sono diversi anche perché trattano argomenti diversi. “Le nostre anime di notte” è un brano su una coppia che ha vissuto una storia abbastanza intensa e si trova a fare i conti con delle delusioni e disillusioni. Quindi, da un lato c’è l’orgoglio e dall’altro c’è l’importanza di un amore forte che fa fatica a perdersi per delle incomprensioni. “Mi sento bene”, invece, è una canzone su una ricerca interiore. Racconta come sopravvivere alla ricerca del senso della vita. L’unica soluzione che ho trovato è quella di ricercare la leggerezza piuttosto che farsi tante domande. È un tema di più difficile risposta perché, in realtà, non c’è una risposta universale al senso della vita. Gli argomenti sono stati pensati con la voce di Arisa. Fin dall’inizio sapevamo che sarebbe stato destinato a lei, ma non ci sono state indicazioni precise. Con la Tatangelo, invece, il brano è stato scelto successivamente rispetto alla stesura, quindi qualche mese dopo averlo scritto.

Ci racconti un aneddoto di quando è avvenuto l’incontro con le interpreti e di quando hai saputo che due canzoni scritte da te sarebbero state presentate al Festival di Sanremo?

L’incontro con Arisa è avvenuto qualche anno fa. Stavamo producendo insieme a Jacopo Pinna (col quale ho un’etichetta discografica) il disco di Francesco Tricarico. Arisa ha partecipato ad un duetto con Francesco e da lì ci siamo conosciuti. Dopo qualche mese, ci siamo incontrati a Milano, aveva sentito delle cose che avevo scritto, le erano piaciute e abbiamo cominciato a collaborare. È un rapporto di più lunga durata perché sono ormai quasi tre anni che ci conosciamo. È la prima volta che Arisa partecipa con un brano non scritto da Giuseppe Anastasi ed è una grande responsabilità. Con Anna Tatangelo ci siamo più volte parlati, ma non c’è stata l’opportunità di incontrarci perché non si è creata.

Non ero molto aggiornato sulla sorte dei brani, non ci stavo molto pensando. Ero fuori con amici quando mi arriva un messaggio di un’editrice che mi scrive “Complimenti” e non capivo a cosa si riferisse. È stato divertente. Poi mi ha detto perché ed è stata una bella sorpresa.

Che significa per te essere al Festival di Sanremo in veste di autore?

Sono dei passaggi che ti gratificano, ma non la vedo come una conquista. Per me la cosa più bella è quando un interprete canta un tuo pezzo e gli dà una veste che tu non pensavi potesse prendere. A livello professionale sono gratificazioni, ma a livello emotivo per me è sempre bello quando sento una canzone cantata da un’artista che mi piace. Non noto una grande differenza.

Se domani arrivasse una telefonata per una nuova collaborazione, chi vorresti ci fosse dall’altro lato della cornetta?

Non c’è qualcuno in particolare più degli altri. Credo che ogni interprete abbia qualcosa da raccontare. La sfida più curiosa è riuscire a tradurre quello che non è ancora stato detto, interpretato o ridirlo con una nuova veste. Ogni interprete ha un modo diverso di interpretare una canzone. Se proprio devo sognare, a me piacerebbe collaborare con tutti.

Cosa c’è nell’agenda di Lorenzo Vizzini dopo il Festival di Sanremo?

Prima di tutto un viaggio. Poi sto scrivendo davvero tanto per diversi artisti. Alcuni usciranno in questa primavera. Ci sarà un altro mio brano nel disco di Arisa. Tra i brani prossimi di data certa, ci sarà Carmen Ferreri che è arrivata seconda ad Amici l’anno scorso e per la quale ho scritto un brano e poi Cordio, un cantautore siciliano molto bravo, con cui abbiamo scritto una canzone. Sto producendo il disco di una giovane interprete per la quale ho scritto anche delle canzoni che dovrebbe uscire a fine primavera. E se avrò tempo, farò uscire qualcosa di mio, più come passatempo.