Red Hot Chili Peppers: il concerto di Bologna

Unipol arena. Caselecchio di Reno, vicino Bologna. I suoi 14 000 posti e il tutto esaurito fanno intendere quanto fosse atteso questo concerto dell’8 ottobre: prima data in Italia dei Red Hot Chili Peppers. Un grande ritorno dopo il 2012. Il tour è quello di The Gateway, il nuovo album del gruppo. Tastiere e sintetizzatori si aggiungono alla ritmicità della band californiana in questo nuovo lavoro, dai tratti più melodici; ma non sono le nuove tracks ad aprire il concerto.

E’ “Can’t stop” il primo brano in scaletta.  I Red Hot Chili Peppers  fanno capire al pubblico che si fa subito sul serio, che non intendono risparmiarsi nemmeno per un attimo, ma voglio essere “piccanti” fin dall’inizio. Mantengono la promessa fatta con il loro primo brano in scaletta: non “si fermano”, fino alla fine, non possono farlo una volta che hanno cominciato.

La “pazzia giocosa” di Flea, il bassista, e la voce di Antony Kiedis infiammano dopo pochi attimi l’Unipol arena. Come da tradizione i due rimangono presto a torso nudo. Nonostante  l’età media dei componenti della band (escluso Josh Klinghoffer) sia di oltre cinquant’anni, i Red Hot “sprintano” a tutto gas, secondo lo stile che da sempre li ha caratterizzati. “Martellano” gli spettatori con i loro grandi successi, sfruttando a pieno l’ottima coreografia dell’Unipol Arena con globi luminosi che scendono dall’alto e un grande schermo che proietta immagini.

Insistono sulla velocità, il ritmo, l’improvvisazione. “Dani California”, “Scar Tissue”, “Suck my kiss”, “Soul to Squeeze”, “The adventures of rain dance Maggie” fino a raggiungere l’apice con “Californication” e, soprattutto, con “By the Way” in una incredibile esecuzione che fa scatenare il pubblico sugli spalti. In mezzo ai grandi successi anche i nuovi brani tra cui  “Dark necessities”, “The gatewey”, “Sick Love”, “Go Robot e “Goodbye Angels”, inseriti abilmente nella tracklist, in modo da non pesare su quegli spettatori che ancora non conoscono bene l’ultimo album. Il concerto è reso ancora più vivace dalle jam sessions dei musicisti che  dialogano tra loro mediante esecuzioni strumentali e da cover di altri gruppi.

Antony Kiedis non sta fermo un attimo sul palco, così come le luci e le decorazioni mobili che dipingono lo stadio. “Trasformazione” e dinamismo per una band che dimostra di essere straordinariamente in forma. Ne sono la prova le 21 canzoni del concerto eseguite una dopo l’altra, quasi senza interruzione, se non un una breve pausa verso la fine. Anche nelle tonalità più “calme” di The Gateway il gruppo non tradisce il proprio spirito.  Una performance talmente incalzante e intensa, da lasciare gli spettatori ancora “affamati” di musica, sulle note di “Give it Away”, l’ultima canzone, sebbene fossero trascorse quasi due ore di concerto.

Il gruppo sarà per altre 2 date in Italia, il 10 e il 11 ottobre a Torino.



Francesco Bellia