Quando giocare a YugiOh porta al cyberbullismo

Greta Sacchi

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Cyberbullismo? Forse è esagerato definirlo così, ma allora trovate voi un termine più adatto per identificare le prese in giro che portano un ragazzo a pubblicare un video in cui deve giustificare il suo stile di vita causato dalla malattia. Jader Bacchia, appassionato di YugiOh, si ritrovava proprio in questa situazione un anno fa, quando, a seguito di battute e insinuazioni da parte di uno yugituber, pubblica “storia della mia vita”.

Nel video spiega in modo confusionario e impreciso i motivi del battibecco avuto con Cri Rava e le sue condizioni di salute, per poi dilungarsi con discorsi sul gioco, ma quello che pare ovvio è il suo desiderio di vivere normalmente: avere una vita sociale, degli amici, e magari, anche una ragazza. A causa del suo malessere, una sindrome di mal assorbimento intestinale, infatti, è stato costretto a trascorere metà della sua vita in ospedale, attaccato ad un catetere venoso centrale, senza avere neppure la possibilità di praticare uno sport o di uscire in giro con gli amici.

“Sono una nullità”: queste sono le parole che più colpiscono nel suo discorso. Di fronte a questo, allora, ci si chiede come mai un ragazzo che, nonostante le difficoltà, sia riuscito a terminare gli studi e a lottare  per la sua vita, anziché sentirsi forte e degno di rispetto, si considera un fallimento. Il problema del mondo virtuale è proprio questo, sembra che esistano persone votate a minare l’autostima altrui, senza chiedersi se questo possa avere delle conseguenze distruttive nei confronti di altri. Perchè mai un ragazzo così giovane deve giustificare al mondo il proprio stile di vita?

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Perché sentirsi un fallito? Perché, come precisa il ragazzo, nella sua vita, al di fuori della famiglia, ha incontrato solo persone che si prendevano gioco di lui, gli amici li conta letteralmente sulle dita di una mano e sono tutti colleghi yugitubers. Il panorama è quello di una vita passata tra ospedali e consolle con l’assurda percezione del fatto che sia necessario giustificarsi per questo.

Tuttavia, nel momento in cui ci si sofferma a leggere i commenti, l’indignazione si allevia e lascia il posto alla consapevolezza che il mondo e i suoi abitanti possono ancora sorprendere: non più indifferenza e mancanza di sensibilità ma solidarietà che i frequentanti del “tubo” non hanno mancato di esprimere nei confronti di un ragazzo che non ha mai smesso di sorridere ad una vita e ad un destino così difficile.