Perché i terremoti in Italia uccidono tanto?

Ora più che mai è importante parlare dei sismi e dei modi per pervenirli. Un dato agghiacciante ci mostra come una percentuale che va dal 20 al 4o% delle vittime che hanno perso la vita avrebbero potuto salvarsi qualora fossero state correttamente informate circa i metodi di far fronte ad un terremoto. Un altro dato ci mostra come è chiaro che non siamo al sicuro e che sono troppe le persone che potrebbero essere vittime in un qualsiasi momento, di un terremoto. Le nostre strutture in poche parole non sono adeguate ed applicare le corrette precauzioni per rendere le abitazioni sicure è troppo costoso (dai 100 ai 300 euro al mq2). Poco si è fatto negli ultimi anni a livello legislativo per rafforzare la normativa sul rischio sismico che coinvolge diverse zone nel nostro Paese. E’ abbastanza importante il dato che un terremoto di grado 7, nell’Appennino meridionale provocherebbe tra i 5 e gli 11mila morti, in Giappone 50. Un sisma ancora più violento (intensità 7,5) in Calabria causerebbe tra le 15 e le 32mila vittime, appena 400 in una città densamente popolata come Tokyo.

A fare la stima dei possibili danni di un identico sisma in Italia o in Giappone è uno studio di Alessandro Martelli, che insegna “costruzioni in zona sismica” all’Università di Ferrara, dirige la sezione “prevenzione rischi naturali” all’Enea ed è presidente dell’Associazione nazionale di ingegneria sismica. “In Giappone un terremoto come quello dell’Aquila non sarebbe neanche finito sul giornale” dice. “E invece da noi l’applicazione della legge che impone criteri antisismici per gli edifici di nuova costruzione viene rimandata in continuazione“.

Il “segreto” del Giappone (ma anche di California, Messico, Turchia, Nuova Zelanda) sta in tecnologie come i cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici, l’uso di acciai molto più elastici del normale, la fibra di carbonio che avvolge i pilastri e li rende più resistenti alle fratture, apparecchi detti “dissipatori” che assomigliano agli ammortizzatori di un auto e vengono disposti tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio.

Non esiste terremoto in grado di far crollare un palazzo costruito adottando tutti i dispositivi dell’ingegneria antisismica” sottolinea Rui Pinho, che insegna meccanica strutturale all’Università di Pavia ed è responsabile del settore rischio sismico all’European Centre for training and research in earthquake engineering. “Lo provano i casi di California e Giappone, dove sismi molto potenti provocano danni limitati“.

In Italia un censimento degli edifici più o meno resistenti ai sismi esiste, ed è in mano tra gli altri alla Protezione Civile. Viene però classificato tra i “dati sensibili” e non è reso pubblico. “Divulgarlo potrebbe generare paure ingiustificate tra la popolazione” spiega Pinho. Secondo cui a subire i danni maggiori durante un sisma sono soprattutto gli edifici in muratura (solo il 10% dei palazzi che crollano sono di cemento armato) e l’80% delle strutture edilizie italiane è in grado di uscire indenne da un evento come quello abruzzese. “A crollare per una magnitudo 5 o 6 è lo 0,5% degli edifici” dice l’ingegnere di Pavia. “Una percentuale piccola, eppure l’evento è così disastroso da lasciare difficilmente sopravvissuti“.

La “vulnerabilità” degli edifici dell’Aquila, in particolare dell’ospedale San Salvatore, non è passata inosservata nemmeno alle Nazioni Unite. Dopo che un sisma classificato come “di intensità moderata” ha distrutto parte dell’Abruzzo, l’agenzia dell’Onu per la prevenzione delle catastrofi ci ha ricordato il dovere di adottare di più i criteri antisismici. “Costruire un edificio nuovo nel rispetto delle norme antisismiche fa lievitare la fattura del 3-5 per cento. Risparmiare una cifra ridicola e non rispettare le norme di sicurezza è un gesto criminale” ha detto lunedì Pascal Peduzzi, consigliere scientifico dell’agenzia Onu basata a Ginevra “International Strategy for Disaster Reduction”. Ieri gli ha fatto eco il direttore dell’Isdr, Salvano Briceno: “Gli ospedali avrebbero dovuto essere rafforzati meglio, riducendo la portata della catastrofe. Si tratta di edifici essenziali, che bisogna rafforzare in modo prioritario“. Il San Salvatore è stato costruito 15 anni fa, quando già si disponeva delle informazioni tecniche per difendersi dalla violenza delle onde sismiche.

L’Italia – secondo Pinho – ha una normativa e un livello della ricerca che sono all’avanguardia nel mondo. Il vero punto debole è l’applicazione delle leggi“. Per iniziare a costruire le scuole con criteri anti-terremoto, in Italia, c’è voluta la tragedia di San Giuliano. “Quell’istituto, il primo in Italia, ora è stato ricostruito con un isolamento sismico alle fondamenta. Altre 15 scuole attualmente sono in costruzione con la stessa tecnica, di cui sei solo in Toscana” spiega Martelli.

Alle lungaggini della politica, in Italia si sovrappone una storia edilizia lunga e stratificata. “Abbiamo edifici di centinaia o migliaia di anni – sottolinea Giampaolo Cavinato, ricercatore dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr- A volte si è ricostruito sulle rovine di edifici distrutti, e perfino capire come sono fatte le fondazioni diventa difficile“.

L’ingegneria sismica tradizionale consente di progettare una costruzione antisismica, ma ciò non vuol dire che questa non si danneggia durante un terremoto, anzi se il terremoto è di forte e notevole intensità la struttura potrebbe essere lesionata o addirittura inagibile in quanto la progettazione tradizionale antisismica, che non prevede l’uso di isolatori sismici, ha come obiettivo quello di evitare il collasso dell’edificio e quindi la perdita di vite umane, ma purtroppo prevede e accetta il verificarsi di danni ingenti, anche non riparabili. Lo Stato che si fa sempre meno carico dei costi di riparazione degli edifici e delle strutture lesionate e la protezione sismica è la soluzione per mettersi al riparo dai danni del terremoto.

Gli isolatori sismici sono dispositivi molto flessibili orizzontalmente: se si deve deformare qualcosa non sono le fondazioni e non è la struttura, ma sono loro. Essi si comportano come delle molle smorzate: cioè sottoposti ad una forza o ad uno spostamento orizzontale, tendono a tornare nella posizione iniziale. In modo semplice si capisce l’importanza degli isolatori ai quali è affidata, in caso di terremoto, la totale responsabilità di salvataggio della struttura; per questo vengono calcolati, testati, verificati (con prove di accettazione FPCT secondo EN 15129:2009 e DM 2008, presso Università certificate) allo scopo, con coefficiente maggiore di quello della struttura che nell’insieme del sistema dei dispositivi svolge un ruolo critico e determinante alla protezione della stessa.

Da quando esistono gli isolatori? La tecnica dell’isolamento sismico nasce oltre 50 anni fa ed ha già avuto nel mondo decine di migliaia di applicazioni in edifici, ponti e viadotti; purtroppo da noi in Italia spesso si agisce solo dopo un forte terremoto e questo ha portato la nostra nazione tra le ultime posizioni in tema di prevenzione sismica, ciò con notevole incremento di costi di post terremoto.

Quindi oggi più che mai l’isolamento sismico (come si fa in tutto il resto del mondo – Giappone, Nuova Zelanda, Usa in primis) dovrebbe essere la priorità per tutti gli edifici quali ospedali, scuole, caserme, centri di protezione civile, musei, CED, laboratori ed impianti chimici. In una nazione come la nostra a fortissimo rischio sismico, dove si spendono circa 3 miliardi di euro l’anno per riparare i danni provocati dalle varie catastrofi siano esse terremoti che dissesti idrogeologici, frane, ecc.. Investire nella prevenzione sismica in tutti i suoi risvolti è la soluzione da approntare per uscire dall’immobilismo secolare italiano; prevenire ed affrontare il problema tramite l’isolamento sismico sarebbe, anzi è l’unica soluzione al problema del terremoto. Anche l’ONU ci bacchetta per il ritardo nella messa in sicurezza del nostro patrimonio edilizio mentre utilizzare tecniche più avanzate come acciaio elastico ed isolatori sismici, come hanno fatto in Giappone, riporterebbe il grado si sicurezza al giusto livello e consentirebbe una sicura ripresa economica anche ai vari settori collegati, inutile nascondersi dietro l’immobilismo secolare.

 

 



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