Per la prima volta nella storia Givenchy ha creato abiti di haute couture maschili

Francesca Valentina Troiano

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Ormai, come da copione ogni anno in questo periodo, siamo nel pieno delle fashion week di moda femminili. A Parigi tra le tante Maison, quella che ha colpito per novità è stata Givenchy.

L’inglese Clare Waight Keller, infatti, nuovo direttore creativo subentrato dopo l’abbandono di Riccardo Tisci, ha presentato la sua prima collezione di alta moda per Givenchy a Parigi. La linea che si basa molto sul contrasto tra bianco e nero osa con la presenza dei classici  tailleur che richiamano l’heritage di Hubert de Givenchy,  ma con un tocco di modernità. Al suo primo debutto  la Waight Keller ha subito fatto parlare di sé e del suo lavoro, non solo per il ritorno allo stile originale di Givenchy, richiamando linee e tonalità della vecchia scuola, ma soprattutto per aver introdotto dei capi di haute couture maschile.

Sfilata Givenchy Fonte: Monica Feudi

L’abbigliamento maschile haute couture primavera 2018 è una novità sia per Waight Keller che per Givenchy. La gamma maschile comprende solo quattro look in totale ma risultano così forti da aver sicuramente lasciato il segno.

Questa è una vera e propria rivoluzione considerato che la moda uomo e donna sono sempre stati settori nettamente separati. E non si parla solo di maison, ma anche geograficamente: basti solo pensare che i sarti su misura per uomo sono sempre stati tradizionalmente posizionati nella Savile Row di Londra o nei centri del lusso italiani di Firenze e Milano, mentre i marchi di abbigliamento femminile fanno parte della Chambre Syndicale francese.

Fino ad oggi, oltre a Givenchy, Dolce & Gabbana è stato l’unico marchio principale a mostrare sia le collezioni per uomo che quelle per donna durante la stessa sfilata, sebbene anche loro dividano le loro haute couture per genere.

Sfilata Givenchy Fonte: Monica Feudi

Probabilmente anche gli altri marchi dovrebbero seguire l’esempio di Givenchy ed inserire abiti maschili, non solo per ampliare il mercato, ma anche per avere più opportunità in una società sempre più fluida e proiettata verso indumenti unisex o gender free.