non so dire la parola fine

“Non so dire la parola fine!” Raccontalo a zio Benny

“Ciao zio Benny, come stai? Io drammaticamente bene. Ho come l’impressione di ritrovarmi all’interno di un incubo dai contorni sbiaditi. Sembrava che l’ombra nera del covid avesse trovato uno spiraglio di luce ed eccoci catapultati in una guerra senza senso. Proprio tutte queste circostanze che coinvolgono l’intera umanità mi hanno spinta a riflettere su me stessa, su chi sono, su cosa voglio e cosa invece, non voglio più ed ho capito che non so dire basta, fine, stop. Ho capito, forse troppo tardi, che la vita è una e non possiamo viverla impelagati nelle sabbie mobili. Ho passato a setaccio la mia vita e mi trovo letteralmente incastrata in un lavoro che non amo e in una relazione che non mi valorizza per ciò che sono. Quando sono sul punto di chiudere, torno sui miei passi. Non so dire la parola fine!

Lele”

Ciao Lele, la tua email sprigiona tutto il tuo malessere, che quasi si taglia con un grissino. E’ vero quando mi dici che ciò che è avvenuto e sta avvenendo nel mondo ci catapulta in un oblio di riflessioni. Forse siamo passati dal pensare di essere incredibilmente forti e invincibili a precariamente fragili. Ci attanaglia questa morsa latente di impotenza di ritrovarsi preda di un destino fatale.

Tutte queste sensazioni ci hanno spinto a desiderare più felicità e tranquillità, a ricercare maggiormente una gioia. Non che prima le gioie fossero a portata di mano, anzi, le gioie costavano caro in una vita di precariato. Forse, però, eravamo assopiti e andavamo avanti per inerzia, con un sogno nel cassetto da realizzare. Ora, che abbiamo compreso che questo sogno è nel water e stanno per spazzarlo via con lo sciacquone, siamo stati pervasi dalla “cazzimma”. La cazzimma è quella voglia di rivalsa senza mezze misure. Un po’ come quando, dopo mesi di dieta, ti ritrovi davanti una pizza, la guardi con la fame agli occhi, ma ti dicono: “No, non puoi averla!”

Come posso non chiedermi se non sia questo il vero messaggio che il mondo e la storia ci stanno lanciando. Poter dire finalmente fine a tutto ciò che fino a ieri ci opprimeva, ma non avevamo il coraggio di lasciare, arroccati come un povero gabbiano su di uno scoglio.
Quante volte ci siamo sentiti ripetere di dover dire la parola fine a relazioni tossiche o ad un lavoro che non ci gratificava neppure in busta paga? Le volte in cui ci hanno detto di dire fine ad un’amicizia opportunista o a ricordi che guardavano al bene passato. Quante volte non lo abbiamo mai fatto per paura di perdere quel senso di sicurezza?

Lele, mi dici “non so dire la parola fine”, eppure nel tuo cuore la risposta è davanti ai tuoi occhi. In questo turbine che chiamiamo vita, possiamo continuare ad aspettare che una gioia bussi alla nostra porta?

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Benito Dell'Aquila