“Il nome del padre”: Flavio Villani e il suo commissario psicologo

Milano, 1972. Piazza Duca d’Aosta, immersa nella canicola di Ferragosto, è talmente vuota da ricordare un paesaggio di De Chirico quando nel deposito bagagli della Stazione Centrale viene rinvenuto, all’interno di una valigia, il cadavere fatto a pezzi di una donna.

Queste le linee guida del romanzo “Il nome del padre” ad opera di Flavio Villani, neurologo milanese “prestato” alla scrittura. Il libro è in libreria con Neri Pozza da giovedì 18 maggio.

Tale opera non è però da considerarsi un classico giallo, in quanto di classico non ha proprio niente, a partire dal suo personaggio principale, il commissario Rocco Cavallo. Un poliziotto psicologo ossessionato dal conseguimento della verità; una personalità riflessiva dalla sconfinata cultura, la cui deduzione è sicuramente più rilevante della sua azione.

Il celebre neurologo-scrittore – connubio interessante – abituato per professione a scandagliare le più recondite parti della mente umana, come nel campo della medicina, si è ritrovato a fare i conti anche in ambito letterario con le innumerevoli sfaccettature della personalità prorompente di Cavallo. Lui stesso afferma infatti che “ci sono molti commissari nel mio personaggio. Può darsi che abbia preso qualcosa da altre figure, mi piace molto ad esempio il vicecommissario Ambrosio di Renato Olivieri”.

L’originalità del commissario corona l’esordio di Villani nel mondo del genere giallo, poiché il suo romanzo precedente “L’Ordine di Babele” – nonché il primo – rientrava tra le fila delle spy-story.

L’esordio del romanzo sottolinea l’empatia che caratterizza Rocco Cavallo, “protagonista – afferma l’autore – visto in due fasi storiche diverse. La prima è quella che coincide con l’inizio del suo lavoro in polizia negli anni ’70 come vice ispettore alla Mobile di Milano nella Squadra Omicidi. La seconda fase, invece, è ambientata nei nostri giorni. All’inizio – sottolinea Villani – è una recluta che arriva dalla provincia meridionale, dalla costiera amalfitana, trovandosi sballottato a Milano. Si ritrova proiettato in una città che non sente e che non riesce ad accettare. E’ un personaggio idealista”.

Nella seconda parte del romanzo vediamo invece un commissario in declino, sull’orlo della pensione, ma con un morboso attaccamento per quella città che un tempo lo denigrava come estraneo: Milano. Rocco Cavallo per Milano ci gira a piedi tutti i giorni, ama assorbire l’energia di quella frenetica città.Oltre che l’aspetto psicologico di Rocco Cavallo – con la mente, si sa, Villani ci sa fare – il romanzo propone un vero e proprio intrigo poliziesco degno dei migliori romanzi di Edgar Allan Poe.

Nell’agosto del 1972, un giovane viceispettore Rocco Cavallo comincia a indagare sulla morte di una donna, il cui cadavere fatto a pezzi viene rinvenuto chiuso in una valigia abbandonata nel deposito bagagli della Stazione Centrale della metropoli lombarda. È soltanto con l’arrivo, anni dopo, della viceispettrice Valeria Salemi che Cavallo, diventato nel frattempo il “commissario Cavallo”, deciderà di riaprire le indagini, questa volta più che mai determinato a trovare il vero responsabile di un omicidio che per molto tempo si è portato dentro come un’ossessione.

Le vicende del commissario Cavallo sono fortunatamente l’inizio di un progetto più grande: “Sto lavorando – afferma infatti l’autore – ad una seconda inchiesta che si svolgerà in un’epoca intermedia tra la giovinezza professionale di Cavallo e la sua pensione. E’ un racconto che avrà luogo negli anni ’90, agli albori di Tangentopoli a Milano. Cavallo sarà un cinquantenne, arrivato nella fase della sua maturità”.

Crime story avvincente e un profilo psicologico dettagliato e profondo sono il connubio migliore per un romanzo perfetto. Non vediamo già l’ora di accompagnare il commissario Cavallo nel suo prossimo intrigo.



Camilla Antonioni