Anche le GIF hanno un museo: ecco a voi il Museum of GIF Art

In un’era in cui la tecnologia sta prendendo sempre più spazio ed importanza, il mondo dell’arte non si è fatto attendere: ecco a voi, il museo virtuale delle GIF, il MoGA ( Museum of Gif Art ). Arte e creatività hanno da sempre  rappresentato due facce della stessa meravigliosa medaglia, capaci di partorire tra le più suggestive ed accattivanti opere d’arti, proprio come le GIF ( Graphics Interchange Format ) e il MoGA.

Primo museo virtuale, il MoGa è stato pensato e creato proprio per ospitare tali piccole affascinanti quanto divertenti opere digitali eseguite con questo mezzo espressivo. Ideato dal gruppo Giphy, la piattaforma per creare e condividere gif, utilizzata ormai da più di 65 milioni d’utenti al mese. Da un pò ormai, le GIF sono entrate a far parte della nostra quotidianità, all’interno di chat o social network spesso rimandano a film, serie tv o raccontano scene ex novo tra le più divertenti.

Suggestive, sarcastiche, originali, eclatanti virali ed celebrative, le GIF a monte di tale progetto, già erano concepite e ritenute come delle vere e proprie opere d’arte e così, in un “giorno d’inverno” si decise di dar vita ad un museo che li potesse ospitare e dargli la giusta importanza. Da un po ormai che la tecnologia sta prendendo sempre più spazio nelle nostre vite e proprio in virtù di questo che il mondo dell’arte si è voluta magnificamente unire; oggi infatti è assolutamente imprevedibile la capacità e la forma che un’opera d’arte può avere attraverso la tecnologia, generatrice di nuove forme espressive. La nascita del MoGa è figlia proprio di questa necessità, di voler dare il giusto valore e creare una struttura ad hoc.

Per ammirare questa nuova ed allettante “forma museale”, basta scaricare l’apposita app del gruppo Gyphy ed iniziare a navigare nello spazio del MoGA attraverso schermi di telefoni e tablet. Inoltre mediante l’uso di visori particolari che si potranno scoprire le opere collocate sulle pareti dello stravagante museo digitale.



Alfonso Lauria