Ciò che non ti aspetti dal Museo del Novecento di Milano: un viaggio lungo un secolo

Lucrezia Vardanega

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Ci troviamo nel cuore pulsante di Milano, a pochi passi dal Duomo e dalla Galleria Vittorio Emanuele, in cima a Palazzo Arengario. Qui si snoda verso l’alto il percorso museale del Museo del Novecento di Milano.

Inaugurato il 6 dicembre 2010, ha subito costosissimi  lavori di ristrutturazione volti a rimodernare il precedente Civico Museo d’Arte Contemporanea (CIMAC), interessando l’interno dell’edificio.
Oggi il museo offre uno spazio espositivo di oltre 4.500 metri quadri e più di 400 opere d’arte che raccolgono tutti i passaggi fondamentali del XX secolo.

Il viaggio comincia da una grande rampa a spirale costruita durante l’opera di restauro del 2010. Questa, però, non è solo una scalinata, ma un elemento funzionale che collega i diversi piani dell’edificio, partendo dalla fermata Duomo della metropolitana sottostante. La risalita è stata pensata sfruttando un espediente architettonico che richiama la celebre struttura a chiocciola del Guggenheim Museum di New York.

Museo del Novecento di Milano

Durante la tortuosa risalita ci si imbatte subito nell’opera più antica della collezione, nonché uno dei quadri simbolo del XX secolo: un intera sala è dedicata a Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. L’opera, datata 1902, rappresenta l’ascesa del proletariato in marcia per i propri diritti, una rappresentazione su tela dalla portata storico-culturale di richiamo mondiale.

Il Quarto Stato(1902) di G.Pellizza, olio su tela, 293 × 545 cm.

La Collezione prosegue in ordine cronologico; così, il percorso prosegue subito con un omaggio alle Avanguardie Internazionali, spaziando tra Espressionismo, Cubismo e Astrattismo. Il motto nichilista, “distruggere per ricominciare”,  si declina nelle scelte giovanili di Picasso con i suoi paesaggi boscosi, in contrapposizione con le raffigurazioni marine di Braque. La ”Composizione” astratta di Vasilij Kandinskij richiama  l’immaginario di pura invenzione compositiva di Paul Klee. L’italiano Modigliani chiude il ciclo, declinando il tema della figura con tre opere, che mettono in discussione le linee e i colori tipici dei ritratti antichi.

Georges Braque, Natura morta con Chitarra, 1912

Il naturale proseguimento cronologico va a braccetto con il percorso museale, è così che troviamo il Futurismo, figlio delle Avanguardie, con le sue forme dinamiche e rapide, espressione del progresso e della modernità.  ”Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente”, così affermava il Manifesto dei pittori futuristi a cui aderirono grandi personalità che ritroviamo in questa stanza. Un girotondo di immagini, luci, colori, macchine, oggetti che circondano il visitatore. A dominare la stanza, l’interpretazione di Boccioni con la sua produzione scultorea futurista quali Lo sviluppo di una bottiglia nello spazio e l’iconico bronzo Forme uniche della continuità nello spazio (1913)

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Gli anni Venti e Trenta, in preda all’Astrattismo, prendono vita: le interpretazioni astratte del paesaggio secondo Cezanne si fanno conoscere e ammirare anche in Italia. Giorgio de Chirico si svela come una figura moderna e all’avanguardia, tanto che già in questi anni mette in discussione il principio romantico secondo cui ogni artista debba avere un solo stile; egli si diletta, invece, in interpretazioni metafisiche del tutto personali.

Arrivati al terzo piano,  si trova una sala dedicata alle opere dei maggiori maestri italiani: Alberto Burri, Emilio Vedova, Giuseppe Capogrossi, Gastone Novelli, Tancredi, Carla Accardi, Osvaldo Licini.

A Lucio Fontana è dedicato l’intero ultimo piano della collezione permanente. Come un enorme cannocchiale puntato sul cuore di Milano, la Sala Fontana è stata progettata come un’opera ambientale costruita appositamente per accogliere il grande soffitto della hall di un albergo dell’Isola d’Elba.

Neon di Lucio Fontana

Proprio al centro dell’altissimo soffitto pende la famosa Struttura al neon per la IX Triennale di Milano (1951): un monumentale e serpentino intrico di tubi a neon che incarna perfettamente le sperimentazioni spazialiste che l’autore andava teorizzando in quegli anni.

Fontana, lo spazialismo e il movimento nucleare trovano voce attraverso la rivista Azimuth, che oggi si rivela fondamentale per l’interpretazione delle opere in esposizione di Piero Manzoni, Yves Klein e gli altri sperimentatori delle neo avanguardie alla ricerca, spesso bizzarra, di nuovi modi di fare ‘arte’ oltre ai concetti di pittura e scultura.

Signorina seduta, Lucio Fontana, bronzo colorato 1934

Il Museo del Novecento di Milano è amabilmente collegato a Palazzo Reale attraverso una passerella sospesa trasparente. Qui si accede alla sezione conclusiva che vede protagonisti i coloratissimi anni Sessanta e una sequenza di ambienti del Gruppo T (dove T sta per Tempo) e dove gli artisti celebrano l’arte come un essere vivo in grado di spaziare nelle variazioni temporali. Dopo gli accenni alla Pop Art italiana e alla Pittura Analitica, il percorso termina con una sala dedicata ad alcuni tra i maggiori esponenti dell’Arte Povera: da Luciano Fabro a Mario Merz, da Gilberto Zorio a Giuseppe Penone. Il percorso termina con quello che viene definito un “museo dentro al museo”: un tributo alle opere scultoree di Marino Marini.

Oltre alla collezione permanente, le mostre temporanee arricchiscono l’attività del Museo con approfondimenti, collettive e mostre dossier. Dal 6 aprile, al piano terra di Palazzo Argentario, vi attende la mostraViaggio sentimentale” di Giosetta Fioroni.  Oltre 90 opere provenienti da musei e collezioni private per raccontare agli spettatori il microcosmo dell’artista, approfondendo il contesto intellettuale in cui sviluppò il suo lavoro.

Sessant’anni di attività di Giosetta in cui è è riuscita a maturare un linguaggio visivo e una cifra stilistica personalissima, fatta di segni e di emozioni.

INFORMAZIONI UTILI

Museo del Novecento di Milano

Dove: Palazzo dell’Arengario – Via Guglielmo Marconi 1

Orari: Lunedì: ore 14.30 – 19.30
Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: ore 9.30 – 19.30
Giovedì e sabato: ore 9.30 – 22.30
L’ultimo ingresso consentito avverrà un’ora prima della chiusura del Museo.

Ingresso gratuito ogni giorno a partire da due ore prima dalla chiusura del Museo.  Ogni venerdì gratis dalle 15.30.
Prezzi: Intero € 5, ridotto € 3
Gratis per i ragazzi sotto i 25 anni e per i portatori di handicap

Durata visita: 1 ora e 30 minuti circa