Lusso e sostenibilità: un amore sempre più coinvolgente

La rincorsa alla sostenibilità per la moda è iniziata ormai da qualche anno e sono molti i brand che hanno iniziato ad abbracciare questo nuovo stile lavorativo e valore. Brand anche di lusso, s’intende. 

Ciò non ha avuto altro che un impatto positivo sulle vendite. La Gen Z, il target di riferimento, è infatti molto attenta a questo aspetto e tende a premiare i brand che mostrano interesse in campo green. L’impatto ambientale, le condizioni dei lavoratori, la tracciabilità sono solo alcuni dei criteri che guidano le scelte di acquisto dei consumatori. Inoltre diventano anche, ovviamente, indice di interesse del brand verso il mondo sostenibile. 

È quanto emerge dal report “LuxCo2030: A Vision of Sustainable Luxury”. Lo studio prova a delineare le caratteristiche che deve possedere una LuxCo nel 2030.

Ad oggi il sogno del lusso sembra accompagnarsi sempre di più a un’idea di sostenibilità. Maestra in questo campo è l’inglese Stella McCartney. Il suo brand è infatti totalmente vegano dal 2001, un periodo dove ancora non si parlava di responsabilità ambientale o etica. Non ha mai utilizzato infatti nelle sue collezioni pellami o prodotti di origine animale, diventando così l’esempio perfetto di come si possano creare prodotti high-end senza rinunciare a nulla. 

Si potrebbe continuare per ore a citare esempi di brand che hanno iniziato a dare una svolta green alle produzioni. Forse, però, è meglio parlare di come possiamo integrare i prodotti di lusso fra i nostri acquisti. 

Se fate parte della maggior parte della popolazione, molto probabilmente, non comprerete beni high-end tutti i giorni. Impariamo quindi a vedere questi acquisti come investimenti. Dal punto di vista della sostenibilità ciò è fondamentale: da un lato sono infatti prodotti che avranno una vita molto lunga, dall’altro la loro qualità è insuperabile. 

Il vintage inoltre è sempre un’ottima risorsa. L’importante è ricordare che non sempre però si ha conseguentemente un prezzo più basso. Spesso infatti ci si approccia al vintage luxury con l’idea di spendere di meno e si rimane delusi. Vi sono anche diverse piattaforme a riguardo. La più famosa è sicuramente Vestiaire Collective. 

Infine possiamo anche considerare lo scambio e/o l’affitto come una risorsa. In Italia non è ancora molto diffuso ma all’estero vi sono da anni negozi che affittano capi o accessori luxury. Per quanto riguarda lo scambio invece proprio nell’ultimo periodo si stanno diffondendo swap parties e mercatini. Questi però, per ora, si sono limitati al campo del second hand o del vintage. 

 



Rebecca Bertolasi