Lo Swaziland cambia nome: “Noi non siamo la Svizzera”

Nell’Africa australe, tra il Sudrafrica e il Mozambico, a 80 km dall’Oceano Indiano, sorge un piccolo stato, dal nome difficile e complicato da ricordare, lo Swaziland.

Proprio per questo, il Re Mswati III ha deciso di cambiarlo. Il Paese, infatti, verrà ribattezzato eSwatini che vuol dire “terra degli Swazis“, in onore di uno dei gruppi principali che, insieme agli Ndebele e agli Zulu, formano gli Ngoni, popolo dell’Africa del Sud. In realtà, non è la prima volta che si parla dello Swarziland come “Regno degli Swazis”. Il nome, infatti, era già stato usato dal re  durante l’assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2017 e all’apertura della prima sessione del 10° parlamento del regno dell’eSwatini nel 2014.

Tuttavia, adesso è arrivato anche l’annuncio ufficiale, giunto a margine delle celebrazioni per il 50 ° anniversario  dell’indipendenza del paese, avvenuta pacificamente nel 1968 dopo 62 anni di dominazione coloniale britannica. Ma quali sono i motivi che hanno spinto il sovrano a questa importante decisione?

Ogni volta che andiamo all’estero, la gente si riferisce a noi come la Svizzera”, ha spiegato il re Mswati III, visibilmente stanco di fronte a questa confusione linguistica. In effetti, una certa assonanza tra Swaziland e Switzerland esiste e, di fronte a questa evidenza, è davvero difficile dare torto al sovrano africano.

Non tutti gli abitanti del piccolo Stato hanno, però, accolto positivamente la decisione del monarca, anzi numerose sono le critiche a lui rivolte. Secondo gli oppositori, la questione del nome è del tutto futile e inutile a sollevare le sorti di un Paese che da anni vive una situazione economica precaria e in un clima dittatoriale e antidemocratico. Molti attivisti, infatti, hanno evidenziato, nella monarchia di Mswati III, violazioni dei diritti umani, discriminazione femminile e la messa al bando di partiti politici.

Cinquant’anni dopo aver ottenuto l’indipendenza, lo Swaziland segue le orme di tutte le altre ex colonie britanniche, cambiando ufficialmente nome ed eliminando quell’ultimo residuo dell’ingombrante eredità dell’epoca coloniale.

Catiuscia Polzella