L’NBA riparte ufficialmente a Disneyworld

È ufficiale: l’NBA riparte. Il 4 giugno si è tenuta l’assemblea tra i proprietari delle 30 franchigie, che tramite una votazione hanno approvato la ripresa del campionato. Nonostante negli Stati Uniti il caos la faccia ancora da padrone, da un lato per la difficile gestione della pandemia, dall’altro per le rivolte scatenate dall’omicidio dell’afroamericano George Floyd, un primo barlume di normalità può scaturire dalla decisione di far ripartire lo sport.

L’NBA A DISNEY NON È UN CASO

L’assemblea ha confermato le indiscrezioni che ipotizzavano la ripresa in una location neutra e unica per tutte le squadre, il Disney World Resort di Orlando, Florida. Questa destinazione è stata preferita alle “contendenti” in primo luogo perchè la Florida, almeno inizialmente, era stata tra gli stati più efficienti nel contenimento del virus, in secondo luogo perché a Disney World è presente l’ESPN Wide World of Sports Complex, che comprende due arene, il VISA Center e l’HP Field House, e delle strutture ricettive per complessivi 5.000 alloggi da destinare a giocatori e staff.

Inoltre, ci sono da considerare gli intrecci economici, visto che Disney è proprietaria della ESPN, che rappresenta uno dei principali partner della NBA, al quale stacca ogni anno un assegno da 2,8 miliardi di dollari per trasmetterne i contenuti. Nei giorni scorsi erano state definite anche le date, che prevedono la prima palla a due il 31 luglio, mentre il titolo, qualora si arrivi a gara 7 delle Finals, verrà assegnato il 12 ottobre, comportando quindi un notevole slittamento per la stagione 20/21. Anche la cerimonia del Draft è slittata al 15 Ottobre.

 

credit: sbnation.com

QUALE SARÀ IL FORMAT?

Nei giorni scorsi era fuoriuscita più di una indiscrezione sul nuovo format della postseason. Le ipotesi più gettonate prevedevano un tabellone unico a 16 squadre (al posto della classica distinzione tra le due conference), e un primo turno caratterizzato da una fase a gironi. Tutto questo non avverrà e dovremo quindi aspettare ancora qualche anno per una rivoluzione del format della postseason, che ha raccolto negli ultimi anni numerose critiche per la disparità di equilibrio tra Eastern e Western conference.

Veniamo però alla decisione finale. Ad Orlando arriveranno 22 squadre: le prime 9 della Eastern conference e le prime 13 della Western Conference. Perché questa differenza? Ad Est la classifica è già quasi del tutto delineata, con 7 slot già assegnati (resta da definire l’ordine) e l’ottavo in stallo, corteggiato dagli Orlando Magic (record 30-35) e Washington Wizards (24-40). Ad Ovest, invece, la corsa è più serrata con 6 squadre a giocarsi l’ottavo seed (Memphis, Portland, New Orleans, Sacramento, San Antonio e Phoenix). Il 31 luglio partirà quindi la volata finale, in cui ogni team disputerà 8 partite per terminare la regular season e definire così le caselle per i Playoff. Sono previste alcune regole da seguire. Qualora ci fossero 4 o più “partite di distanza” tra 8^ e 9^ classificata, la prima accederà automaticamente ai Playoff, mentre qualora la distanza tra le squadre fosse inferiore alle 4 vittorie, si disputerà uno spareggio (un mini torneo se ci fossero più di due squadre all’interno di quel range). Definite le 16 franchigie che accederanno ai Playoff, tutto proseguirà come da tradizione, location e spettatori a parte ovviamente.

GLI ULTIMI DETTAGLI

Un ulteriore tema di discussione, non ancora definito, riguarda un possibile vantaggio da assegnare alle squadre che avrebbero dovuto beneficiare del fattore campo, e si vedono così private di un privilegio meritato durante tutta la stagione. Su questa questione non ci sono notizie ufficiali e presumibilmente se ne parlerà nei prossimi giorni.

La decisione di riprendere dalle ultime partite di regular season, piuttosto che direttamente con i Playoff, deriva innanzitutto da questioni economiche. Questo permetterebbe infatti alle franchigie di raggiungere le 70 partite stagionali, risultato che garantirebbe loro di adempiere agli accordi televisivi con le varie emittenti. Inoltre, questo sistema garantirebbe giustizia ed equità per quelle squadre che avrebbero verosimilmente potuto giocarsi i Playoff. In ultima analisi queste otto partite potranno servire per ritrovare il ritmo partita e oliare i meccanismi di squadra, dal momento che dall’11 marzo (giorno in cui il campionato si è interrotto) al 31 luglio, saranno trascorsi ben 141 giorni, un periodo di tempo analogo all’intera offseason.



Gianluca Pinna