app coronavirus

Le app contro il Coronavirus: telemedicina, contact tracing e molto altro

Il motto di Bill Gates “un computer su ogni scrivania”, nei decenni, è diventato una realtà. Non solo: oggi abbiamo un computer, un oggetto potentissimo e ultra connesso, in ogni tasca. E questa “pistola nella fondina” potrebbe farci vincere la battaglia contro la natura, se caricata con le giuste cartucce. Le app contro il Coronavirus sono una delle anime dietro al modello coreano di cui si sente spesso parlare, e anche il nostro – spesso macchiettistico – Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione se ne è accorto.

Da lunedì a giovedì, infatti, è stato aperto un bando di concorso per sviluppare app che aiutassero a contrastare la pandemia. In questo articolo ci occupiamo di vedere le problematiche a monte in questo approccio da una parte, e dall’altra di commentare i primi esempi di applicazione emersi nelle cronache nazionali.

Let’s go.

Quindi i coreani non sono bravi solo nella skincare routine?

Ma perché stiamo parlando così tanto del modello koreano e di usare la tecnologia per contrastare l’epidemia? Beh, perché innanzitutto la risposta all’ironica domanda posta nel titolo di questo paragrafo è “no, sono bravissimi anche nel mondo tech e nelle sue meraviglie applicative”.

Modello Coreano disinfezione

Dietro al modello coreano di cui si parla tanto, c’è infatti anche l’uso massivo e pressoché invasivo di sistemi di tracciamento digitale che potrebbero far gridare quasi allo scenario orwelliano. 

Certo, non è la sola cosa che ha permesso alla Corea del Sud di contenere così bene il contagio tanto da farla diventare un modello. Per esempio in Corea del Sud c’è stata un’attivazione pressoché immediata di un protocollo di tracciamento, test e isolamento delle persone entrate in contatto con soggetti infetti. Questo sicuramente basato anche su tecnologie digitali, ma anche sulla collaborazione della popolazione che si è sottoposta a screening volontario e soprattutto su un numero di tamponi effettuati allucinante in rapporto al tempo impiegato – cosa che noi non stiamo facendo.

Ecco che a quel punto poteva entrare in gioco la componente del modello coreano di cui stiamo parlando oggi. Una volta che qualcuno apprendeva di essere stato in possibile contatto con un soggetto infetto, grazie alle app che segnalavano i luoghi frequentati nei giorni precedenti dai soggetti trovati infetti, veniva tempestivamente avvisato e poteva essere tempestivamente isolato e trattato, interrompendo prima la potenziale linea di contagio e poi il decorso incontrollato della malattia.

Il problema qui sta proprio nel fatto che queste app “segnalavano i luoghi frequentati nei giorni precedenti dai soggetti trovati infetti”. La privacy dove sta? Per non parlare dell’utilizzo della videosorveglianza con implementazioni di intelligenza artificiale che permettono il riconoscimento facciale degli individui, anche se dotati di mascherina, sempre utilizzato per contenere il contagio in Corea del Sud.

Ecco, se c’è una cosa in cui noi europei siamo più bravi dei coreani e degli asiatici in generale, è l’avere un corpus di leggi che garantiscano le libertà e i diritti fondamentali degli individui, soprattutto rispetto allo Stato. Un bene impagabile per certi versi, un male oscuro e incurabile per cert’altri. Tipo per far fronte a una pandemia. Ma veniamo comunque a noi nel dettaglio, perché siamo abbastanza bravi da avere anche un cavillo per situazioni come questa.

Oh GDPR, GDPR, perché sei tu GDPR?

La GDPR è stato l’incubo dei digital marketers, alla sua nascita. La normativa sulla privacy attualmente in vigore in tutta l’Unione si è resa necessaria per tutelare i nostri dati personali, a maggior ragione dopo scandali come quello di Cambridge Analytica.

Quindi, come convive la GDPR con una pandemia? Semplice, si fa da parte.

gdpr

Al di là della soluzione che verrà adottata – è stato infatti proposto anche di chiedere questi dati di tracciamento a big companies del tech che già li raccolgono senza che ce ne rendiamo conto, leggasi Facebook o Google – una deroga alle leggi in vigore sembra scontata. Il garante Antonello Soro, in un’intervista al Corriere, ha per l’appunto chiarito che non esistono “preclusioni assolute nei confronti di determinate misure in quanto tali”.

Quindi la GDPR? A quanto pare l’abbiamo scritta bene fin dal suo concepimento. Riportando quanto dichiarato all’AGI dall’avvocato esperto di digitale Ernesto Belisario: “Per il regolamento europeo l’uso di questi dati è ammesso. Le norme già prevedono l’utilizzo di dati particolari se c’è di mezzo l’interesse pubblico nel settore della sanità. Il GDPR già prevede la possibilità di tenere sotto controllo la diffusione delle epidemie attraverso l’uso di dati, nella misura in cui è necessario un monitoraggio fatto sempre nella cornice della protezione dei dati personali”. Sempre Belisario aggiunge che non c’è rischio che questo stato d’eccezione si proroghi o si riapra per fini di controllo sociale o soppressione della dissidenza politica, perché “nella GDPR è fatto esplicito riferimento alle questioni sanitarie. E poi tutto sta a come verrà scritta questa legge, bisognerà prestare molta attenzione. E già immagino che ci sarà molta attenzione dell’opinione pubblica su questa norma. Ma in Italia abbiamo tutto ciò che serve per fare un buon lavoro”.

Insomma, siamo i figli dell’Azzeccagarbugli per qualcosa. Lo spiraglio per applicare una delle componenti più controverse del modello coreano c’è. L’unica incognita è il tempo burocratico per applicarla e verificarne il rispetto da parte dei vincitori del bando, ed ecco che si presenta il “male oscuro e incurabile” del nostro avere un mastodontico sistema di tutele individuali.

Ma tant’è.

Le app che stanno nascendo contro il Coronavirus: contact tracing

Tornando a noi e al bando emesso dal Ministero, l’idea è attivare in tempi rapidi servizi di monitoraggio dei malati e dei contagi attraverso app che aiutino a migliorare l’assistenza domiciliare per le persone malate di Coronavirus per le quali non è necessario il ricovero, e app per il controllo “attivo” del rischio di contagio – per l’appunto il  “contact tracing” alla coreana.

STOPCovid19, per esempio, è una delle app che hanno ricevuto più attenzioni. Sviluppata dall’taliana Webtek punta a essere un servizio in grado di tracciare le catene dei contagi, in modo da evitare che persone potenzialmente infette possano entrare in contatto con altri. 

Come funziona? In pratica, ottenuto il consenso da parte dell’utente, STOPCovid19 registra la posizione geografica tramite GPS e invia poi periodicamente l’informazione a un registro centralizzato associato al proprio numero di cellulare. Nel caso in cui un utente risulti infetto, le autorità sanitarie potrebbero consultare il registro per cercare le persone entrate in contatto con il soggetto con coronavirus. E tornando al GDPR, l’amministratore delegato di Webtek ha spiegato a Wired che ogni utente avrà sempre la possibilità di cancellare i propri dati, come previsto da questa normativa.

Stop Covid19 app

Come praticamente tutte le altre applicazioni di contact tracing, STOPCovid19 ha il limite di poter avere un impatto solo se viene utilizzata massicciamente, altrimenti la raccolta dati diventerebbe lacunosa e non consentirebbe di tracciare facilmente le altre persone esposte. In ogni caso, l’app è in fase di lancio e test in Umbria, e vedremo che riscontro avrà nelle prossime settimane.

Le app che stanno nascendo contro il Coronavirus: telemedicina

Un altro aspetto in cui le app potrebbero essere utili per fronteggiare il coronavirus è quello della telemedicina, ovvero medicina e fornitura di servizi sanitari a distanza. Questo aspetto è utile non solo per un discorso di raccolta dati da remoto in sé, ma anche per fronteggiare lo spinosissimo problema dei medici e operatori sanitari contagiati

Infatti, se il medico di base non entra in contatto con te, salvo situazioni di bisogno di assistenza acclarato, senza però rinunciare alla registrazione di un quadro clinico che porta a pensare a una positività al Coronavirus o alla notifica del peggioramento dei sintomi in caso di positività, va da sé che ci ritroviamo per le mani un sistema che protegge maggiormente e ottimizza il lavoro dei nostri soldati di prima linea. Chiedere sempre alla Corea del Sud per conferma.

Nello specifico, l’esempio di Visitamiapp unisce le visite in remoto e la localizzazione di pazienti sintomatici ma non ancora testati, così da contribuire all’individuazione dei casi sommersi – uno dei problemi più grandi che abbiamo, visto che i tamponi positivi rappresentano sicuramente solo una parte minoritaria del totale dei positivi in Italia.

Le app che stanno nascendo contro il Coronavirus: il rispetto delle normative

Un’altra dimensione del problema in cui le app o comunque il digitale possono essere di grande aiuto è sicuramente quello del rispetto delle normative e del sostegno al buonsenso individuale

Esempio lampante è la simpatica app sviluppata da due giovani trevigiani, soggetti quindi alle restrizioni particolari emesse in Veneto, ma che non è detto non vengano ampliate ad altre regioni: “200 metri”, disponibile sia su App Store per iOs, sia su Google Play per Android. Secondo gli ultimi decreti, infatti, non si può uscire oltre il raggio dei 200 metri da casa per quelle necessità fisiologiche come i bisogni del cane o il buttare la spazzatura. Come fare a essere sicuri di non uscire da questo perimetro?

app 200 metri

Semplice, grazie a questa app completamente gratuita, che non vi richiede dati personali se non ovviamente l’accesso alla posizione, che non estrae dati biometrici né registra l’utilizzo dello smartphone, e che infine non mostra nemmeno pubblicità o contenuti promozionali. Un progetto senza scopo di lucro, che ci piace proprio per lo spirito intraprendente che dimostra nel voler fare qualcosa di utile e bello in questo momento difficile per tutti. Bravi ragazzi.

Insomma, in questi tempi difficili, o “di guerra” – come alcuni iniziano a dire -, un’arma in più la possiamo avere sempre in tasca. Sì, quella stessa arma con cui la zia Brumilda vi spara addosso video di gattini doppiati in stile Paperissima e buongiornissimi kaffé.

Hai altre applicazioni o progetti digitali da segnalarmi? Contattami sui miei profili social per farmelo sapere!



Thomas Siface