L’alfabeto indecifrabile del manoscritto di Voynich

Il manoscritto di Voynich è un codice risalente al XV secolo. Come molti altri manoscritti medievali, il libro è vergato con immagini impressionanti, ma la cosa più bizzarra è la scrittura. Ad oggi non è stata ancora decifrata: l’alfabeto non ha riscontri con quelli oggi conosciuti e nessuno sa che cosa ci sia scritto. Insieme alla scrittura dimenticata di Rongorongo, questo è uno dei misteri che più arrovella i paleografi.

Ma chi l’ha scritto questo libro? Nemmeno questo sappiamo. I misteri che avvolgono questo codice medievale oggi lo rendono quasi una leggenda del XV secolo, un qualcosa di arcano, che potrebbe celare chissà quale segreto. Ma da dove arriva questo manoscritto?

Innanzi tutto, il nome del manoscritto deriva dall’antiquario polacco Wilfrid Voynich, a seguito di una donazione da parte dei gesuiti per sfuggire agli espropri del Regno d’Italia. All’interno del codice, l’antiquario trovò una lettera del rettore dell’università di Praga che invitava un suo amico poligrafo che risiedeva a Roma a decifrare il codice. Niente però è valso alla traduzione: nemmeno Wilfrid riuscì a tradurre. Il manoscritto ha anche del fantastico: piante mai catalogate, costellazioni inesistenti e rappresentazioni erboristiche iperdettagliate.

Ad oggi sono molte le ipotesi avanzate dagli studiosi in merito all’origine e al significato della scrittura. Molte di queste prevedono che il luogo di origine sia l’Italia e l’autore sarebbe un italiano (si è pensato al Filarete, a Girolamo Cardano e persino al famoso umanista Poggio Bracciolini, assiduo ricercatore di manoscritti). Dopo 40 anni di lavoro, il dottor Stephen Skinner ha realizzato una nuova riproduzione con una prefazione che spiega le ragioni per le quali il copista sarebbe un italiano, alla luce dei disegni, che per l’epoca potevano trovare riscontri solo nell’Italia medievale.



Andrea Colore