La tana di Jean-Paul Goude e le sue perle nere

La mia tana è la tua tana, la mia traccia è la tua traccia, la tua preda è la mia preda, se avrai fame, fratello”. E’ una delle frasi tratte da “Il libro della Giungla” e lette e rilette da Jean-Paul Goude.
Oggi fotografo rivoluzionario, disegnatore e regista, ieri bambino innamorato di tutti quei racconti (Tarzan, Il libro della Giungla ecc) che si intrecciano con una sola parola: avventura.

La avventura inizia nel 1940 a Parigi ed è costellata da grandi successi e dalle provocazioni più originali. Da direttore artistico per la rivista Esquire a realizzatore di spot pubblicitari d’impatto, come quello per Chanel con Vanessa Paradis in una gabbia di uccelli, e servizi fotografici,tra i più recenti quello di Kim Kardashian per Paper, che non lasciano mai impassibili, Jean-Paul è il protagonista della mostra “So Far So Goude”, fino al 19 giugno al PAC di Milano.

Si tratta di 230 schizzi, servizi pubblicitari ideati per i brand più in voga e donne. Perchè, si sa, che dove c’è l’arte, c’è lo sguardo poliedrico di una donna che ci parla. La donna di Goude è, senza ombra di dubbio, la modella e cantante Grace Jonas che ha trasformato i suoi scatti in immagini icone del pop.

Mi innamoro della gente. Immagino scene,giochi da bambino. Poi scatto”. E così Goude ci dà in mano i suoi scatti e ci lascia osservare, ci fa aprire una nuova finestra sulla realtà sorniona dell’arte. Cut-up – ovvero la pratica di tagliare le fotografie e ricomporle -, colori pulsanti e vivi, una vibrazione di corpi nudi e intriganti in cui gli spigoli della pornografia si ammorbidiscono con un “sense of humor” velato, la fusione ibrida e vera tra corpo umano e animale,le donne che conquistano la virilità degli uomini… Tutto questo è “So Far so Gaude”.

In questa mostra c’è un mondo multietnico, impregnato di fatica e consenso, ordine e disordine, identità e appartenenza.

50 anni di impegno e originalità, un’esplorazione creativa che ha portato Gaude, in un momento in cui l’ideale di bellezza era la pelle bianca, a ritrarre moltissime donne nere e latine.

Pensavano che fossi un depravato perchè non fotografavo le bianche, come tutti? Io in un quartiere multirazziale ci ero cresciuto, tra i negozi etnici e le immagini di propaganda coloniale francese che avrà avuto tanti difetti, ma esaltava la bellezza di quei mondi lontani. Sono ancora quel bambino”

Si: è ancora quel bambino, Jean-Paul, quello che leggeva “Il libro della Giungla” e sapeva già di avere una foresta dentro la sua anima, la stessa in cui ci fa respirare e vivere dentro le sue fotografie.



Alessandra Nepa