La chirurgia robotica rivoluziona la medicina

Ci sono alcune attività in cui l’accuratezza e la precisione la fanno, senza alcun dubbio, da padrone. Al primo posto potremmo collocare, senza indugio alcuno, l’ardua professione del chirurgo. Si tratta di un lavoro che richiede alta formazione, molti anni di pratica ed una discreta dose di concentrazione e sangue freddo, tutte cose necessarie per non cedere sotto il peso della tensione e della stanchezza nel corso di interventi che, alle volte, possono durare anche diverse ore.

La robotica offre il suo aiuto in questo settore ormai da diversi anni tanto da aver dato vita ad una apposita branca nota con il nome di chirurgia robotica. I robot chirurgici attualmente operativi sono dei dispositivi non autonomi, ma in grado di eseguire manovre chirurgiche, anche molto fini, che vengono comandate a distanza dall’uomo. Il chirurgo, quindi, non opera in prima persona, ma impartisce istruzioni al robot, che viene comunque seguito da un’equipe di assistenti, attraverso una console. Il primo dispositivo di questo tipo ad essere approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) risale al 2000 e fu battezzato con il nome beneaugurale di da Vinci, pioniere delle scienze e della medicina.

La chirurgia robotica rimane ancora oggi una pratica appannaggio di centri specializzati e riservata solo ad alcuni tipi di pazienti e di intervento, ma la strada fatta dal 2000 ad oggi è decisamente parecchia, abbastanza da aver portato alla nascita di STAR o Smart Tissue Autonomous Robot, il primo robot in grado di condurre alcune, per ora semplici, manovre chirurgiche in totale autonomia.
Il sistema, sviluppato dagli ingegneri della Johns Hopkins University insieme allo Sheikh Zayed Institute per l’innovazione in chirurgia pediatrica di Washington, ha visto l’implementazione di una piattaforma robotica già esistente fino alla realizzazione di un robot specializzato in operazioni di sutura di tessuti molli e anastomosi, la procedura chirurgica con cui si ricongiungono due parti di un tessuto cavo, come intestino o vasi sanguigni. STAR presenta una telecamera panottica ad infrarossi che gli garantisce una “visione” chiara a 360°C. Il “braccio meccanico” è invece comandato da un algoritmo che codifica le procedure chirurgiche più diffuse e di alto livello. Non a caso la programmazione del nuovo robot chirurgo, la cui storia scientifica è raccontata su Science Translational Medicineha richiesto ben 4 anni di lavoro da parte dei suoi creatori.

Il merito di STAR è quello di aver applicato con successo e in autonomia la chirurgia robotica anche ai tessuti molli, i più difficili da trattare in quanto mutevoli nella forma e nei movimenti durante l’intervento. Fino ad ora, infatti, gli automi erano in grado di lavorare efficientemente solo su tessuti rigidi, come le ossa, e con una certa precisione.
I primi test sono stati condotti su un campione di intestino di maiale, ex vivo prima ed in vivo poiche il robot ha ricucito alla perfezione portando a termine un’anastomosi in modo più regolare e preciso della mano umana. Nel 60% gli “interventi” si sono svolti senza alcuna necessità di intervento da parte dell’uomo. Il nodo principale, però, rimane il tempo che risulta ancora essere circa di molto superiore a quello necessario ad un chirurgo per condurre la stessa procedura.

Siamo ancora ben lontani dal sostituire la mano sapiente del chirurgo con una macchina e, con buona probabilità, per alcune procedure non sarà mai possibile farlo. Lo scopo della robotica in ambito chirurgico, tuttavia, non è quello di sostituire la componente umana nella medicina, quanto piuttosto l’offrire le migliori procedure chirurgiche, standardizzate ed a costo ridotto, a quante più persone possibili. Siamo in attesa di nuovi sviluppi e chissà che lo straordinario lavoro che ha portato alla nascita di STAR non ci sorprenda di nuovo.



Silvia D'Amico