Geco
fonte: napolidavivere

La sindaca Raggi “cattura” Geco, ma la street art è o non è arte?

E’ di appena qualche giorno la super notizia della “cattura” di Geco, noto writer romano. A diffondere la mirabile impresa è stata proprio la sindaca Raggi dal suo profilo personale Facebook.

“… il Nucleo Ambiente e Decoro della nostra Polizia Locale ha sequestrato al writer romano noto come “Geco” che, insieme all’assessore Linda Meleo, avevamo già denunciato per aver deturpato diversi edifici della nostra città. Grazie al lavoro del Nad, e a un anno di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, i nostri agenti sono riusciti a identificare il writer…”

Geco
Fonte: artslife

Una notizia che colpisce su due fronti:
Il primo è lo scoprire come anche Roma sia dotata di un Nucleo Ambiente e Decoro, che nell’ultimo anno ha impiegato uomini e risorse in una caccia all’uomo. Indagine delicatissima e che a tratti è apparsa come una vittoria schiacciante contro la mala capitolina e che ora donerà a Roma, l’aspetto decoroso che da anni scarseggiava diffusamente per tutta la città.

Sul secondo fronte, la vicenda stupisce e spacca l’opinione pubblica che ora si interroga sullo spessore della street art. C’è chi continua a considerare questa, una forma di vandalismo, totalmente distante da ciò che può essere considerate arte, ma corre ad accaparrarsi un biglietto per la mostra di Banksy e chi, invece, difende a spada tratta l’esigenza comunicativa del graffitismo.

La vicenda di Geco riporta dunque, sotto i riflettori una questione spinosa e dal giudizio fortemente borderline. Artisti come Geco sono da considerarsi vandali o artisti, bisogna condannarli o lasciare libero l’estro artistico? La street Art è arte o non lo è?

Quesiti ai quali non si può rispondere, per un semplice motivo che forse a molti, sta sfuggendo. L’arte non è possibile canonizzarla in senso stretto. L’arte si è sempre mossa sul filo del rasoio. Tutto può essere arte e può non esserlo. E’ il pubblico ad acclamare e riconoscere il valore di un’opera, il mercato, la vendita, la storicità, la valenza intrinseca all’interno stesso di un’opera. Allo stesso modo è il pubblico a declassare e ignorare le forme artistiche e a lasciarle dimenticate per sempre.

Premesso, dunque, che a quesiti del genere è difficile rispondere, bisogna spostarsi su altre riflessioni. Innanzitutto bisogna riconoscere come il graffitismo sia un linguaggio altamente condiviso e che affonda le proprie radici in tempi immemori. I suoi codici comunicativi e semantici sono così estesi e capillari che sono rintracciabili in qualsiasi angolo del mondo e continuano a produrre nuove espressioni. Una pratica che vede l’appropriazione di spazi pubblici con una sorta di marchio di interi quartieri.

Fonte: parisattitude

Bisogna inoltre sottolineare come la street art non risponda ad un unico filone, ma espressioni e pratiche che sono in continuo mutamento, soggette spesso ad elementi convenzionali e personali di chi la pratica. Un cambiamento generazionale o semplicemente di gusti, al di là di regole e canoni. Il senso va ricercato nelle necessità comunicative che possono essere quelle di una comunità, una minoranza o semplicemente di diversi filoni culturali underground che possono affermarsi o essere sostituiti.

Ed è proprio sul piano culturale underground che nel tempo più recente si sono affermati autori e artisti ricercati e affermati, ma che molto spesso hanno usato o usano tutt’oggi elementi vandalici. Basta pensare a
Banksy, il più famoso street artist di tutti i tempi, ha operato e spesso ancora opera nell’illegalità. Eppure le sue opere generano stupore e acclamazione e casi di emulazione.

fonte: gorgeusyorkshire

Un breve accenno potrebbe far riflettere su come l’arte di strada abbia in qualche modo influenzato la moda. Keith Haring e Vivenne Westwood hanno fatto storia con la collezione Witches, per arrivare ad artisti più moderni come il brand Obey.

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Fonte: paolavignati

Città e istituzioni si vestono di mecenatismo e chiamano al loro servizio nomi famosi nel settore per riqualificare e ridare dignità a quartieri sofferenti. Città che si colorano con le opere dei migliori professionisti della street art e veri e propri tour turistici invadono le città alla scoperta dei “murales”.

C’è dunque da chiedersi ancora se la street art sia da considerarsi arte?



Benito Dell'Aquila