Fonte: CHEAP

La nuova iniziativa di CHEAP per le strade di Bologna sulle donne afghane

Riuscire a fare la differenza quando si tratta di tematiche che interessano una parte del mondo lontana da noi a volte è davvero difficile. Ma non impossibile. Non servono solo le azioni concrete, in certi casi è importante anche cercare di non rimanere indifferenti. Evitare il silenzio. Nell’agosto del 2021 i talebani riprendevano con la forza il controllo dell’Afghanistan. Ed i media da tutto il mondo erano subito insorti in difesa della libertà e dei diritti, che nel giro di poco tempo, sarebbero venuti a mancare a molti individui. Specialmente il grido d’aiuto più forte era quello delle donne afghane, che come si sa, sotto il regime talebano sono ridotte a meri “oggetti da proteggere” e per questo censurare.

È trascorso più di un anno da quella ripresa del potere, e nel frattempo molti altri argomenti di attualità si sono imposti nell’agenda politica mondiale. Tuttavia, la condizione delle donne in Afghanistan non è di certo migliorata, è solo caduta in un’inesorabile spirale del silenzio.

Ecco che risulta emblematica l’iniziativa di CHEAP Street Poster Art dal titolo: “Pane, lavoro e libertà – lo chiedono le donne afghane”.

CHEAP è un progetto di public art fondato nel 2013 a Bologna da 6 donne. Nato come un semplice festival, è diventando nel tempo molto altro attraverso i messaggi che ha diffuso attraverso l’arte di strada. In particolar modo, l’attenzione è rivolta a tappezzare le strade e il territorio con manifesti che ogni volta rispecchiano un tema diverso.

Disturbare la quiete urbana con dei manifesti ad effetto rappresenta un’occasione davvero importante per divulgare messaggi  e fornire un aiuto concreto, seppur attraverso la carta.

Un modo per richiamare l’attenzione verso le donne afghane che sono state, in qualche misura, dimenticate.

Ciò è particolarmente rilevante nelle strade di Bologna, i cui muri e portici sono pieni di scritte che attirano l’attenzione tanto dei bolognesi, quanto di studenti e turisti.

In occasione del nuovo progetto, CHEAP collabora con WeWorld, un’organizzazione no profit italiana rivolta a progetti di Cooperazione allo Sviluppo e Aiuto Umanitario per garantire i diritti delle comunità più vulnerabili a partire da donne, bambine e bambini.

I messaggi di CHEAP sono quelli gridati dalle donne in piazza a Kabul per protestare contro il regime che nega loro ogni diritto. Dobbiamo opporci con forza a questa sconfitta della civiltà e far sì che queste donne, ragazze, bambine tornino ad immaginare un futuro che oggi è nero, come quel 15 agosto 2021.

Così spiega a CHEAP, Marco Chiesara, Presidente di WeWorld Onlus.

In effetti, ciò che chiedono le donne afghane non è altro che “Pane, lavoro e libertà”.

Semplici e grandi cose che vengono loro negate da un regime che non permette neanche che la donna prosegua con gli studi.

Come fare allora per sollevare di nuovo la questione? Primo step: dire la verità. CHEAP sensibilizza sull’argomento semplicemente presentando “bianco su nero” le reali richieste delle donne afghane. “Non puoi studiare, il governo te lo vieta perché sei una donna”. Questo è uno dei messaggi riproposti sui manifesti per le strade bolognesi.

Nessuna grafica ad effetto, solo una frase che a carattere cubitale invita i passanti di via dell’Indipendenza e Piazza San Giuseppe a ricordarsi che nel Mondo c’è qualcuno che ha estremo bisogno di noi. Flavia Tommasini, co-founder di CHEAP ha raccontato le ragioni della scelta:

A partire da questi divieti abbiamo fatto una lavoro per svelare e far immedesimare le persone, ti senti trascinato nella rimozione del diritto che le donne Afghane vivono tutti i giorni sulla loro pelle.

Giorgia, studentessa fuori sede a Bologna ha descritto ciò che provato quando si è ritrovata dinanzi un manifesto di CHEAP: “Una sensazione che impone, in qualche modo, una presa di coscienza. Un effetto trascinamento che è anche uno schiaffo morale”.

Molte delle frasi riportate terminano con “perché sei una donna”.

Una giustificazione che per troppo tempo è rimasta valida nei regimi più chiusi del pianeta e che nel 2022 non può essere di certo ancora realtà. Oltre a cercare di sostenere e supportare la causa delle donne in Afghanistan i messaggi che CHEAP riporta descrivono un contesto più ampio. Ovvero che “il governo ha messo al bando la musica, tutta tranne quella religiosa”. Ed ancora “il diritto di voto è stato soppresso: non ci saranno altre elezioni”. Un clamoroso passo indietro nel tempo che rappresenta, però, il presente di molte persone.

Il progetto è stato ufficialmente presentato giovedì 6 ottobre, al Cinema Lumière di Bologna in occasione della 16° edizione del Terra di Tutti Film Festival. I manifesti, invece, sono già per strada pronti per essere letti, fotografati ma soprattutto compresi. Attivarsi per garantire i diritti fondamentali di tutti nel mondo è un dovere umano e globale, non restiamo indifferenti.

 



Giulia Grasso