La Llorona-Quando un regista gioca male con le carte giuste

Nei sei anni trascorsi dalla nascita di The Conjuring, l’universo narrativo creato da James Wan si è allargato fino a comprendere ben 6 lungometraggi. L’ultimo: La Llorona, pur presentando personaggi totalmente diversi rispetto al primo film, mantiene la stessa atmosfera e mette prepotentemente in mostra le caratteristiche tipiche del cinema del suo autore. Il film mostra molte differenze col resto della saga. Non sono infatti presenti né i coniugi Warren né alcuno dei demoni visti nei film precedenti. Gli unici collegamenti con gli altri film sono: l’epoca in cui è ambientata la vicenda e una breve apparizione di padre Perez (da Annabelle). La novità vera e propria è invece data dall’identità dell’antagonista che dà il nome al film. La Llorona infatti non è né un demone inventato né uno dei casi dei Warren. Essa è invece un personaggio appartenente al folklore popolare latino americano, modificato per renderlo ancora più mostruoso.

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Padre Perez (Tony Amendola) da Annabelle e La Llorona

La Llorona- Dalla leggenda al film

Le leggende originali della Llorona in Sud America variano a seconda del paese, ma spesso si presenta come un’anima in pena di una donna che ha ucciso il figlio, e che non può smettere di cercarlo. Questo stesso racconto apre il film di Wan a mo’ di premessa, per poi presentarci i protagonisti della vicenda. Anna è un’assistente sociale, una giovane madre che dopo la morte del marito deve crescere due figli da sola. Ma al centro della storia c’è anche un’altra madre, che a differenza di Anna è molto superstiziosa e i cui rituali, atti a proteggere i propri figli dal male, vengono interpretati come abusi. Sarà proprio l’incontro con questa seconda donna a dare il via alla trama de la Llorona.

Il film è sorretto da tematiche molto affascinanti e la Llorona di per sè è una creatura differente da quelle a cui siamo abituati dal folklore europeo. Uno degli elementi più affascinanti della pellicola consiste proprio nel gap culturale tra chi crede e chi no. Ciò non solo in senso biblico ma anche ai miti, alle leggende e alla superstizione. Il problema però è che tutti questi elementi sono stati solo accennati e affatto approfonditi. In sostanza il film resta legato allo stereotipo del film horror: tutta una serie di tentativi da parte del regista di spaventare il suo pubblico, talvolta anche in modo piuttosto goffo. La stessa Llorona è stata modificata per renderla più mostruosa possibile ma facendole così perdere parte della sua originalità.

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La Llorona

Lacrime del Male (ma non malissimo)

Da un punto di vista tecnico, la differenza con gli altri film dello stesso regista è che in genere, tra un momento di tensione e l’altro Wan dava respiro allo spettatore con scene più rilassate. Ne La Llorona invece non esiste pausa. Una Jumpscare insegue l’altra dall’inizio alla fine del film diventando alla lunga non solo prevedibile ma quasi comico. L’antagonista sembra non avere una vera e propria fretta di uccidere i protagonisti. La sua pericolosità cresce e diminuisce a seconda delle necessità narrative, diventando talvolta una parodia di se stessa.

La Llorona, preso singolarmente, è un film semplice, a tratti banale, ma non del tutto da buttar via. Gli appassionati del genere sapranno certamente apprezzarne il ritmo frenetico e le tesissime scene da cardiopalma. Anche il cast è riuscito a fare un buon lavoro, soprattutto Linda Cardellini nei panni della protagonista e Raymond Cruz che interpreta il curandero. Il personaggio chiave del film che aiuterà la famiglia ad affrontare il male, il quale, pur non mantenendo il carattere accattivante dei coniugi Warren, resta comunque molto simpatico ed interessante.

 

 



Gian Luca Giosuè