I dieci album di marzo 2018 da inserire immediatamente in playlist

In SPETTACOLO by Sandy SciutoLeave a Comment

Il mercato discografico ha trovato inaspettatamente in marzo il momento ideale e cruciale per dare ai cultori di musica e ai fan di artisti nazionali e internazionali modo di fruire di novità.

Ecco lanciati sul mercato nuovi progetti discografici dai contorni e dai contenuti più disparati che fanno a gara per anticiparsi nelle classifiche ed essere cantati sotto la doccia o inseriti nelle playlist personali.

Diciamocelo però, tanta quantità non corrisponde sempre a tanta qualità. Quindi, volendo tirare le somme, ecco i nostri dieci dischi (in ordine sparso) da salvare su Spotify che hanno lasciato il segno tra l’inverno e la primavera 2018.

  1. “L’amore e la violenza n. 2” – Baustelle

Uscito il 23 marzo 2018 per Warner Music, a distanza di un anno dal precedente, l’ottavo disco di Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini conferma la virata pop e quanto l’arte possa provenire da tanto dolore. L’album, scritto interamente da Bianconi, mette a nudo senza filtri il dolore di una separazione. Un album intensamente straziante e struggente in cui traspare la sofferenza dei testi in cui si parla di amore nostalgico e di violenza all’interno le relazioni. Di certo maggiormente vicino e sentito da chi si trova nello stesso stato d’animo. Tra le dodici canzoni, oltre “Veronica n. 2”, spiccano: “Lei malgrado te”, “Jesse James e Billy Kid”, “A proposito di lei”, “Perdere Giovanna” e “Il minotauro di Borges”.

  1. “American Utopia” – David Byrne

A quattordici anni dall’ultimo disco, David Byrne, ex frontman dei Talking Heads, ha pubblicato il 9 marzo 2018 “American Utopia”. Per la realizzazione dell’album ha lavorato con Brian Eno, Rodaidh McDonald, Patrick Dillett e Joey Waronker. Dell’album lo stesso Byrne ha dichiarato: «Queste canzoni non descrivono un luogo immaginario o irraggiungibile, ma rappresentano piuttosto il mondo in cui viviamo adesso». Dieci canzoni che musicalmente racchiudono il David Byrne del passato, del presente e del futuro. Un album che non si accontenta solo di essere, ma che vuole darsi completamente con testi ambivalenti tra la gioia e la disperazione, con molti riferimenti agli animali e con ritornelli tristi in canzonelli musicalmente ritmate. Un gran ritorno firmato Byrne!

  1. “Maeba” – Mina

Dopo la collaborazione recente con l’amico Adriano Celentano, Mina è tornata con un nuovo progetto discografico dal titolo “Maeba” uscito il 23 marzo 2018. Mina è una cantante imparagonabile e alla veneranda età di 78 anni conserva un timbro di voce ed un’estensione vocale ineguagliabile. Un album completamente nelle sue corde che prende valore grazie alla sua interpretazione e canzoni come “Volevo scriverti da tanto” o “Ti meriti l’Inferno”, “Ci vuole un po’ di r’n r’” e “Il mio amore disperato” sono irresistibili e la potenza vocale irrompe indescrivibilmente! Chicca del disco è il duetto con Paolo Conte, presente in “A’ minestrina”.

  1. “Fidatevi” – Ministri

«È un album molto denso che abbiamo fatto in un anno di lavoro – racconta il paroliere e chitarrista Federico – sono dodici pezzi che sono un insieme di buio e di luce. È un invito a fidarsi perché crediamo che la fiducia sia il tassello principale di qualsiasi relazione sulla faccia della terra». L’album dei Ministri, quindi, è una ventata di fiducia in cui la musica ha la funzione di guarire e anche di salvare. Un sesto disco maturo e pronto per girare l’Italia in tour!

  1. “Boarding House Reach” – Jack White

Nel suo nuovo progetto discografico, Jack White, ex degli White Stripes, non si pone limiti musicalmente parlando. Fa la rockstar senza freni. Nelle tredici tracce del disco White inserisce di tutto come se fosse un eterno flusso di coscienza musicale. Il risultato è una matrioska: dentro una canzone un’altra canzone fino all’infinito. Resta impressa “Connected by love” e lo smodato uso della chitarra accompagnato però da bonghi e coretti. Non sarà il suo miglior album, ma Jack White ha delirato con la musica provando che una rockstar non muore mai.

  1. “Ancora meglio” – Cimini

Senza giri di parole, il disco di Federico Cimini, in arte solo Cimini, nasce da un momento di tristezza e di incertezze del musicista. Aveva pensato di mollare la musica e tornare ad una vita senza sogni. Grazie al sostegno di Brunori Sas, Cimini ha pubblicato “Ancora meglio”. Il disco si ascolta senza tante pretese. Cimini parla alla sua generazione attraverso le sue esperienze e canzoni come “La legge di Murphy” e “Sabato sera” (i singoli estratti) lo dimostrano. Sia “Ancora meglio” sia Cimini meritano attenzione perché è un modo autentico di raccontare questo tempo pieno di contraddizioni in cui però l’ironia è l’arma per vincere. C’è ancora tanta strada davanti, Cimini, non arrenderti.

  1. “Staying at Tamara’s” – George Ezra

Per il secondo album uscito il 23 marzo 2018, George Ezra arrivato in Italia con la sua “Budapest”, si è tuffato nel pop senza ripensamenti. A distanza di quasi quattro anni dal disco d’esordio “Wanted on voyage”, Ezra torna con un disco carino e molto commerciale come i singoli estratti “Shotgun” e “Hold my girl”. Lo stesso cantante inglese ha definito l’album: “una collezione di canzoni sulle paure, l’amore, la voglia di scappare e sognare”. Quindi temi dominanti sono la fuga e l’evasione; l’importanza del viaggio come possibilità per ritrovarsi e per inseguire la propria libertà.

  1. “Violence” – Editors

Parlando del disco, gli Editors hanno dichiarato:“Le canzoni descrivono il modo in cui veniamo bombardati continuamente dalle notizie, dalle opinioni, dalle immagini. Anche questa è violenza. L’unica cosa che ci viene spontaneo dire, in mezzo a tutta la confusione che ci circonda, è: ‘Chiudiamo le tende e stiamo insieme’. Per questo il disco s’intitola Violence”. Inusuale “Magazine” come primo singolo estratto, ma nel complesso l’album suona molto bene e “Cold”, “Violence” e “Belong” sono da playlist insieme a “No Sound But The Wind”, bellissima ballad ispirata nel testo al romanzo di McCarty “La strada”. Il 22 aprile, gli Editors saranno in Italia. Fatevi un regalo: andateci!

  1. “Desert Yacht Club” – Negrita

«La barca nel deserto (titolo e copertina dell’album) rappresenta anche i contrasti che ci sono stati sempre nella nostra musica. Dall’ultimo nostro lavoro è cambiato l’universo musicale. E anche la politica. I generi puri sono finiti come la Prima Repubblica. E allora, visto che eravamo quasi al capolinea abbiamo rischiato aprendoci di più all’elettronica, ma anche a country, folk, reggae e ai suoni della Giamaica di oggi». Il decimo album per i Negrita è stato sudato perché erano al punto di sciogliersi. Una band italiana che da anni mantiene lo stesso sound e la stesa coerenza musicale che si ritrova a fare i conti con l’età, il passare del tempo e la società evoluta. Comprensibile, quindi, il disagio, ma piacevole l’aver deciso di parlarne e di realizzare questo nuovo progetto discografico. “Siamo ancora qua”, “Adios paranoia” e “Talking to you” sono i brani d’eccellenza e nell’ultimo indicato vi è un featuring con Ensi.

  1. “There’s A Riot Going On” Yo La Tengo

C’è una rivolta in corso è la traduzione del titolo del nuovo album degli Yo La Tengo. Il titolo è un tributo all’album che gli Sly And The Family Stone pubblicarono nel lontano 1971, album divenuto un manifesto socio-politico.  Stavolta si predilige un mix tra classicità e rock, nonostante da anni si siano imposti nella scena indie musicale internazionale. Quindici canzoni dal sound dinamico. Bellissime: “Forever”, “Ashes”, “Shortwave” e “What Chance Have I Got” e “You are Here”.

Buon ascolto!