Ci ha lasciato Chester Bennington, il leader dei Linkin Park

Il sito americano TMZ ha comunicato la sconcertante notizia: Chester Bennington, cantante e frontman dei Linkin Park, si è suicidato. Il corpo privo di vita è stato ritrovato la mattina del 20 luglio nella sua residenza privata a Palos Verdes Estates, in California. Il cantante, all’età di 41 anni, pare si sia impiccato, approfittando dell’assenza della seconda moglie e dei figli. Subito dopo la scoperta, la polizia ha avviato le indagini necessarie. A confermare ulteriormente la scomparsa ci pensa, su Twitter, Mike Shinoda, la voce rap dei Linkin Park, il quale dichiarandosi affranto e addolorato, promette l’arrivo a breve di una dichiarazione ufficiale della band.

Le cause della tragica scelta sono naturalmente ancora ignote, riconducibili probabilmente alla continua lotta contro la dipendenza dall’alcool e dalle droghe ed a un profonda depressione. In realtà, in passato, Chester aveva confessato di aver pensato più di una volta al suicidio, in seguito alle molestie sessuali ricevute dai 7 ai 13 anni da parte di un adolescente. La sua infanzia infatti non fu molto semplice, anche a causa dei continui spostamenti in molte città dell’Arizona.

Ci lascia così non solo il frontman di una delle maggiori band rock statunitensi degli ultimi dieci anni, ma una delle voci più graffianti del panorama internazionale. Nel 2006 è stato addirittura inserito alla posizione 46 della classifica dei 100 migliori cantanti metal di tutti i tempi, pubblicata dalla rivista statunitense Hit Parader. Una coincidenza strana e melanconica è che il giorno della sua morte volontaria coincida proprio con il 53esimo compleanno di Chris Cornell, leader del gruppo rock dei Soundgarden, anche lui impiccatosi, poche settimane prima. I due erano amici fraterni e Chester ha dichiarato quanto Chris sia stato per lui grande fonte di ispirazione artistica e umana.

All’età di soli 17 anni, Chester decide di inseguire il suo sogno e, ispirandosi ai suoi gruppi rock preferiti quali ad esempio i Depeche Mode, diventa il cantante di varie band come i  Sean Dowdell and His Friends? e i Grey Daze. La svolta però l’avrà quando, trasferitosi a Los Angeles, diventa parte degli Xero, chiamati poi Hybrid Theory, dal nome dell’EP pubblicato nel 1999. Il 24 ottobre del 2000 il singolo diventò un album d’esordio e la band si diede come nome definitivo quello di Linkin Park.

Da quel momento i Linkin Park diventarono la band di maggior successo del neo metal. Hybrid Theory  vendette più di 27 milioni di copie in tutto il mondo e sfornò alcuni dei loro maggiori successi quali ad esempio In the End. Il testo di quest’ultima in particolare parla dell’ineluttabile trascorrere del tempo e della brevità della vita. La critica, nelle ultime ore, l’ha considerata come una sorta di testamento spirituale ante litteram del cantante. Diventato anche il cantante degli Stone Temple Pilots dal 2013 al 2015, nella prima metà del 2017 si era impegnato nella realizzazione e pubblicazione del settimo album della band, One More Light.

I Linkin Park, nel primo decennio del 2000 in particolare, hanno segnato la scena musicale attraverso la sperimentazione sonora e l’uso di diversi stili: metal, rap, pop. Senza dimenticare poi i testi impegnati, la continua denuncia verso la violenza e i soprusi sui più deboli, la sofferenza interiore. Gli apprezzamenti e i premi sono stati molteplici ed immediati, dai Grammy agli MTV Video Music Awards. Le “urla” di rabbia o di dolore di Chester hanno accompagnato l’adolescenza di molti giovani ragazzi che attraverso i loro brani hanno potuto trovare quella luce in fondo al tunnel che il cantante fino all’ultimo momento ha fortemente ricercato e purtroppo mai raggiunto.



Alice Spoto