Paranoia Airlines è l’espressione piena della decadenza italiana

In SPETTACOLO by Paride RossiLeave a Comment

Il 25 gennaio scorso Fedez ha pubblicato il suo nuovo album solista “Paranoia Airlines” e già il nome è tutto un programma.

La sponsorizzazione pre-uscita è stata pressante e sproposita, quasi capace di rendere piccola quella di Ronaldo quest’estate alla Juventus, con tanto di presentazione in Piazza Duomo con Chiara Ferragni e amiche influencer presenti.

Tutta questa pubblicità, questo spam, ha fatto da subito drizzare le orecchie, insomma ha messo in allerta il “tutto fumo e niente arrosto alert”, sensazione che l’ascolto ha purtroppo confermato.

Paranoia Airlines si apre con “Prima di ogni cosa”, canzone scritta da Fedez per il figlio Leone, ma che a giudicare dall’uso fatto nella pubblicità di una nota società produttrice di cellulari fa pensare che lo scopo fosse un altro, il solo e unico di Fedez negli ultimi anni: fare soldi perdendo la dignità.

Tralasciando i reali motivi per cui è stato scritto il singolo, Fedez, come molti altri artisti, ha voluto dedicare una canzone al figlio, con scarsi risultati qualitativi.

“Prima di ogni cosa” non è capace di suscitare nemmeno un’unghia delle emozioni generate da Angelo di Francesco Renga o Avrai di Claudio Baglioni o Un giorno mi dirai degli Stadio e se l’ispirazione per la canzone viene dall’amore provato per il figlio allora c’è da riflettere…

Il singolo “Kim & Kanye” dovrebbe rappresentare il pezzo rap “bad”, ma ovviamente (che novità eh?) è solo un insieme di luoghi comuni mal assortiti. Unica nota positiva la parte di Emis Killa, in cui si nota la netta differenza tra i due,  in cui emerge la passione messa in quello che si fa.

Le canzoni sono caratterizzate da una falsa cattiveria, in cui emerge solo il cinismo del cantante milanese, ma soprattutto la sua ottima capacità di intercettare temi che portano views, likes e cash.

L’album è un insieme di lagne sanremesi riviste con autotune e suoni trap, che è di tendenza e quindi va bene usare.

Quello che forse più colpisce è che in alcuni brani lui provi a trasmettere lezioni di vita, magari toccando temi del suo passato, come la difficile infanzia a Buccinasco, ma purtroppo gli riesce difficile farlo.

Come si fa ad accettare consigli da qualcuno che ha sbeffeggiato migliaia di italiani gettando per gioco cibo durante il proprio compleanno? Arrivando a ritrattare solo perché ai fan la cosa non stava piacendo, non di certo il risultato di un esame di coscienza che una persona normale si farebbe.

Insomma, l’album rappresenta la completa trasformazione di Fedez da artista a uomo di marketing puro, a macchina da soldi: esame superato al 100%, sarà la sua decisione definitiva? Solo il tempo darà la risposta.