La bellezza di tornare a sperimentare la depressione post concerto

Finalmente è tornata la musica dal vivo e tutti quei concerti che a causa della pandemia erano stati rimandati, si pensi al tour degli stadi di Ultimo che conosce rinvii dal 2019, finalmente si terranno. Tanta attesa che genera l’adrenalina giusta per affrontare quelle due ore di musica col proprio cantante del cuore. Non serve, però, essere un grande fan per andare ad un concerto, perché la musica sa come salvarti a prescindere da tutto.

Due ore in cui ci si sente completamente liberi di ballare e cantare senza preoccuparsi dell’opinione degli altri. Un privilegio – ed è proprio così soprattutto dopo questi due anni di crisi sanitaria – che ti porta a condividere emozioni uniche persino con degli sconosciuti, perché ad unirvi sono le parole di una canzone.

Il concerto è come una bomba che scoppia perché quando finisce sembra quasi che non rimanga più niente – a parte i video, le foto, i ricordi.

La sensazione di vuoto è terribile, ma da un certo punto di vista è bellissimo che si possa tornare a parlare di depressione post concerto. Significa che tutte quelle esperienze che il covid-19 ci ha impedito di fare per troppo tempo, possono tornare ad essere parte della nostra quotidianità, anche se sappiamo che potrebbero durare davvero poco.

I countdown finiscono e il momento tanto desiderato, e sognato a volte per anni interi, arriva. Arriva di botto e ci stravolge completamente, e con la stessa rapidità finisce. Ci sentiamo persi, quasi senza più una meta a cui ambire.

No, non siamo pazzi è normale sentirsi persi e questo tipo di “sindrome” coinvolge tante persone.

La causa più grande oltre il senso di vuoto è il fatto che durante le due ore di musica live di seguito, con tanto di sorprese straordinarie, l’individuo si trova a vivere una situazione di estasi che improvvisamente finisce.

Si riaccendono le luci e ci rendiamo conto che la bolla di euforia è scoppiata ed è il momento di tornare alla vita di tutti i giorni. Non ne abbiamo abbastanza e non smettiamo di rivedere i video e ricordarci le sensazioni che provavamo in quel momento. Il primo pensiero è prenotarsi subito per la prossima data, in maniera quasi folle, per colmare quella sensazione di mancanza totale che si avverte. Proprio per questo dovremmo imparare a riconoscere l’esistenza della depressione post concerto, prima che questa ci spinga a compiere scelte affrettate.

Fortunatamente, la tristezza non dura per sempre e si mischia al sentimento di gioia profonda per aver avuto l’opportunità di fare quell’esperienza.

In questo modo, abbiamo la possibilità di trasformare quel momento in un ricordo unico ed indelebile. Ogni singolo minuto viene rivissuto nella propria mente e a questo contribuiscono anche i gadget che abbiamo acquistato presso il luogo del concerto. Magliette, fasce, bracciali che ci aiutano a realizzare in maniera concreta e tangibile che è stato tutto vero e degno di essere ricordato con una vena di felice nostalgia.

A volte, però, la depressione post concerto può renderci ossessivi.

Infatti, oltre a non smettere di riguardare tutti i video registrati, diventiamo quasi degli stalker professionisti del profilo social del cantante. Curiosi anche di notare se tra la folla ci vediamo anche noi. Si vorrebbe urlare al mondo la bellezza del momento vissuto, e grazie ai social abbiamo la possibilità di condividere quegli attimi di emozione pura e sincera – pur intasando la home dei nostri follower -.

La verità è che decidiamo di andare ad un concerto anche in virtù delle emozioni che proveremo dopo.

Le stesse che in questi due anni di crisi sanitaria sono state per troppo tempo offuscate e chiuse dentro un cassetto. L’essere umano ha bisogno di vivere esperienze che almeno qualche volta all’anno lo portino a chiudersi dentro una bolla di spensieratezza, consapevole che sarà effimera.

Come sopravvivere, allora, alla fine di un concerto?

Non c’è una cura che possa automaticamente farci sentire meglio. La possibilità di avere a portata di mano foto e video di quel concerto è sicuramente un grande vantaggio. Nei momenti di maggiore sconforto, presenti soprattutto nei primi giorni successivi allo show, possiamo sempre riguardarli.

Tuttavia, bisognerebbe evitare di diventare eccessivamente dipendenti da quei materiali, e auspicare semmai ad avere sempre la possibilità di crearne degli altri. Il covid-19 ci ha insegnato che molte cose – come gli spettacoli musicali – potrebbero essere messi in pausa da un momento all’altro. Questa la ragione per cui soprattutto negli ultimi concerti le persone decidono di spegnere il cervello e godersi completamente la musica. Coscienti che una volta finito tutto si dovrà fare i conti con il ritorno alla normalità, eppure abbiamo tutti deciso che ne vale sempre la pena.



Giulia Grasso