Italia penultima in Europa: lo rileva l’European Language Index

Lo studio di Preply del 2021 ci piazza al 26°posto. Il Lussemburgo è primo su tutti

La voglia di studiare una nuova lingua non sempre coincide con le reali possibilità di farlo. Alcuni contesti rendono più facile l’apprendimento, altri meno. Altri ancora possono addirittura ostacolare la conoscenza e il perfezionamento di una nuova lingua. Lo studio realizzato da Preply, il European Language Index, pubblicato il 31 marzo 2021 a, mostra esattamente questi aspetti e mette in luce la doppia velocità con cui viaggia il sistema Europa in cui il centro-nord brilla e il resto arranca.

Lo studio statistico ha permesso di realizzare la classifica dei 27 paesi dell’Unione prendendo in considerazione i seguenti 18 fattori di analisi, uniti successivamente in sette macroaree: 1) livello di competenza della lingua straniera più conosciuta; 2) sottotitoli e voiceover impiegati in TV e al cinema; 3) differenziazione linguistica; 4) accesso digitale per lo studio di una o più lingue; 5) plurilinguismo; 6) acquisizione linguistica scolastica; 7) numero di lingue ufficiali parlate nei paesi analizzati.

La parte più interessante dello studio resta indubbiamente la classifica finale che vede protagonista il cuore dell’Europa. Il primo posto, infatti, è occupato dal piccolissimo Lussemburgo: centro geografico e crocevia dei flussi economici e finanziari dell’Unione, paese poliglotta per antonomasia con tre lingue ufficiali parlate dai suoi cittadini, ossia lussemburghese, francese e tedesco. Verrebbe da chiedersi che tipo di identità possa vantare uno stato con tre idiomi a differenza di paesi come il nostro con una forte cultura linguistica e sociale condivisa. Resta il fatto che il Lussemburgo, con la sua debolissima personalità identitaria, vanta il miglior ambiente pubblico-privato per l’apprendimento di una nuova lingua. Il 100% dei bambini lussemburghesi inizia a studiarne una già dalla scuola primaria, con ottimi risultati. In Italia le cose sono piuttosto diverse.

La posizione del nostro paese non è affatto incoraggiante, penultima al 26°posto. Dopo di noi c’è solo la Bulgaria. E se alcuni indicatori restano tutto sommato positivi, vedi il 95,3% di bambini che inizia a studiare una seconda lingua già dalla scuola primaria, alcuni dettagli fotografano invece una realtà inaspettata. Sapevate, ad esempio, che il sito web del Governo Italiano può essere consultato solo in una lingua: la nostra? Basta fare un salto online per verificare. L’Italia vanta nel complesso 47 idiomi parlati su tutto il territorio nazionale, numerosissime minoranze linguistiche disseminate da nord a sud e centinaia di dialetti locali che confermano un regionalismo spinto, probabilmente una forma di resistenza linguistica che caratterizza il nostro paese.

Per finire, ecco come si struttura la classifica realizzata  da Preply per quanto riguarda le prime dieci posizioni. Svezia e      Danimarca si piazzano al secondo e al terzo posto, seguite in ordine da Cipro, Paesi Bassi, Malta, Slovenia, Belgio ed Estonia. Si tratta di paesi che costruiscono i presupposti per l’apprendimento di altre lingue, consapevoli che in un mondo iper globalizzato come il nostro il multilinguismo sia una fattore di crescita personale che facilita anche l’inserimento in nuovi contesti lavorativi.



Claudia Ruiz