Intervista Marc Palaver: quando la fotografia incontra i social

Valentina Seveso

In ARTE / Valentina Seveso / Comments

Non è sempre semplice scoprire di avere un talento, e quando lo si trova, è giusto metterlo a frutto. È quello che ha fatto Marc Palaver, giovane fotografo ventiseienne nato a Napoli e trasferitosi all’estero. Ha vissuto dapprima nella City ed ora è approdato a New York.

Designer nella vita e fotografo per passione, presto ha compreso le potenzialità dei social media e ha iniziato a pubblicare i propri scatti condividendoli con il pubblico di Instagram. Una sfida a colpi di click, con se stesso e con gli altri, che gli ha permesso di avere un immediato riscontro e ricevere commenti e feedback in tempo reale.  E le soddisfazioni non si sono fatte attendere.

Gli scatti di un fotografo mostrano il suo personale modo di vedere il mondo. Attraverso la lente di un obiettivo si possono cogliere sfumature e dettagli che a volte sfuggono alla vista o che, spesso, ci lasciano indifferenti. Con una foto si possono comunicare emozioni o raccontare storie. Ecco perché ci piacerebbe scoprire la la storia di Marc Palaver, la sua e quella del suo obiettivo sul mondo.

Ringraziamo Marc che ha gentilmente concesso a noi di SocialUp un’intervista.

Come è nata la tua passione per la fotografia?

La passione per la fotografia, pur avendo un padre fotografo, è nata molto tardi. Da piccolo usavo la Fuji a pellicola 110. Fotografavo soprattutto le cose più banali, dalle pietre alle foglie o piccoli macro dettagli. Più o meno 15 anni dopo, in un mio viaggio in Marocco, la passione mi è tornata, più forte di prima. Lì ho scoperto che l’unico modo per portami a casa l’essenza di una nazione magnifica era scattare. Così ho comprato la mia prima macchina non professionale che mi permetteva comunque di fare fotografie di buona qualità, la Canon 700d.

Cos’è per te una fotografia? Cosa deve esprimere?

Per me scattare significa condividere il proprio stato d’animo da viaggiatore. Amo scoprire nuovi posti e condividere con i miei amici e i miei seguaci su Instagram tutti i luoghi in cui vado. Far conoscere città, strade e piccole aree nuove a persone che sono dall’altra parte del mondo è un modo per sentirsi tutti un po’ vicini.

Quando hai capito che avresti voluto fare il fotografo professionista?

Ho iniziato principalmente perché mi piaceva, perché vedevo anche che tramite i social network avevo un riscontro da parte dei miei seguaci. In più l’anno scorso sono stato contattato anche da Happy Socks per una collaborazione, così ho capito principalmente che i miei post erano molto apprezzati. Da lì ho incominciato a capire che creare contenuti ed immagini che la gente apprezzava mi faceva sentire bene.

Devo dire che la spinta l’ho avuta soprattutto quando ho incominciato a seguire i video di Chase Jarvis, motivatore e fotografo su CreativeLive, una piattaforma che insegna tutti i dettagli della fotografia da lui stesso creata.

Ho letto che hai viaggiato. Quanto influiscono i tuoi viaggi sui tuoi scatti?

Viaggio perché mi piace. Ho sempre sognato di viaggiare in tutto il mondo e poter catturare le particolarità di ogni città. Ho ancora tanto tempo per scoprire e sono certo che viaggiare influisca molto, sia a livello personale che lavorativo, oltre ad aiutarti in maniera creativa.

Qual è il tuo stile e a quali fotografi ti ispiri maggiormente?

Ho uno stile prevalentemente urban. Mi piace essere definito street photographer. Cerco di raffigurare lo spirito di una città in cui vado attraverso fotografie di luoghi e posti particolari, popolari e meno.

Ci sono davvero tanti fotografi che mi impressionano e da cui prendo ispirazione: i maggiori sono Chase Jarvis e Chris Burkard, autori e fotografi.

Preferisci il rullino o il digitale?

Ho davvero scattato poco con il rullino. Sicuramente dà quel tocco di realtà che il digitale non ti offre, ma ormai siamo nel 2017! Bisogna creare con quel che abbiamo adesso. Non disprezzo il rullino o i vecchi metodi, ma preferisco usare le nuove tecnologie.

Quali sono i tuoi soggetti preferiti?

Come dicevo prima preferisco definirmi urban photographer proprio perché mi affascinano le strade e tutti i luoghi particolari di una città. Non ho dei soggetti particolari e nei miei post le foto variano in base a dove mi trovo e a cosa in quel momento preferisco trasmettere.

Quanto contano la formazione e la tecnica per un fotografo? Una buona scuola è necessaria?

Credo che un pizzico di formazione ci debba essere, più che altro per imparare ad usare una macchina fotografica e le sue varie impostazioni. Io ho iniziato con un iPhone per arrivare fino alla Canon 5d Mark II, una macchina professionale sicuramente più difficile da usare rispetto ad un cellulare.

Inizialmente, quando abitavo a Londra, uscivo di casa presto e tornavo la sera tardi. Fotografavo ogni minimo dettaglio cambiando sempre impostazioni proprio per capire le modalità di scatto. Non ho mai frequentato una scuola quindi non so se consigliarla o meno. Quel che posso consigliare, però, rispetto alla mia esperienza, è informarsi leggendo libri e guardando comunque lezioni di fotografia.

Consiglio a chi sta iniziando adesso di guardare corsi e tutorial online su siti specializzati come CreativeLive e Skillshare. YouTube offre molti video, ma questi ultimi due siti citati sono seguiti da fotografi mondiali che offrono sia corsi a pagamento sia gratis, anche se poche volte.

In quale ambito ti piacerebbe lavorare?

Non sono tantissimi anni che fotografo anche se sono riuscito a collaborare con parecchie aziende internazionali. Dai miei post si notano soprattutto street photo e direi documentaristiche quindi potrei affermare che mi piacerebbe lavorare come photo reporter, sia di guerra sia di magazine, come il National Geographic, anche se devo dire che da qualche mese sto cercando di ampliare le mie conoscenze come fotografo di moda. Non è mai stata una mia passione, ma credo che unendo il mio stile street a quello fashion potrebbero nascere post molto particolari.

Quali suggerimenti daresti a dei giovani che vorrebbero dedicarsi alla fotografia?

Un suggerimento che mi sento di dare a tutti coloro che vogliono intraprendere questo percorso è conoscere più gente possibile, fotografare fino all’infinito sia con un cellulare sia con una macchina fotografica, usare i propri amici come modelli e contattare le varie aziende per farsi conoscere. E da ultimo, ma non proprio in classifica, condividere le proprie foto ovunque, soprattutto sui social network. Ormai le piattaforme online, specialmente Instagram, sono un vero e proprio strumento di lavoro. Le aziende usano parecchio questa piattaforma per cercare nuovi talenti e fotografi, e le collaborazioni sono all’ordine del giorno.

Quali sono i tuoi sogni per il futuro?

In futuro mi piacerebbe poter lavorare a tempo pieno come fotografo per magazine documentaristici, anche se sono molto curioso e spinto a migliorare la mia conoscenza nel campo della moda. Penso che la risposta giusta arriverà tra qualche mese.

Se volete conoscere quello che sarà il suo futuro, vi ricordiamo che potete seguire Marc su Instagram, Twitter, Facebook e sul suo sito Internet www.marcmase.it

Questo slideshow richiede JavaScript.