Intervista Edoardo Sbroggiò: come sono diventato pro player dell’Udinese

Intervista a cura di Paride Rossi e Giuseppe Forte

L’universo degli eSports rappresenta un fenomeno in continua crescita e che si arricchisce sempre più di giovani talenti che elevano le piattaforme di gioco a livelli organizzativi, competitivi e professionistici. Tra i videogiochi maggiormente apprezzati si piazza senza dubbio PES 2020, il prodotto sviluppato da Konami che tiene incollati davanti lo schermo milioni e milioni di giocatori.

Noi di Social Up abbiamo avuto il piacere di intrattenerci con uno dei player più promettenti del panorama italiano. Il suo nome è Edoardo Sbroggiò, ma il popolo dell’online lo conosce come IMBAEDO1. Pro player dell’Udinese, già nel 2011 ha ottenuto il terzo posto al campionato nazionale Xbox360 di Pes2011 nelle finali offline a Roma. Adesso è passato a PlayStation con cui sta ottenendo risultati prestigiosi.

Ciao Edoardo! Parlaci di come è nata l’idea di rendere una tua passione un possibile lavoro.

Inizialmente come tutti ho iniziato a giocare ad un videogioco perché mi piace, per passare il tempo e per divertirmi con gli amici, nulla di più. Dopodiché vedevo che bene o male me la cavavo, e così decisi di affacciarmi alle competizioni online. Lì ovviamente era tutto più difficile, però riuscivo comunque a dire la mia. Negli anni ho sempre continuato a giocare, sia perché ovviamente sono un appassionato di videogames e di calcio, ma anche perché vedevo che me la cavavo. Quest’anno, ho cominciato sin da subito a partecipare a tornei ed eventi, in alcuni dei quali ne sono uscito vincitore. Ho continuato ad allenarmi e sfidare i giocatori, fino a quando è stata ufficializzata la notizia relativa alla nascita della prima “e Serie A TIM”. Lì ho capito che avrei dovuto esserci ad ogni costo, senza se e senza ma. Inizialmente le voci erano tante, addirittura alcune dicevano che le squadre si sarebbero affidate solo a giocatori con agenzie e procuratori. Io però non ho mollato ed ho contattato diversi team. Ho subito però sposato il progetto Udinese. Credo fermamente nella scelta che ho fatto, l’Udinese reincarna valori fondamentali come lungimiranza e passione. La società a mio parere è sinonimo di crescita, di scelte sempre intelligenti e ben mirate. Sono felicissimo oggi di poter rappresentare l’Udinese nella prima Serie A TIM virtuale.

Raccontaci una tua seduta di “allenamento” tipo.

Gli allenamenti, come in ogni sport ed attività, sono la chiave per il successo. Quando si arriva ad un certo livello non puoi più permetterti di giocare “a caso” o arrivare impreparati. È fondamentale arrivare al giorno della sfida con le idee ben chiare, impostare la partita in un certo modo e cercare di condurre il pallino del gioco. Gli allenamenti servono proprio a questo, preparare la tattica, gli schemi e creare eventuali contrattacchi tattici da applicare qualora le cose non andassero come previsto. Io personalmente non utilizzo schemi di allenamento prefissati, in altre parole, non ho orari fissi già preimpostati. Solitamente mi accordo nell’arco della giornata con i miei compagni. Ritengo però fondamentale come i compagni d’allenamento debbano essere sicuramente di alto livello in quanto, diversamente, la sessione non porterebbe benefici. Non ci limitiamo solo ad un “semplice” giocare, bensì analizziamo anche aspetti tattici del tipo “non sfruttiamo quella zona di campo”, “quel giocatore non rende abbastanza”, e cose simili. Di conseguenza non giochiamo per un semplice divertimento, ma per provare a migliorarci e costruire nuovi scenari che possano risultare imprevedibili. La differenza forse riguarda proprio questo: quando si gioca in modo semplice tra amici, si gioca per il gusto di vincere e basta; quando ci si allena non conta il risultato, bensì quello che si costruisce.

Qual è l’approccio con cui affronti le insidie delle partite online?

L’approccio ad una sfida è determinante. Sia la fase pre-partita che soprattutto quella durante la partita, costituiscono degli elementi fondamentali per arrivare alla vittoria. Un giocatore ad alto livello deve essere abile e poter padroneggiare tutte le emozioni durante i 90 minuti virtuali. In sfide come le nostre è essenziale avere sangue freddo e rimanere concentrati al 100%. Puoi dominare una partita e subire un gol nell’unica azione subita o viceversa, subire pesantemente l’avversario, ma capitalizzare quell’unica occasione che ci si presenta. Ecco perché la freddezza e la concentrazione sono elementi fondamentali per noi player. È altresì importante arrivare alla partita con uno stato d’animo sereno, caricati e concentrati sì, ma fino ad un certo punto, perché sennò è facile che le nostre emozioni si tramutino in una pressione negativa. Più si è sereni e calmi e più si ha la possibilità di far bene.

Quali sono le partite che ricordi con maggior piacere?

Sinceramente devo dire che piuttosto che la prima apparizione ad una competizione online, mi ricordo di più la prima batosta. Partecipavo ad un torneo: al primo turno vinsi abbastanza facilmente, ero quindi entusiasta, mi sentivo al settimo cielo. Il tutto però durò ben poco. Infatti, al turno successivo beccai un player che mi riportò immediatamente con i piedi per terra. Ciò che però mi piace ricordare è che oggi quel giocatore è un grande amico, la nostra amicizia dura da più di 10 anni, ci sentiamo spesso e ci alleniamo assieme. Una bella amicizia nata per caso. Ricordo bene anche il mio primo evento offline di Pes. Si trattava delle finali nazionali Xbox a Roma, torneo di cui parlavo prima (evento non ufficiale, cioè non riconosciuto da Konami in quanto quelle ufficiali si svolgevano su PS4). Dopo un anno di qualificazioni mi trovavo faccia a faccia con gli avversari con cui tanto mi ero sfidato. Ero il più piccolino, all’epoca avevo 14-15 anni, però feci la mia gran figura. Inizialmente nella fase a qualificazione online eravamo più di cento persone, per poi arrivare a Roma solamente in 16. Persi in semifinale ai rigori, peccato. Per quanto riguarda quest’anno non posso non citare il torneo vinto nella stupenda cornice targata Dacia Arena. Era la mia prima volta ad un evento situato all’interno di uno stadio, è stato stupendo, vincere ha reso il tutto ancor più bello.

Che consigli daresti a chi vuole addentrarsi nel mondo del competitive?

Quando si decide di entrare nel mondo del “competitive” significa che si vuole competere, come dice la parola stessa. Dal mio punto di vista significa smettere di giocare per il puro divertimento. Attenzione, non voglio dire che non si possa divertirsi, anzi, senza quella componente non raggiungerete alcun risultato ed è essenziale continuare a coltivare la passione. Però, quando si arriva ad un certo livello, oltre che al mero giocare bisogna dedicare molto tempo per capire gli errori, per studiare bene le meccaniche di gioco, capire come ci si può migliorare, capire come mettere in difficoltà il proprio avversario. A differenza di un FPS, dove tutto viene deciso in quei secondi di “gunfight”, la nostra prestazione prevede una durata più lunga. Di conseguenza è essenziale avere la capacità di rimanere concentrati per tutto l’arco della gara. Inoltre, sempre parlando di PES, non c’è una squadra pronta a coprire un nostro eventuale errore o simile, ma ci siamo solo noi e l’avversario. Di conseguenza è fondamentale capire l’errore e correre ai ripari. Per chi entra nel mondo competitive magari inizialmente può sembrare frustrante, in quanto si pensa di essere già ad un buon livello, ma solo dopo le prime esperienze e forse le prime batoste ci si rende conto che i nostri avversari sono ancora più forti di noi. Non è raro che per chi si affaccia a tale mondo, alle prime apparizioni possano arrivare batoste. L’importante è non mollare, è normale perdere, soprattutto da novizi. La costanza è fondamentale, così come capire i propri errori e migliorare. Giocare con gli amici ti tiene allenato, ma ad un certo punto se si vince sempre, si adotta quel tipo di gioco che sappiamo essere efficace in base al livello dell’avversario. Spesso però l’amico con cui giochiamo non è così forte da essere allenante per il mondo del competitive. Solo giocando con i più forti e perdendo si riesce a migliorare.

Quale credi possa essere il futuro della disciplina degli e-sports?

Io negli esports vedo una consistente fetta dell’intrattenimento del futuro. I numeri relativi al mercato parlano da soli, nel 2019 il mercato degli eSports ha raggiunto un valore 1,1 miliardi di dollari, con una crescita di quasi il 27% rispetto al 2018, ed è destinato a crescere anche nel 2020. In altre parti del mondo, al di fuori dell’Italia, gli eventi eSports riescono a raggiungere numeri pazzeschi, riempendo interi palazzetti. Il fenomeno è in forte crescita e a mio parere la strada che farà sarà ancora lunga. Sono dell’idea che questo mondo rispecchi abbastanza le caratteristiche della società d’oggi caratterizzata da velocità e dinamicità. Al giorno d’oggi, ad esempio, credo sia più facile che un ragazzo segua uno streaming su Twitch piuttosto che guardi la televisione, un film, uno spettacolo comico, o simili. La differenza la trovo nel fatto che questa nuova forma d’intrattenimento venga preferita, come dimostrano i numeri mostruosi relativi alla piattaforma Twitch. Inoltre, già adesso vengono organizzati tornei anche tra università, per far capire che il range d’interesse è veramente ampio e sono molte le realtà una volta impensabili ad interessarsi a tale mondo. Se vuoi stabilire un contatto, avere a disposizione una fanbase giovane, devi inevitabilmente guardare al mondo degli eSports. Al di fuori dell’Italia vi sono molte realtà già affermate, ma pian piano ci stiamo muovendo anche noi. Il fatto che le società di Serie A si siano interessate a tale mondo può essere solo di buon auspicio. Sono sicuro che nei prossimi anni saranno sempre più gli eventi creati a tema eSports, saranno una realtà stabile dei giorni nostri.



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