Intervista al Centro Storico Lebowski: Borja Valero, idea di calcio e futuro

L’idea dell’intervista al Centro Storico Lebowski nasce lo scorso agosto, quando questo club della Promozione Toscana “ingaggia” a sorpresa Borja Valero, calciatore di livello che non ha bisogno di presentazioni. Una squadra dilettantistica potrà dunque contare su Borja, un lusso da non crederci. La notizia fa il giro del web, la “passano” tv, radio e il Lebowski diventa sempre più conosciuto. Ma perchè un calciatore di questo livello- ex Real Madrid, Inter, Fiorentina- decide di sposare una causa del genere? Adesso arriva la parte ancor più interessante.

Il Centro Storico Lebowski si autodefinisce “il più grande azionariato popolare mai tentato nel calcio italiano”. Nessun proprietario unico, forte senso di appartenenza e tutto in mano ai tifosi. Non solo una squadra di calcio, bensì una realtà molto presente sul territorio, attiva nel quotidiano e con forti valori di integrazione sociale senza nessun tipo di barriera.

“Mi sono subito riconosciuto nel suo progetto sociale– dice Borja a La Nazione parlando del Lebowski- mi ricorda quando giocavo da bambino alla periferia di Madrid. Voglio dare una mano e visibilità al lavoro di ragazzi che ci mettono il cuore, e anche, a modo loro, un pizzico di follia.”

Insomma, una storia che noi di Social Up non potevamo ignorare. Dunque, ci siamo ben presto attivati per conoscere al meglio questa originalissima realtà del nostro calcio. Abbiamo trovato la disponibilità totale del CS Lebowski e del suo responsabile per la comunicazione Matthias Moretti, che ringraziamo.

Logo CS Lebowski 2010

Matthias, come nasce il CS Lebowski? E perchè questo nome?

Iniziando dal nome, ma anche dai colori (grigionero) e dal logo, noi stranamente non ci entriamo nulla. Ereditiamo con piacere tutte queste cose dalla squadra che i nostri giovanissimi ultras iniziarono a tifare nel 2004, l’AC Lebowski, con nome e logo del drugo dei fratelli Coen. Il nome, i colori ed il rendimento sportivo pessimo di quella squadra spinse i ragazzi a sostenerla. Parliamo di una squadra che nel 2004 era nettamente la peggiore di tutta la provincia di Firenze. Viene scelta un po’ per questo, era un modo di passare un sabato pomeriggio diverso, ma anche per vivere realtà opposte al calcio che siamo abituati a vedere, come quello di Serie A. Per noi è stato ritrovare un modo totalmente libero di vivere il calcio, dando sfogo alla passione allo stadio. Eravamo molto giovani, dei liceali, ma poi si cresce e vuoi fare qualcosa di più.

Negli anni la crescita è costante, eravamo già in centinaia a sostenere la causa. Così nel 2010 decidiamo di rifondare la società diventando una proprietà collettiva, in cui ognuno deve mettere del suo per crescere. Tutto ciò procura una rottura con alcuni membri dell’AC Lebowski, la squadra da cui iniziò tutto. Addirittura ci sfideremo in un derby, ma poi quel club cesserà di esistere e dunque si continua con il CS Lebowski. Abbiamo sempre avuto una crescita lineare, costante, con piccoli o grandi sbalzi come ad esempio quello di Borja Valero.

Il CS Lebowski si definisce il più grande azionariato popolare mai tentato nel calcio italiano. Puoi spiegarci nel dettaglio il vostro modello societario?

Certo! Bisogna tornare al 2018, quando diventiamo una Cooperativa Sportiva, cosa molto rara nel calcio italiano. Speriamo di essere pionieri, che più modelli simili al nostro vengano presto fuori. Per noi l’assemblea dei soci è sovrana, partecipano tutti e hanno tutti diritto di voto. Se hai una sola azione o ne possiedi di più non cambia in termini di importanza. Il massimo di azioni che si possono acquistare è di 400, in modo tale che nessuno potrà mai essere un azionario di maggioranza. Assolutamente vietato e impossibile che qualcuno, un giorno, si impossessi totalmente del club.

Ovviamente abbiamo un organo esecutivo che si occupa di temi più specifici ed è composto da 7 membri, tutti eletti dai soci ogni due anni. Poi abbiamo una forma molto libera sui gruppi operativi, che riguardano aspetti come comunicazione, gestione scuole calcio, bandi, progetti. A tutto questo può accedere qualsiasi socio che lo richieda.

Parliamo proprio dei soci. Come si entra a far parte di questa grande famiglia?

Molto semplice, si può diventare soci richiedendolo di persona o online, tramite il nostro portale dedicato sul sito ufficiale. Acquistare una singola azione costa 25 euro, in più noi invitiamo ogni anno i soci a versare un contributo di cento euro, ma non in azioni. Si tratta di un contributo fondamentale, perchè è anche grazie a quello che il nostro progetto va avanti. Penso a questo periodo del Covid ad esempio, in cui non è stato possibile organizzare i nostri concerti, eventi, sagre, per noi importantissimi. Grazie ai soci che hanno versato il contributo, è stato possibile continuare senza fare particolari rinunce. Lo chiediamo per garantire la sopravvivenza del club, e chi è socio lo sarà per sempre, a meno che non chieda la revoca. In quel caso, sarà nostro compito restituire il denaro speso.

Proprio legandomi al discorso Covid, ma non solo. Quali sono le difficoltà che avete riscontrato ad oggi? Il vostro modello vi penalizza in qualche modo?

Le difficoltà sono di vario tipo, ovviamente la pandemia su tutte, come per i club anche di primo livello. A dire il vero però, il nostro è un modello che in tal senso ci da un bel vantaggio, perchè sostanzialmente dipendiamo dallo sforzo di ognuno di noi. Con poco, ma in tanti, riusciamo a fare grandi cose. Siamo riusciti a tirarci su molto bene, senza rischiare di fallire. Non abbiamo avuto grossi grattacapi.

Alcune difficoltà si incontrano nel quotidiano, ti parlo ad esempio del coinvolgimento delle persone. Per noi il tutto va ben oltre i like, le promesse o le belle parole; CS Lebowski richiede un grande impegno da parte di tutti, si deve migliorare ogni giorno.

Sappiamo che il Lebowski va molto oltre il lato sportivo, dando sostegno a tante tematiche. Dal punto di vista politico/sociale, qual è la vostra posizione nel mondo?

Come storia e tradizione noi siamo sicuramente posizionati all’interno del mondo anticapitalistico. Chiaramente sappiamo di doverci scontrare di continuo con logiche contrapposte alle nostre, dunque magari un giorno sarà necessario parlane attorno a un tavolo e trovare idee, ma sempre rimanendo coerenti col nostro modo di pensare. Più sali di categoria, più potresti andare incontro al compromesso, come ad esempio la ricerca di uno sponsor, necessario però che rispetti i nostri valori.

Siamo costantemente attivi sul territorio, in questo momento lottiamo intensamente a sostegno dei lavoratori GKN di Firenze, siamo contro la politica di licenziamento collettivo deciso dalla loro direzione. La nostra storia di attività nel sociale ha origini radicate nel tempo, dai collegi scolastici e universitari, i centri sociali. Ormai al nostro interno abbiamo tantissime sfaccettature politiche, riusciamo ad integrare pensieri diversi e persone opposte politicamente e anagraficamente. Siamo un grande progetto, tutti uniti e coinvolti fino ad arrivare addirittura a Borja Valero, che ha sposato i nostri principi.

Adesso parliamo di sport. Qual è l’idea di calcio del Centro Storico Lebowski?

Per noi il calcio è essenzialmente la soddisfazione del tifoso. Ci contrapponiamo al calcio di oggi, quello sempre meno dalla parte del tifoso, visto come mezzo pagante e che subito dopo non conta più nulla. Noi siamo nati fortemente contro questo modo di pensare. Siamo estremamente convinti della bontà del nostro progetto, che per noi è vincente, magari adattandolo in base alla categoria da affrontare. É chiaro, per tutti è importante fare risultato e noi stiamo crescendo anche in questo, ma il nostro pensiero va oltre. I tifosi, i soci, gli amici che si ritrovano il sabato o la domenica tutti insieme, ma anche il resto della settimana per vivere quotidianamente questa realtà. Andiamo oltre la solita partita.

Tifoseria Lebowski- sito ufficiale CS Lebowski

Andiamo sul colpo Borja Valero. Come nasce l’idea? Puoi raccontarmi un po’ tutto di questa operazione?

Ti dico subito che questo era un pensiero nelle corde da tempo, lo sognavamo ed è proprio sognando che si ottengono le cose. Abbiamo pensato a Borja perchè sapevamo lo spessore del personaggio a livello umano, a Firenze è amatissimo. Non volevamo un classico calciatore di Serie A a fine carriera, volevamo Borja Valero, uomo che rappresenta in tutto i nostri valori. Sapevamo che il personaggio si prestava, che il suo desiderio fosse quello di restare a Firenze per permettere ai figli di crescere lì. Però siamo sempre voluti restare con i piedi per terra, la cosa non è mai uscita fuori. Soprattutto in caso di esito negativo infatti, potevamo quasi passare per megalomani e contradditori, andando incontro a figuracce. In tutto ciò, il merito assoluto è di un giornalista e amico sia nostro che di Borja, Benedetto Ferrara. Lui ha lavorato molto a questa idea, anche scherzandoci quando è arrivata la notizia dell’addio alla Fiorentina.

Una volta comunicato l’addio ai viola infatti, Ferrara ha pubblicato un paio di post su Instagram, uno dei quali ritraente un fotomontaggio di Borja con la maglia del Lebowski. Il ragazzo poteva anche far finta di nulla e andare oltre, ma ha reagito in maniera molto positiva ed è lì che abbiamo capito che il sogno era possibile.

In quel periodo Borja Valero era anche in vacanza, dunque volevamo essere il meno fastidiosi possibile. Il primo contatto è stato tramite Instragram, abbiamo mandato una lettera al calciatore in cui spiegavamo un po’ tutto. Davvero in pochissimo tempo arriva la risposta dello spagnolo che, insieme alla moglie, accettano volentieri di incontrarci. Così tre di noi si presentano all’incontro, era il 3 agosto. Borja Valero sapeva già tutto del Centro Storico Lebowski, aveva già accettato il progetto prima ancora di incontrarci. Vedere Borja con la maglia del Lebowski è davvero fantastico!

Borja Valero arriva per dare grande visibilità al progetto, ma non solo. Parliamo di un calciatore di primo livello, le ambizioni sportive non possono che crescere…

Sì è chiaro, anche se ci tengo a sottolineare che prima del Covid eravamo terzi, in lotta per la promozione. Chiaramente l’arrivo di Borja non è indifferente, ma tutta la rosa è secondo me attrezzata. Non ci possiamo nascondere, ma è anche vero che non siamo in Serie A dove ci sono gerarchie chiare e sai sempre chi più o meno arriverà primo o quarto. Qui tutto cambia, la favorita a volte arriva decima. Episodi, campo, assenze…tutto fa la differenza. I nostri ragazzi sono ovviamente lavoratori, quindi anche la forma fisica è da valutare e dare pronostici adesso è molto difficile. Oltretutto, Borja Valero ha un contratto prioritario con DAZN, per cui noi crediamo di poter fare affidamento su di lui per un terzo o metà campionato al massimo, quindi dobbiamo essere pronti oltre lui. Certo, non ci nascondiamo ed è stato entusiasmante vedere Borja Valero propiziare il gol del vantaggio e prendere la traversa alla prima stagionale, anche se abbiamo perso…

Chiudiamo con le visioni future. Come vedi il CS Lebowski tra 10 anni?

In Serie D! Senza ossessione, se non succede non è un problema, ma è anche realistico poterlo pensare. Poi penso al numero dei soci, magari arrivando a 2500-3000. Infine, uno stadio tutto nostro. Il lavoro è tanto, ne siamo consapevoli, ma dandomi un lasso di tempo di 10 anni penso sia cosa possibile. Attualmente siamo infatti in co-abitazione, sarebbe bellissimo avere una casa tutta nostra e ospitare 2000 spettatori. Quindi sì, ti dico: Serie D, più soci e stadio nuovo!

Ringraziamo ancora una volta Matthias Moretti, responsabile della comunicazione che ha reso possibile l’intervista al Centro Storico Lebowski!



Marco Cavallaro