Intervista a Vittorio Rodeschini presidente di Arketipos: “La più importante caratteristica dell’Italia è il suo paesaggio”

Le associazioni nel panorama attuale, soprattutto in ambito ambientale, hanno il compito di sollevare e sensibilizzare su tematiche che rimangono spesso oscurate dall’agenda politica. Il loro contributo risulta essere sempre più importante al giorno d’oggi. Ecco che è interessante, oltre che necessario, scoprire di più di una di queste e delle declinazioni che prendono le sue attività nel territorio italiano. Arketipos è un’associazione culturale senza fine di lucro che intende promuovere, diffondere e valorizzare la cultura del paesaggio naturale e antropizzato al fine di favorire uno sviluppo sostenibile e, allo stesso tempo, la valorizzazione delle potenzialità di ogni territorio.

Per Social Up ha approfondito l’argomento l’avvocato Vittorio Rodeschini, presidente di Arketipos.

Come è nato e si è sviluppato il progetto di Arketipos nel tempo?

“Arketipos come associazione è nata nel 2011 con un obiettivo molto semplice: parlare di paesaggio attraverso le buoni prassi. Attraverso degli esempi di coloro che hanno realizzato su scale piccole o grandi, pubbliche o private, dei progetti interessanti. Spesso si tende a parlare di questo tema così importante per la storia del nostro paese in termini un po’ negativi, da una parte. Come se ci fosse un lento peggioramento inevitabile, e dall’altra, in termini un po’ generici. Quindi, senza indicare delle concrete possibili via d’uscita.

Tutti noi apprezziamo coloro che sollevano le criticità della gestione del tema ambientale, ma apprezziamo ancor di più chi alla critica fa seguire le possibili vie di uscita. Con Arketipos abbiamo cercato di realizzare proprio questo con una manifestazione che inizialmente era chiamata ‘i maestri del paesaggio’. Nome che sin dal principio intendeva mettere al centro coloro che si erano conquistati sul campo, in tutto il mondo, questo tipo di definizione”.

Sempre più associazioni cercano di sensibilizzare su tematiche quali la sostenibilità ambientale che è, inevitabilmente connessa, alla sicurezza di ciascun individuo sulla Terra. Come spiegherebbe questa correlazione al fine da far capire davvero che è arrivato il momento di agire per un miglioramento delle condizioni del paesaggio e di vita?

“Quando si dice che c’è un problema, ma non si affronta il come lo si dovrebbe risolvere, diciamo si potrebbe anche non dirlo quasi, no? Noi ovviamente, nel nostro piccolo di associazione culturale, abbiamo indicato una possibile via di uscita che secondo noi è anche la più coerente con la storia del nostro Paese. Tuttavia, oltre che a tutti gli organi di comunicazione o a tutte le fonti più attendibili, noi stessi percepiamo che in pochi anni il mondo che abbiamo intorno è cambiato. Con dei mutamenti tali che non possono non allarmarci.

Il dato è evidente, così come lo è altrettanto, il fatto che al di là delle discussioni di facciata, questo tema non è all’ordine del giorno come priorità.

Cosa che è emersa anche nell’ultima campagna elettorale nazionale. Da una parte c’è, dunque, una maggiore e sempre più estesa consapevolezza. Dall’altro, però, c’è un ritardo. Non solo della politica ai vari livelli, ma anche nel mondo dell’impresa, ad esempio, che si sta muovendo ma non ha dato del tutto i suoi frutti.

Io trovo, però, molto significativo che il documento più interessante degli ultimi anni, a livello europeo, provenga dal Consiglio d’Europa. Istituzione sorta subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale per tutelare i diritti dell’uomo. Questo documento si chiama ‘Convenzione europea sul paesaggio’. Testo di riferimento per tutti coloro che trattano questo tema, ratificato da una quarantina di paesi.

Dunque, che un’istituzione sorta per tutelare il diritto individuale del cittadino, abbia deciso negli anni 2000 di portare avanti nel quadro giuridico internazionale questo tema, ci dice che quando si tratta di tutela del paesaggio si parla anche di diritti fondamentali del cittadino.

Peraltro, la nostra costituzione all’articolo 9 – che fa parte degli articoli che si occupano dei principi fondamentali della Nazione – parla di tutela del paesaggio. Ci sono, allora, tutti i presupposti – la gravità del momento e il quadro di riferimento normativo sia a livello nazionale che internazionale – per far scattare quella molla che stenta purtroppo a partire”.

Citava prima le “buone prassi”. In realtà, però, molti ambientalisti cercano di richiamare a sé l’attenzione sull’argomento della tutela del paesaggio distruggendo opere d’arte note a livello internazionale. Una mossa che, inevitabilmente, fa riflettere sul confine tra ciò che giusto e sbagliato. Arketipos mira, invece, a valorizzare il patrimonio culturale e paesaggistico. Qual è il suo punto di vista sull’argomento?

“Considero delinquente chi distrugge opere d’arte, patrimonio di tutti. Anche per il solo fatto che sono di tutti non andrebbero sfiorate. A me personalmente fa riflettere chi, invece, lo fa con una performance senza colpire effettivamente l’opera, ma solo per fare un atto simbolico. Perché di fronte a tutte le opere che devastano un’opera d’arte (come lo è il paesaggio) nessuno si mobilita? E invece si mobilitano quando viene buttano un uovo su un vetro che può essere ripulito? Io mi chiedo perché le persone accettino che i luoghi in cui vivono siano devastati, degradati e resi dannosi anche per la loro salute”.

Da un ramo di Arketipos, si potrebbe dire, nasce, poi, nel 2011 il «Landscape Festival» grazie anche al prezioso contributo del Comune di Bergamo e di numerosi partner che hanno creduto all’iniziativa. Nel 2022 l’evento è arrivato alla sua XII edizione. Un dato che dimostra a tutti come sia importante agire per il bene del paesaggio pensando ad una prospettiva a lungo termine. Qual è, però, il primordiale contributo che quest’ampio evento vuole dare a tutti i cittadini e in che modo si articola la soddisfazione di tale scopo?

“La nostra manifestazione è nata su due binari: formazione e partecipazione. Ci è sempre piaciuta l’idea di offrire alla città un progetto di qualità che negli anni è andato sempre più migliorando. Infatti, affidiamo queste progettazioni a studi sempre più importanti. In modo tale che ci sia sempre un confronto vero e vario. A maggior ragione nel luogo che nella tradizione italiana, anche culturale, è stato il luogo destinato al confronto: la piazza.

Le piazze italiane sono nate per ospitare questo tipo di rappresentazioni, che hanno a che fare con dei momenti comuni.

Abbiamo cercato di coinvolgere sempre più persone, scuole, università, enti pubblici. Il focus è, però, sulla semplice persona comune che aspetta con ansia di vedere il progetto e di commentarlo, di riflettere attraverso questo. Abbiamo persino organizzato una mostra che lo racconta, per poterlo capire e interpretare al meglio. Non essendo organizzatori di eventi, però, la nostra soddisfazione si vedrà non appena vedremo le persone cambiare. E da questo punto di vista notiamo qualche cenno ma siamo distanti moltissimo da quello che abbiamo in testa noi”.

Cosa è cambiato – anche a livello di mentalità per l’evento, per Arketipos e per il paesaggio in questi 11 anni di «Landscape Festival»?

“Noi lavoriamo su quattro filoni: le persone comuni; i professionisti; gli enti pubblici; le imprese private. Abbiamo avuto molte testimonianze positive. Abbiamo visto molti comuni che si collegano e cercano di adeguarsi ai cambiamenti che proponiamo. Dunque, un cambiamento di mentalità si vede. Sosteniamo, però, che quando il paesaggio – che è la caratteristica più importante del nostro Paese –  non è al primo posto, allora c’è qualcosa che non va. E nonostante gli anni c’è ancora molto da fare”.

I numeri parlano: nel 2022 vi sono state 75 iniziative organizzate con 600 professionisti provenienti da 16 paesi differenti e quasi 300.000 visitatori. Eppure, non è abbastanza, eppure si deve fare ancora di più. Le chiedo, allora, cosa significano per Arketipos questi risultati e come state cercando di farli accrescere, in termini quantitativi e qualitativi, per la tutela del paesaggio di oggi e del domani?

“I numeri ci lusingano e soprattutto ci incoraggiano ad andare avanti. Soprattutto perché quando abbiamo iniziato, abbiamo ritenuto fosse necessario partire da zero. Poiché pensavamo che l’Italia avesse perso talmente consapevolezza di questo suo valore da non avere una base solida per cambiare le cose. Quindi, non ci aspettavamo un immediato risultato. Dopo tanti anni, iniziamo a vedere dei segnali importanti.

Il primo segnale è che il comune di Bergamo ha ampliato il Parco dei Colli, cioè la sua area tutelata. Un altro segnale è che molti progetti, non solo nella città di Bergamo, hanno avuto il tema della progettazione del verde al centro. Un altro elemento che ci riguarda è l’apertura di un nuovo corso di laurea, all’Università di Bergamo di Geourbanistica. Nel cui comitato di indirizzo si trova anche Arketipos, un attestato importante, questo, che ci inorgoglisce.

Un’altra iniziativa è la costituzione di un centro studi e ricerca con Università, Comune e Regione.

Di cui, recentemente, il Ministero della cultura ha chiesto di farne parte. E la cui maggiore proprietaria del sito è la fondazione della Misericordia. Questo luogo ci consentirà di avere da una parte, la consueta manifestazione temporanea di settembre con i suoi allestimenti. Dall’altra, un luogo di raccolta dati attivo tutto l’anno. Perché la nostra crescita si ha nella misura in cui tutto l’anno, insieme ad altri enti e professionisti, pensiamo ad un nuovo modo di progettare i luoghi e confrontarsi sui miglioramenti che possiamo apportare al paesaggio. Questa è la nostra essenziale priorità”.

«Landascape Festival 2023», il primo festival internazionale dedicato al paesaggio e ai suoi maestri per un futuro sostenibile. Arketipos è già, giustamente, orientata al futuro. Il 2023 sarà l’anno di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura, e proprio in questa cornice si inserirà la XIII edizione del «Landascape Festival 2023», che coinvolgerà entrambe le città con il tema “Crescere insieme”. Cosa aspettarci di diverso (o di continuativo) rispetto agli altri anni?

“Quest’anno immaginiamo che l’evento sarà ancora meglio dell’anno prossimo. Essendo un anno particolare, che vede Bergamo e Brescia come città della cultura, ci auguriamo che moltissima gente venga da tutto il mondo. Perché le iniziative che vedranno coinvolte queste due città saranno talmente numerose, che porterà anche noi a godere di quest’onda favorevole.

Il Festival è il momento più importante, in cui bisogna dare il meglio e concretizzare tutto quello che si è fatto durante l’anno.

Il tema è anche molto bello: Grow Together – Crescere Insieme. L’architetto progettista della green square dell’edizione 2023 è l’uomo giusto. Si tratta di Martin Rein-Cano, dello studio Topotek 1 di Berlino. Fanno delle cose strepitose immaginando gli spazi pubblici con una visione modernissima.

Io spero che poi gli enti pubblici e investitori privati vedendo quest’evento, questo modo diverso di pensare di vivere, siano stimolati ad investire e abbiano voglia cambiare qualcosa”.

Il «Landscape Festival» nasce, tra le altre cose, per dare uno spazio fisico alle testimonianze e ai racconti di chi ha realizzato i progetti più stimolanti nella progettazione del paesaggio e delle possibili soluzioni per la sua tutela in ottica culturale, naturale e sostenibile.

A coloro che hanno, dunque, evidenziato le strade ideali per la rigenerazione delle nostre città per costruire un futuro sostenibile. Un circolo virtuoso che ha già ottenuto esiti rilevanti. Come valorizzare questi sforzi in maniera “culturale” per continuare a “crescere insieme”?

“Noi, a Bergamo, abbiamo la tendenza a volere trasformare anche le più grandi idealità in qualcosa di concreto. Coniughiamo il pensare con il fare. Io mi aspetto, in virtù anche del lavoro e degli spunti a cui stiamo lavorando, che dall’edizione di quest’anno si inizi a lasciare qualcosa sul territorio. In modo tale che anche coloro che non hanno partecipato o colto la forza dell’evento, inizino a capire che qualcosa sta cambiando.

Questo per me è il prossimo passo. Ragion per cui abbiamo deciso di correre nella direzione della manifestazione, non più come gradimento dell’evento nel breve termine, ma miglioramento ad ampio raggio”.



Giulia Grasso