Intervista a Sergio Nicolai, attore italiano a 360 gradi

Sergio Nicolai ha attraversato una significativa metà del XX secolo, lasciando un’impronta silenziosa ma indelebile nel panorama delle arti e della cultura italiane, travalicando i confini del BelPaese.

Attore di teatro, cinema, radio e televisione, ha lavorato con uno dei più grandi registi di teatro di tutti i tempi come Luca Ronconi, interpretando inoltre ruoli in film di Zeffirelli, Scola, Zampa, Rossellini, Magni, e tanti altri.

Ha lavorato anche in spettacoli con una delle ballerine più note di tutti i tempi: Carla Fracci.

Importante riconoscimento l’ottenne ne “La cena” di Ettore Scola (insieme a tutto il cast maschile, Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista), di cui quest’anno ricorrono i 90 anni dalla nascita.

Da “La scuola di ballo” di Carlo Goldoni al Teatro Olimpico di Vicenza

 

Iniziamo dagli esordi per ricostruire una grande carriera.

Ho iniziato presso la Scuola di Fersen, un actors’studios. Avevo 18 anni, mi appassionò sempre di più.

A 19 anni, invece, mi iscrissi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” a Roma, e come insegnante ho avuto Sarah Ferrati, un’attrice straordinaria, che mi ha invitato a pormi sempre domande quando dovevo pronunciare una battuta. Al “Maggio Fiorentino” del ’65 ero ancora studente accademico e Zeffirelli stava lavorando al suo “Romeo e Giulietta” e scelse anche me per un ruolo. Mi fece recitare anche ne “La lupa” con Anna Magnani. Questi spettacoli uscirono anche fuori dall’Italia.

 

Anna Magnani era davvero un vulcano di sentimenti come nel film “Bellissima” di Luchino Visconti?

Era così anche nella vita. Naturale, spontanea, vera, autentica, mi voleva particolarmente bene, mi ha sempre protetto. Sentiva le persone, aveva un certo fiuto, un intuito raro. Al ritorno da una tournée con Ronconi avevo avuto dei problemi nella mia vita privata. La incontrai di nuovo e mi disse: “So tutto”. Aveva già capito tutti i miei problemi. La Magnani è la più grande attrice del cinema italiano, perché era la sua anima che veniva fuori, non i personaggi.

Dal “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli, nel ruolo dell’apostolo Giacomo

 

 

 

Molto toccante, davvero, che umanità!

Com’è avvenuto il suo passaggio alla settima arte?

Mentre stavo lavorando in teatro all’ “Orlando Furioso”, una mia compagna di accademia, Paola Gassman (figlia di Vittorio) mi avvisò che suo padre stava lavorando a un film di Zampa (“Contestazione generale”). Vi partecipai anch’io in uno degli episodi: quello con Gassman.

Mi racconti a proposito dell’appena citato “Orlando Furioso”, tra i capolavori della storia del teatro.

Eravamo 40 matti scatenati e pieni di entusiasmo. Abbiamo creduto in un’idea folle per l’epoca, perché fare uno spettacolo di quel tipo al di fuori dei teatri tradizionali, ad esempio in una chiesa sconsacrata o piazze, era una grande novità. Fu una rivoluzione totale.

Questo spettacolo di Ronconi è stato rappresentato in tutto il mondo, New York compresa, e ne è derivata anche una versione per la televisione, visto il grande successo.

Ronconi, a mio parere, è il più grande regista di teatro che abbiamo avuto in Italia. Ha inventato gli spazi teatrali, ha fatto uscire il teatro dal palcoscenico, dimostrando che si possa fare ovunque.

Molti magari prima ci avevano solo pensato, ma il primo a compiere quest’operazione è stato lui.

Carla Fracci e Sergio Nicolai in “Audieu et aurevoire”, spettacolo messo in scena al Teatro alla Scala di Milano e al Teatro San Carlo di Napoli

 

Mi delinei un po’ le differenze tra la recitazione teatrale a teatro e quella teatrale per la televisione.

È la stessa, con la differenza che per la versione teatrale televisiva dev’essere più contenuta, perché ad esempio bisogna tener conto del microfono, della telecamera, del primo piano ecc…

Capitolo Franco Zeffirelli: che ricordi ha di lui?

Una persona dedita al lavoro continuamente: come scenografo, costumista, regista, allestitore di spettacoli…

Si è approcciato con ogni forma di spettacolo. A differenza di altri registi gli interessava l’ambientazione piuttosto che l’anima di un personaggio.

 

Lei ha lavorato anche in radio: cosa ha fatto nello specifico?

Se mettessero insieme tutte le cassette di tutti i miei lavori radiofonici non so quanti bauli dovrebbero riempire. Ho fatto sceneggiati, programmi di poesia, programmi in diretta ecc…

Recitavo poesie dei più grandi poeti della letteratura italiana. Con l’attrice Valeria Valeri ho fatto un programma a due personaggi: io facevo Proust e lei la mamma di Proust.

Come sceneggiati ricordo con piacere “Una sola debole voce”, da cui hanno tratto anche una versione televisiva.

Come sceneggiati televisivi per la Rai, invece, quale ricorda meglio?

Ho fatto “La ragione degli altri”, dall’omonima commedia di Pirandello, per la regia di Andrea Camilleri. Ricordo che una scena fu registrata in presa diretta per ben 16 minuti! Stacchi di telecamere e montaggio, ma tutto in diretta.

In quali teatri si è esibito con la magnifica Carla Fracci?

Tra i vari: alla Scala di Milano, al San Carlo di Napoli. Lei aveva la sua grande anima, la metteva in scena, però col controllo di cervello, anima e cuore che le derivava dalla tecnica e dalla preparazione, fisica e mentale. Ero positivamente impressionato da lei per questo.

Passiamo ora a Scola e al suo importante riconoscimento per il film “La cena”.

Fu con lui il primo incontro professionale, anche se prima già lo conoscevo bene. Mi assegnò un ruolo di padre menefreghista verso i figli, verso tutto e tutti. Non sapevo come impostare il personaggio, perché non m’apparteneva affatto nell’animo. La chiave vincente che m’ha aiutato ad interpretare bene il ruolo è stata l’incomunicabilità tra generazioni diverse, padri e figli.

 

Qual è il segreto per essere veri attori?

Il cervello deve funzionare perfettamente, la testa lucidissima. Bisogna sapere esattamente quello che si sta facendo.

 

 

Oggi si parla tanto di “crisi del cinema italiano”, lei è d’accordo?

Della crisi del cinema in Italia se ne parla da quando ero un giovanotto, dunque è fuorviante. I film si sono sempre fatti, il lavoro è andato sempre avanti. La crisi c’è sempre stata perché si sono sempre fatti brutti film, ma anche belli contemporaneamente.

La sua carriera sterminata meriterebbe approfondimenti. Per ora non posso fare altro che congratularmi con lei, imparando tanto. Grazie per l’appassionata chiacchierata!

Grazie a lei per l’intervista, m’ha fatto molto piacere.  

 

Le foto ci sono state gentilmente fornite dall’attore mediante il suo profilo Facebook ufficiale.



Christian Liguori