Intervista a Scarda: “Bomboniere è un album gentile”

Scarda, all’anagrafe Domenico Scardamaggio, ha rilasciato il 4 giugno scorso “Bomboniere”, il terzo progetto discografico della sua carriera disponibile su tutte le piattaforme digitali e streaming.

Il disco contiene dieci canzoni che al centro hanno il racconto dell’amore disperato e malinconico. Il risultato è un disco gentile in pieno stile del cantautore. Catturano al primo ascolto “Risacca”, “Tutti i giorni” e “Ti ricorderai”, quest’ultimo già singolo estratto insieme a “Niente”.

Scarda è tra i primi artisti che è tornato ai live perchè, nel rispetto delle misure anticovid, la musica deve vincere sempre. Soprattutto se è cantautorale e si contraddistingue per essere di Scarda.

Il 4 giugno è uscito per Bianca Dischi “Bomboniere”, il tuo terzo album. È arrivato a distanza di tre anni. Cosa è successo nel frattempo?

Poco. Sono stati anni che non si conteranno nel bilancio della vita probabilmente, però sono stati mesi in cui ho scritto molto. Poco prima della pandemia avevo già il disco pronto. In realtà poi ho aggiunto delle canzoni che ho scritto durante la pandemia. È stata utile per me perché secondo me il disco, grazie a questa cosa, si è arricchito.

Perché hai scelto “Bomboniere” come titolo?

Si intitola “Bomboniere” per una questione di delicatezza, nel senso che di solito la bomboniera è un gentile omaggio. Penso che tutte le canzoni siano state confezionate bene, siano tutti dei piccoli fiorellini. Il titolo è proprio riferito alle canzoni.

Infatti, anche la cover scelta dà il senso di quanto hai detto…

La copertina rispecchia il fatto che è un album gentile, che non ha momenti di violenza. È un album che mantiene il distanziamento e che non sbatte pugni sul tavolo. Allo stesso tempo, però, ha la gentilezza del vicino che saluta sempre. Queste canzoni hanno il potere di abbracciarti, ma anche di stringerti troppo forte. È un po’ quello che mi dicono tutti delle canzoni precedenti ossia che fanno male. Credo che anche questo disco farà male quando troverà la connessione con le persone che hanno vissuto le mie stese cose.

Definisci “Bomboniere” come un album gentile. Secondo te, la gentilezza è sottovalutata o sopravvalutata?

Non so darti una risposta univoca perché c’è anche chi non aspira alla gentilezza. Io sono nel mondo musicale e si aspira ad essere trasgressivi, non gentili. In realtà, fare un album gentile è un po’ controtendenza. Anche nell’indie c’è questa tendenza al decadente: del dire qualche parolaccia o di esprimersi giovane che a volte giovane significa “maleducato”. Non sto facendo il bacchettone. Se riuscissi a scrivere qualcosa di più violento, lo farei, ma non è nella mia indole. Mi piace parlare di più in maniera pacata.

“Bomboniere” ha un lato A e un lato B e ci sono canzoni scritte prima della pandemia e dopo la pandemia. Mi racconti la lavorazione dell’album?

C’è un lato A e un lato B perché è previsto un vinile. È stato registrato a Milano. Dovevano essere sette canzoni, invece sono diventate dieci perché se ne sono aggiunte altre. Erano diventate pure di più, ma ne abbiamo tolte alcune, a favore di altre. Il processo è stato di scrittura e di rimaneggiamento in studio. È un concept album perché vado a chiudere quanto detto in “Tormentone”: parlo di un amore disperato ma è l’ultima volta.

Indaghi sull’amore disperato ed esasperato. Cosa hai imparato dell’Amore: cosa resta e cosa si dispernde?

Dell’amore si disperde tante cose e forse ho iniziato a scrivere canzoni per fissarle, in qualche modo. Dell’amore ho provato tante dimensioni: certe volte sembrano uguali ma non lo sono.

Quali sono le canzoni che più rappresentano il disco?

Credo siano “Tutti i giorni” e “Lasciarti perdere”. Le altre le decideranno chi ascolta il disco.

In “Lasciarti perdere” vi è l’unico featuring dell’album. Perché hai scelto di collaborare con Cimini e perché proprio per questa canzone?

Siamo amici da tanto tempo, abbiamo iniziato nella stessa etichetta, siamo calabresi tutti e due, ci vogliamo bene, ho stima artistica e credo sia reciproca. In questo pezzo ci sentivo molto bene la sua voce, quindi gli ho proposto di scrivere la seconda strofa e insieme cantiamo il ritornello.

Come ha inciso su di te la pandemia?

Ho iniziato a fare ginnastica e a mangiare più sano. È stato un periodo che è servito, solo che quando si è dilungato, è stato davvero estenuante.

Cosa ti piace della musica italiana oggi?

Mi piace che viene dal basso. Adesso decide chi ascolta quale musica va bene e quale no. Lo dirà la storia cosa resterà: secondo me qualcuna rimarrà negli anni.

In cosa speri?

Spero di fare il mio lavoro in maniera serena e autonoma. Vivere di musica in maniera agiata.



Sandy Sciuto