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Intervista a Raffaele Renda: “Ho sempre lottato per inseguire i miei sogni”

Giovane cantante classe 2000, nato a Lamezia Terme (Calabria), Raffaele Renda è diventato una delle promesse musicali più interessanti dell’ultima edizione di Amici, uscendone con una serie di singoli molto fortunati, tutti hanno ampiamente superato il milione di ascolti, segno del grande apprezzamento da parte del pubblico da casa.

Dopo aver partecipato nel 2018 a Sanremo Young ed essere arrivato ad un passo dalla vittoria, si classificò al 2º posto, Raffaele Renda ha tentato nuovamente la fortuna con il famoso format di Canale 5, e sembra che questa volta sia davvero riuscito a compiere il grande salto per iniziare una carriera musicale solida e piena di grandi soddisfazioni.

Ciao Raffaele, benvenuto su Social Up.                                                                                                                                                                                      

Il tuo percorso artistico è evoluto molto negli anni e ti ha portato su grandi palchi del calibro di Sanremo e la più recente esperienza di Amici 20. Come definiresti la tua evoluzione musicale dagli inizi fino ad ora?

Arrivare fino a questo punto è stato molto difficile, soprattutto agli inizi. Il fatto che io volessi diventare un cantante è sempre stato visto negativamente, almeno dalle mie parti, quasi come se fosse una meta impossibile e non considerabile come una vera professione. Io, però, ho sempre lottato contro queste persone, perché in fondo si trattava del mio vero sogno, sapevo di avere tutte le potenzialità per potercela fare. Se sono arrivato fin qui è stato grazie alla mia forza d’animo e al desiderio di costruire il mio futuro in base i miei desideri, senza basarmi sui commenti di altre persone. In questi anni ho seminato molto, ed ora è arrivato il momento di raccoglierne i frutti.

Quali sono gli insegnamenti e le esperienze più importanti che ti porti da Amici 20?

Mi porto soprattutto la convivenza, è stato difficile gestire la situazione mediatica, però mi è anche stata d’aiuto durante i miei momenti più duri. Inoltre, le lezioni con Arisa sono state un altro aspetto fondamentale di questa esperienza, mi hanno aiutato enormemente nel migliorare molti aspetti della mia costruzione artistica.

Arisa è stata sicuramente la persona più importante per me all’interno della scuola, è stata il supporto più grande e la sua stima nei miei confronti mi ha dato una grande spinta per dare sempre di più durante il programma.

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Come hai reagito alle critiche ricevute durante il programma?

Con tutta sincerità, penso che a volte si sia andati oltre il concetto di costruttivo, cercando di colpire più sul personale. Credo che in una scuola, soprattutto così pubblica e rinomata, non si possano e debbano azzardare certi commenti. Io mi reputo una persona molto forte, e riesco a scindere con facilità il costruttivo dall’offensivo, infatti cercavo spesso di riderci su e andare avanti. Tuttavia, bisogna ammettere che non tutte le persone sono così, comportamenti del genere potrebbero ferire molto una persona, ledendone anche il suo percorso costruttivo. Ci sono stati momenti che mi hanno ferito molto, ma sono riuscito ad andare avanti perché non volevo farmi frenare da queste considerazioni tutt’altro che positive.

Durante il tuo percorso ad Amici abbiamo avuto modo di ascoltare alcuni dei tuoi inediti, diversi da molti altri inediti in quanto estremamente personali e pieni di storie che hanno segnato la tua vita.

Ogni mio singolo racconta varie situazioni vissute che mi piaceva condividere con il pubblico. Il sole alla finestre, una delle canzoni a cui tengo di più, parla di un momento buio della mia vita e come sono riuscito a superarlo rialzandomi con le mie stesse gambe, cercando di vedere sempre la luce nonostante stesse incombendo il buio.

Sono dell’idea che un pezzo possa essere molto orecchiabile anche con un testo ricco di significato. Mi piace unire il fattore radiofonico ad una narrativa di fondo in ogni mia canzone, almeno è quello a cui io aspiro. In questo senso, preferisco avere una carriera più difficile, crearla con maggiori sforzi, e non buttarmi nella musica commerciale unicamente per ottenere giri radiofonici e streams, che questi poi non ti lasciano nulla.

A breve uscirà anche il mio primo EP, e dopo tanti anni di sacrifici sarà una delle tappe più gratificanti per il mio percorso musicale.

Il tuo ultimo singolo Focu Meu è un omaggio alla tua terra, la Calabria, ed ha tutte le carte in regola per diventare uno dei prossimi tormentoni estivi. Qual è stato il suo processo creativo?

La canzone è nata in un momento di rabbia, mi sentivo molto confuso perché volevo andarmene dalla Calabria però allo stesso tempo mi chiedevo perché me ne dovessi andare per forza senza poter riuscire a coltivare lì il mio sogno. Perciò, da quella rabbia è nato il primo concetto di Focu Meu, era un modo di raccontare la realtà della Calabria, e del Sud Italia in generale, oltre ad essere anche un modo per spronare i giovani che come me sognano fuori dalle righe e si sentono limitati dagli stereotipi che li circondano.

Descrivi la tua carriera musicale con tre parole, e come vorresti vedere il tuo futuro con un’altra.

Le parole con cui descriverei la mia carriera musicale sono versatilità, perché sono sempre stato alla ricerca di sound diversi e non mi piace etichettarmi con unico genere, la ricerca costante di nuove tendenze mi interessa molto e non mi precludo nessuna sperimentazione. Creativo, in quanto mi piace curare ogni singolo aspetto dei miei progetti musicali, vestendo le performance a modo mio, e infine fedele. Sono, e sempre sarò, fedele a me stesso, la mia musica si basa sui miei gusti e le mie sensazioni, non mi va di farmi condizionare dai trend del mercato.

Per quanto riguarda il mio futuro, direi che internazionalità sarebbe la parole perfetta. Ho sempre desiderato costruire una carriera “americana” in Italia, e anche all’estero. Da noi non si vede spesso la performance curata in ogni suo aspetto e ricca di caratteristiche addizionali (corpo di ballo, scenografie, etc.), perciò mi piacerebbe consolidare piano a piano una mia identità internazionale per smuovere la monotonia e portare sempre qualcosa di nuovo e diverso dal resto.



Marco Russano