Intervista a Napoleone: “Esterno le emozioni attraverso le mie canzoni”

Davide Napoleone è un giovane cantautore e autore di canzoni davvero promettente. Nel 2017 scrive per Michele Bravi Solo per un po’, pezzo contenuto nell’album Anime di Carta che verrà poi certificato Disco d’oro. Davide firma un contratto editoriale con Sony/ Atv ed inizia a collaborare in qualità di autore con molti altri artisti: Booda (arrivati secondi a X Factor), Gaia Gozzi, Giorgieness, Valentina Parisse, Chiara Galiazzo. Venerdì 15 gennaio è uscito il suo ultimo singolo Povera femmina, che fa parte di un progetto musicale ambizioso anticipato dai brani Amalfi e Porta Pacienza. Noi di Socialup abbiamo avuto l’occasione di conoscere meglio questo giovane artista, che ha il grande dono di raccontare in musica la realtà.

Si può dire che la scrittura di testi musicali sia il tuo mondo, come ti sei avvicinato a questa realtà?

Credo di aver scritto la prima canzoncina a 7 anni, poi crescendo mi sono avvicinato alla chitarra e da lì è stato tutto molto naturale. Sono sempre stato un tipo molto riservato, mi apro davvero poco con le persone. Forse la scintilla è scattata quando ho scoperto di poter esternare certe emozioni attraverso le canzoni. Successivamente è diventato il mio lavoro, ed eccoci qua.

Qual è la canzone che hai scritto/hai collaborato a scrivere a cui sei più affezionato?

C’è un legame profondo con ogni canzone che ho scritto, non posso scegliere. Ho ricordi bellissimi della prima volta che ho ascoltato un mio brano in radio: Solo per un po’ di Michele Bravi. Ero in un negozio di elettrodomestici, per festeggiare ho comprato un estrattore.

Dove trovi l’ispirazione per i tuoi testi?

Mogol diceva il mio mestiere è vivere la vita. Mi ritrovo spesso in questa frase, non ho un metodo preciso. Capita spesso che arrivi quando non la stai cercando, quando hai la mente libera da ogni pensiero. Tipo la notte prima di addormentarti, la mattina presto o mentre cucini. Altre volte invece basta avere una storia da raccontare, quando so di cosa sto parlando mi risulta molto più semplice scrivere a prescindere dall’ispirazione.

Venerdì 15 gennaio è uscito Povera femmina, singolo che segue i brani Amalfi e Porta Pacienza, ci parli un po’ di questo progetto?

Tutto confluirà in un concept album incentrato sulla storia di questo personaggio incredibile: Vito Manzo, un falegname di Amalfi con una forte passione per la musica morto in circostanze misteriose sulla spiaggia nel ‘54. Attraverso alcune lettere siamo riusciti a ricostruire la sua vita, scoprendo aneddoti incredibili e molte curiosità su quella che era la vita in costiera prima e dopo la Seconda guerra mondiale. Con questo progetto sto provando a dare a Vito una seconda possibilità cercando di realizzare per lui il suo sogno.

Nel brano Povera femmina il mare diventa lo sfondo e simbolo del rapporto dei due fratelli, ma per te che cos’è il mare?

Sono cresciuto con il mare davanti e in 23 anni non mi sono mai accorto di quanto fosse per me ispirazione, sicurezza, forza. L’ho sempre visto come un elemento d’arredo, aprivo la finestra e sapevo che era lì, lo davo per scontato. È qualcosa che può capire solo “chi tene o mare” per citare Pino Daniele. Poi mi sono trasferito a Torino, ho aperto la finestra e il mare non c’era più, c’era il palazzo di fronte. Per me il mare è casa, so che porta dentro tutto ciò che nel bene o nel male mi ha fatto crescere: i ricordi, gli amori, le amicizie, i dolori. A prescindere dalla riva, grazie alle correnti, so che quello è anche il mio mare.

Molto originale la scelta di fare una commistione tra italiano e dialetto. Pensi che sia importante trasmettere alle nuove generazioni l’importanza della realtà linguistica dialettale? Che valore ha per te il dialetto?

Non avevo mai scritto in dialetto, non pensavo nemmeno di saperlo fare. Poi mi sono reso conto che in realtà io penso e vivo in dialetto, resta comunque la mia lingua madre. Più passa il tempo e più mi rendo conto che è l’unica cosa che continua a legarmi alle mie radici e che posso portarmi un po’ dove mi pare. Credo sia giusto continuare a tramandare e conservare qualsiasi lingua che sia antica o dialettale. Fa parte della nostra storia e più passa il tempo più diventa preziosa; ormai succede tutto così in fretta, si corre troppo e si rischia di dimenticarsi tutto. Un uomo senza storia ha sempre poco da raccontare.

Cosa ti aspetti/sogni di realizzare in questo nuovo anno appena iniziato?

Spero che si possa tornare presto alla normalità, che il mondo dello spettacolo non resti in ginocchio. In generale spero che un po’ tutti riescano a risollevarsi a prescindere dal settore. Spero di poter lavorare a qualche produzione cinematografica o televisiva, mi piacerebbe poter scrivere per il cinema.



Eleonora Corso