Intervista a Michele Merlo: anche il dolore sai, in fondo è un’emozione

Michele Merlo (@michelemerlo), classe 1993, è un cantautore e, da pochissimo, scrittore. È infatti appena stato pubblicato il suo primo romanzo “Cuori stupidi”. Stesso nome fra l’altro del suo ultimo album uscito veramente da poco.

Dopo due concerti sold out saltati a causa del COVID-19 Michele risponde alle nostre domande. Con le sue parole e la sua musica, che si può dire siano l’una parte integrante dell’altra, Michele Merlo dà voce e corpo alle problematiche di una generazione complessa, e per questo affascinante. Da un lato cantautore di brani così potenti nella loro semplicità e dall’altro scrittore di un romanzo che fa sentire compreso e meno solo chi soffre di disturbi d’ansia, Michele ci regala uno scorcio della sua poliedrica personalità. 

@michelemerlo

Prima di arrivare qui mi sono un po’ documentata. Ho notato che sei pesci, un segno molto sensibile, introverso ma anche dolce e in buona sostanza estremamente interessante. Non da ultimo un po’ bipolare. Legandomi a questa “vostra” caratteristica partirei quindi con le domande dalla tua prima anima: la musica. Quando è nata questa tua passione?

In realtà non è mai nata, ho sempre avuto questa vocazione fin da bambino. Sono sempre stato anche molto portato. Ho iniziato ad applicarla agli strumenti quando avevo circa undici, dodici anni. Suonavo alla chitarra le canzoni di alcuni chitarristi americani. Da lì ho un po’ abbandonato per poi riprendere verso i sedici, diciassette anni. Nei gruppi in cui suonavo facevamo canzoni degli Arctic Monkeys, degli Strokes … un po’ tutto l’indie britannico. Poi ci siamo sciolti. Verso i vent’anni ho iniziato a scrivere prima in inglese poi in italiano. Ho aperto alcuni concerti importanti come quello dei The Neighbourhood. In seguito ho partecipato ad Amici. Da li in poi ho scelto di scrivere in italiano. È più gratificante per me fare musica in italiano. Il messaggio è più potente. Sono sincero però: all’inizio non ero molto convinto di questa decisione.

@michelemerlo

Ti sembrerà una domanda un po’ strana ma ha una sua logica. Te lo sto chiedendo perchè, seguendoti sui social, ho notato che stai normalizzando e facendo sensibilizzazione sulla tematica dei disturbi d’ansia. In riferimento a ciò pensi che la musica possa svolgere una funziona catartica? Se si, in che modo e perchè?

Penso che chi abbia la fortuna di scrivere canzoni sia un po’ un privilegiato. A volte le canzoni sono dei modi per disegnare i propri mostri. Dai loro una forma e questo probabilmente a livello terapeutico è un passo avanti. Effettivamente tanti psicoterapeuti ti consigliano di scrivere un diario dove si scrive ciò che si prova. Inoltre esternare le proprie emozioni in qualcosa che rimane sia un modo almeno per sfogarsi. C’è chi dipinge, chi fa fotografie, ecc. Non credo sia curativo però. 

Di solito associo le canzoni a situazioni, libri e persone. Leggendo “Cuori stupidi”, il tuo nuovo romanzo, mi è sembrato di poterlo accostare alla tua “Mare”, che fa anche parte del tuo nuovo album. Se tu potessi associare una canzone al tuo libro quale sarebbe? E a te stesso?

Penso che sceglierei un pezzo di Brunori , “La verità”. Penso sia la canzone di cui avrebbe bisogno il protagonista del romanzo. Oppure anche “Musica” di Tricarico. È una canzone meravigliosa che c’era anche in un film di Pieraccioni che si chiama “Ti amo in tutte le lingue del mondo”. Alcune frasi dicono “la verità è che l’amore mi ha bruciato” e “la verità è che la musica mi ha salvato”. Sono situazioni che ripercorrono l’emotività di Luca e le sue problematiche legate all’ansia e all’amore.

Per quanto riguarda una canzone per me vorrei che me la scegliessero. Quando si sceglie per se stessi si ha sempre una visione poco oggettiva e chiara. Magari mi renderei conto di alcune cose che non riesco a vedere. Un po’ come quando gli artisti di strada ti mettono davanti un tuo ritratto e non ti riconosci all’inizio.

@michelemerlo

Leggendo il libro ho percepito fortemente la fragilità, e il profondo, e altrettanto nascosto, desiderio di Luca di essere fondamentalmente compreso. Luca sembra portare una sorta di corazza che nonostante tutto nasconde una luce in fondo al tunnel: l’amore per la vita e il voler vivere una vita equilibrata. Com’è stato raccontare l’evolversi di una personalità e di una situazione psicologica?

Raccontare la vita di Luca è stato facile perchè ho raccontato la mia. Quindi ho dato semplicemente un nome inventato a me stesso. Ovviamente enfatizzando alcuni passaggi come il discorso del mescolare volontariamente alcool e psicofarmaci. Non l’ho mai fatto ma so che può succedere. Quindi si, dal punto di vista pratico è stato semplice. Dal punto di vista emotivo invece è stato come ritornare a rivivere alcune sensazioni non piacevoli. Non è mai bello ricordare cose brutte. È stato molto stancante, anche a livello di revisione. Leggere e rileggere continuamente quelle cose non è facile. 

Leggendoti e ascoltando le tue canzoni sembri scrivere e/o cantare per immagini. Tant’è vero che più volte ho avuto la sensazione di avere davanti dei fotogrammi di un film. Mi sbaglio?

No, è vero. Mi piace rendere tangibile a livello visivo ciò che scrivo. Penso sia uno degli strumenti più efficaci per far fissare la canzone nella testa dell’ascoltatore. Inoltre ho un linguaggio molto semplice. Preferisco essere molto lineare e comprensibile. Questo anche dal punto di vista della forma della canzone stessa.

@michelemerlo

Cosa diresti al Michele del tuo passato? Attenzione però: solo Michele.

È un po’ un cliché. Gli direi di godersi di più i piccoli momenti senza pensare subito al dopo, di fare dei grandi respiri e stare più tranquillo. Gli direi anche di apprezzare di più la famiglia e di dire qualche “ti voglio bene in più”. Ma anche di studiare perchè essere bocciati in quarta liceo non è possibile.



Rebecca Bertolasi