Donne e migrazioni nella Preistoria: crocevia di cultura

In #CulturalMente, SCIENZE by Andrea ColoreLeave a Comment

Spesso siamo soliti pensare alle migrazioni della Preistoria come grandi movimenti da un continente all’altro, a mo’ di “Era glaciale”: sportina sotto braccio, tende improvvisate, lupi al seguito e via discorrendo. In un tempo in cui c’è gente che di migrazioni ne ha fin sopra i capelli, forse sarebbe meglio chiarire che fu proprio attraverso le migrazioni preistoriche che vi furono i primi scambi culturali fra le popolazioni di tutto il mondo. Dobbiamo, però, allontanarci dall’idea che spesso ci è stata propinata dai film di animazione: il fenomeno è molto più complesso di quanto possa sembrare. Le migrazioni della Preistoria non sono state un semplice spostamento di persone da un luogo all’altro per ragioni di clima o di fame. Ciò che sta alla base di questi spostamenti ha spesso radici antropologiche ed ha originato una vera e propria organizzazione sociale.

“Mogli e buoi dei paesi tuoi”? Non esattamente

Questa è una storia vera, corroborata dagli studi archeologici e scientifici. Nella Germania meridionale, vicino ad Augusta, sorgeva un tempo il villaggio di Lechtal. Esso era contraddistinto da una particolarità: tutti gli uomini erano del luogo, mentre le donne provenivano da altre comunità, spesso insediate nelle aree limitrofe della Boemia (l’odierna Repubblica Ceca) o nelle regioni settentrionali, dalla Germania centrale. Nell’area, quindi, non erano soliti spostamenti di massa di intere comunità, ma uno spostamento di singoli individui o piccoli gruppi, in prevalenza donne. Le migrazioni femminili interessarono la valle del Lech per ben 800 anni, fra la fine dell’Età della pietra e l’Età del Bronzo, ovvero circa verso il 3000 a.C. Ma in che modo questa organizzazione sociale avrebbe permesso la trasmissione culturale fra le diverse popolazioni?

L’analisi del DNA di 84 individui sepolti intorno al 2500 a.C. nella valle del Lech ha permesso di scoprire che la linea di discendenza femminile presenta una maggiore variabilità genetica rispetto a quella maschile.  Cosa vuol dire? Questa variabilità potrebbe essere legata alla diversa provenienza geografica delle donne, rispetto agli uomini. La scoperta è stata confermata dall’analisi della quantità di un isotopo dello stronzio presente nei molari delle donne, un parametro strettamente correlato alla regione in cui si è passata l’infanzia. Il parametro è risultato di molto diverso tra uomini e donne, ennesimo segno che numerose donne provenienti da altre comunità confluirono nel villaggio di Lechtal. Nonostante ciò, la loro sepoltura insieme ai capi famiglia sta ad indicare la loro piena integrazione nella famiglia.

E con ciò?

Questa scoperta ha certamente un merito su tutti: sdraticare lo stereotipo che vede la donna delle comunità prestoriche come ancorata alla comunità ed alla famiglia. Le donne già in epoca preistorica lasciavano la propria comunità e si integravano con i propri costumi nelle nuove “famiglie”. Ad oggi, proprio grazie a questi movimenti, è stato possibile risalire alle usanze delle popolazioni stanziate in zone diverse del globo: uso di particolari utensili , costumi e  tecniche di lavoro o agricole. Ricostruendo  il modo – per quanto ipotetico – e gli itinerari delle migrazioni della Preistoria.

In questo modo, la nostra percezione di migrazione viene rivoluzionata: quello che, come detto prima, fino ad ora era ipotizzato come uno spostamento di massa, poteva in realtà essere un movimento individuale che avrebbe avuto come protagoniste principali le donne. Non  più, quindi, uomini esploratori e donne stanziali, bensì spostamenti lunghi anche centinaia di chilometri, di persone, soprattutto donne, e cultura in uno scambio continuo tra le comunità.