Intervista a Mario Lavezzi: 50 anni di carriera, gli incontri e Campusband

Non ha bisogno di presentazioni, Mario Lavezzi! Oltre 50 anni di carriera parlano di lui, del suo talento e del segno tangibile che ha lasciato nella musica italiana.

Ad oggi Mario Lavezzi è uno dei cantautori più importanti della musica italiana. Vanta la collaborazione con innumerevoli artisti in qualità di compositore, musicista, cantautore, produttore, arrangiatore, talent-scout e promotore.

Una vita all’insegna della musica e della composizione che ha portato Mario Lavezzi a incontrare Battisti e Mogol e a lavorare fianco a fianco con artisti come Lucio Dalla, Riccardo Cocciante, Raf, Mango, Gianni Bella, Luca Carboni, Biagio Antonacci e Cristiano De Andrè, ma anche con prime donne della canzone italiana come Ornella Vanoni, Loredana Bertè, Fiorella Mannoia, Anna Oxa, Loretta Goggi e Alexia.

Tra le sue composizioni più celebri, annoveriamo: “Vita” per Lucio Dalla e Gianni Morandi, “In alto mare” e “E la luna bussò” per Loredana Bertè, “Stella gemella” per Eros Ramazzotti e “Torneranno gli angeli” per Fiorella Mannoia.

Nonostante l’emergenza sanitaria da pandemia globale, Mario Lavezzi ha continuato a portare avanti i suoi progetti ossia il CAMPUSBAND e la pubblicazione del libro “E la vita bussò”.

CAMPUSBAND, contest per gli studenti che oltre alla passione per lo studio, amano la musica, è ormai alla 4° edizione, è gratuito e dà tante opportunità ai giovani: borse di studio presso il CET di Mogol e la scuola di Franco Mussida, un contratto discografico e, infine, la possibilità di esibirsi live davanti ai grandi professionisti del settore musicale.

Il libro “E la vita bussò”, invece, è stato pubblicato per festeggiare 50 anni della sua carriera

Abbiamo avuto il piacere e l’onore di chiacchierare con Mario Lavezzi durante la quarantena da covid19, raccontandoci gli inizi, alcuni aneddoti e e i progetti di questo presente.

Maestro Lavezzi è un piacere ed un onore averla in Social Up. Inizierei dai progetti recenti per poi fare un passo indietro. Ritorna Campusband, contest per gli studenti che oltre alla passione per lo studio, amano la musica, progetto guidato da lei, Mogol e Franco Mussida. Tre grandi nomi della musica italiana a servizio dei giovani. Quanto è importante tramandare ciò che ha imparato dalla musica? Quali sono le caratteristiche che riconosce in un giovane di talento?

Tramandare è molto importante. Nel contest Campusband, mettiamo a disposizione anche la nostra esperienza. Le due borse di studio danno la possibilità di poter frequentare la scuola di Mogol, fondata in Umbria, e la scuola di Mussida che si trova a Milano.  Non ci sono soltanto Mogol e Mussida, ma anche docenti che hanno esperienza e possono trasmetterla.

Per quanto mi riguarda ciò che riconosco in un giovane di talento è l’originalità, ossia avere una personalità in quello che si propone.

Oggi vanno di moda proposte che sono molto omologate e tutte uguali. Ho notato, invece, che i ragazzi iscrittisi anche nelle edizioni precedenti del contest avevano queste caratteristiche di singolarità e di originalità.

In occasione dei 50 anni della sua carriera, ha pubblicato il libro “E la vita bussò”. Si ripercorrono successi e incontri fino ad arrivare ad oggi. Ci racconta i tre momenti cruciali per la sua carriera quali sono stati?

Non ce ne sono soltanto due o tre, ma parecchi. Tant’è che che sia il libro sia l’album uscito contiene tre cd di cui uno con le canzoni che ho scritto, l’altro con le canzoni che ho prodotto ed il terzo con le canzoni che ho interpretato, riprendendo i duetti fatti con Dalla, Vanoni  ed altri ancora rappresentano proprio i momenti che ho vissuto.

La vita mi ha dato l’opportunità di passare da un gruppo studentesco ad un gruppo di grande successo quali i Camaleonti. Solo dopo due anni e mezzo – io pensavo la vita fosse tutta un’autostrada luminosa – è arrivata la cartolina per il servizio militare. Così, dalle stelle alle stalle. Mi sono trovato disperato a dover andare e sapevo che i Camaleonti non mi avrebbero preso.

Da quella disperazione è nata anche la mia creatività che si è sprigionata nella prima canzone che ho scritto.

Si era chiusa un’opportunità ma ne era emersa un’altra perché da lì è iniziata la mia carriera di compositore. Poi ce ne sono state altre.

Ce ne sono state altre, in seguito. Ad esempio la conoscenza con Battisti che è diventato un grande amico con cui abbiamo condiviso tante cose oltre a collaborare musicalmente.

Il nostro mestiere è come un continuo esame.

Che ruolo ha avuto la fortuna, secondo lei?

È chiaro: trovarsi nel posto giusto al momento giusto è fondamentale. Quindi, conta anche la fortuna ma collegata alle proprie capacità.

Io mi trovavo con Mogol che avevamo appena terminato di registrare la canzone dei Dik Dik e, a quel punto, ci siamo trovati lì per conincidenza ma anche per capacità.

Ci vogliono varie componenti che determinano il successo.

Facciamo un passo indietro. Ha collaborato con molti artisti della musica italiana che sono diventati storia della musica. Come si rapporta con l’idea di far parte anche lei cla storia e di aver contribuito a scrivere canzoni senza tempo?

Provo una grande soddisfazione nell’aver contribuito. Non dimentichiamoci che in Italia abbiamo avuto autori di grande livello anche ed io tra loro.

A proposito di canzoni, come si scrive una canzone destinata ad essere cantata da milioni di persone in eterno? Nonostante il nuovo modo di fruizione della musica e di realizzarla, secondo lei è ancora possibile creare canzoni evergreen?

Purtroppo oggi è un po’ difficile perché c’è una velocità talmente elevata di consumo della musica che non si ha tempo di farla diventare “evergreen”. Io la definisco musica liquida, perché passa come l’acqua.

Una radio oggi sostiene un singolo un mese e mezzo, due al massimo. Dopo si passa ad un altro singolo, soprattutto perché vengono trasmesse così tante volte queste canzoni da una singola alla radio da uniformarsi poi tutte le altre radio.

Nei tempi che ho vissuto ossia anni ’60 – ’70 anche ’80 una canzone diventava evergreen perché la radio la trasmetteva per oltre un anno. Era il momento sociale in cui c’era più attenzione da parte del pubblico. Faccio un esempio.

Nei negozi dei dischi entravi e potevi ascoltare l’album. Se ti piaceva, lo compravi. Adesso non succede più.

Il cd fisico non esiste quasi più. Adesso è tutto digitale. È raro che oggi qualcuno si scarichi tutto l’album, al massimo il singolo. Oramai i giovani fanno proprie playlist.

In ciò influisce anche la qualità della canzone che diventa un elemento determinante.

Rimanendo in ambito canzoni, le propongo un gioco. Qual è la canzone scritta di cui va più orgoglioso? E quella di cui si pente? E c’è una canzone che avrebbe voluto scrivere lei?

Non c’è una sola canzone tra quelle scritte di cui vado più orgoglioso, scusami eh (n.d.r. ride). Però, sicuramente: “Il primo giorno di primavera”, “E la luna bussò” anche “Altomare”, “Vita” e una canzone dedicata a mia moglie dal titolo “Stella”.  Alcuni non sono stati dei successi clamorosi, però, in ogni caso, sono quelle cose che ti ricordi e che avevano un significato, un contenuto.

Ci sono anche canzoni che avrei potuto riscrivere meglio. Durante la quarantena, ho riordinato e ho trovato appunti e demo di vecchie canzoni e mi sono detto che avrei potuto riproporle in maniera diversa. Sta tutta all’esperienza fatta. Più si è maturi, più è normale dirsi oggi questo brano lo avrei composto in maniera diversa.

Tante sono le canzoni che avrei voluto scrivere io. Come ad esempio “L’essenziale” di Marco Mengoni, ma anche altre straniere. Poi io sono prevalentemente compositore, quindi mi concentro molto sulla musica.

La nuova scena musicale italiana si divide tra genere indie, rap e trap. Maestro, qual è lo stato di salute della musica italiana oggi?

Secondo me è una questione di moda. Come è accaduto anche negli anni passati. Il rap e il trap sono delle cose pregevoli in alcuni casi. Penso a Fabri Fibra e a Ghali o Emis Killa che fanno canzoni che non potranno mai essere sempre verdi perché possono essere rifatte solo da un rap e che pochi possono riprenderli. Poi altre cose sono fuffa, per me.

E c’è un artista contemporaneo che stima particolarmente e con il quale le piacerebbe collaborare?

Mi piacerebbe con Jovanotti, ma andando sull’attualità a me piace Mahmood. Il singolo “Rapide” mi piace molto, è molto originale. Anche “Soldi” merita come brano.

Maestro, siamo alle battute finali. Quali sono le rivoluzioni da fare nella musica per essere non più solo un prodotto commerciale, ma prima di tutto un momento indelebile nella vita di ognuno? 

Secondo me questo periodo che stiamo vivendo darà vita ad un nuovo inizio. E spero sia così. Anche perché eleverebbe il paese culturalmente.



Sandy Sciuto